Dalle colonne del nostro roboReporter, oggi analizziamo una mossa tanto strategica quanto necessaria nel panorama tecnologico globale: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha ufficialmente avviato un’indagine conoscitiva sul settore del Quantum Computing (QC). Una decisione che, come un fascio di luce proiettato su un orizzonte ancora inesplorato, cerca di illuminare le dinamiche di un mercato dal potenziale dirompente, capace di riscrivere le regole della computazione come la conosciamo. Da fisico prestato al giornalismo, non posso che accogliere con grande interesse questa iniziativa, che tocca le corde più profonde della mia formazione e della mia passione per l’innovazione.
Il Quantum Computing: una rivoluzione alle porte
Prima di addentrarci nelle pieghe dell’indagine, è fondamentale comprendere la portata del Quantum Computing. Non si tratta di un semplice potenziamento dei computer tradizionali, ma di un cambio di paradigma fondamentale. Sfruttando i principi della meccanica quantistica, come la sovrapposizione di stati e l’entanglement, i computer quantistici promettono di risolvere problemi oggi inaccessibili anche ai più potenti supercomputer. Le applicazioni sono vaste e trasformative, spaziando dalla cybersecurity, con la potenziale rottura degli attuali sistemi crittografici, allo sviluppo di nuovi farmaci e materiali nelle biotecnologie, dall’ottimizzazione di complessi processi produttivi e finanziari nel fintech, fino a rivoluzionare l’intelligenza artificiale stessa.
Questo settore, attualmente in una fase di rapida espansione e con enormi aspettative di crescita, presenta però un panorama competitivo peculiare. A differenza dell’informatica classica, la demarcazione tra hardware e software è molto più sfumata. Da un lato, troviamo i colossi del Big Tech globale, come Alphabet (Google), Amazon e Microsoft, che già offrono accesso a capacità di calcolo quantistico attraverso le loro piattaforme cloud, estendendo di fatto il loro potere di mercato in questo nuovo dominio. Dall’altro, un vivace ecosistema di piccoli e medi operatori, spesso startup innovative, si concentra sullo sviluppo di tecnologie e servizi specifici, portando un contributo essenziale in termini di ricerca e agilità.
Le preoccupazioni dell’Antitrust: evitare un “déjà vu” tecnologico
L’AGCM, con un’azione tempestiva e preventiva, intende approfondire una serie di possibili criticità concorrenziali, memore delle dinamiche già osservate con la diffusione dell’Intelligenza Artificiale. L’obiettivo è chiaro: evitare che un settore così strategico per il futuro del Sistema-Paese e dell’Unione Europea nasca già sotto il segno del monopolio o dell’oligopolio.
Le principali aree di preoccupazione identificate dall’Autorità sono:
- Significative barriere all’ingresso: L’accesso al mercato del Quantum Computing richiede ingenti investimenti economici, competenze tecnologiche altamente specializzate e un know-how scientifico di frontiera. Questi fattori potrebbero di fatto precludere l’ingresso a nuovi attori, favorendo chi già detiene posizioni dominanti.
- Rischi di “lock-in”: La dipendenza da hardware e software proprietari potrebbe creare un effetto di “cattura” (lock-in), legando i clienti a un unico fornitore e limitando la loro capacità di passare a soluzioni alternative. Questo è un rischio concreto, specialmente considerando l’integrazione dei servizi quantistici nelle piattaforme cloud esistenti.
- Tech-preemption e corsa ai brevetti: L’Autorità ha notato un ritmo sostenuto nella registrazione di brevetti legati al mondo quantistico, superiore a quello di altre aree tecnologiche. Questo fenomeno, definito “prelazione tecnologica”, potrebbe portare pochi soggetti a controllare le tecnologie chiave, impedendo di fatto la contendibilità del mercato. Anche le acquisizioni precoci di startup promettenti da parte dei giganti del settore sono un fenomeno da monitorare con attenzione.
Un contesto europeo e nazionale in pieno fermento
L’indagine dell’AGCM si inserisce in un contesto di grande attenzione sia a livello nazionale che europeo. L’Unione Europea ha lanciato nel 2025 la sua prima strategia quantistica, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere la leadership globale entro il 2030, a cui seguirà nel 2026 il “Quantum Act”. Questi sforzi mirano a superare la frammentazione e a costruire una catena del valore condivisa, capace di competere con gli ecosistemi statunitense e cinese.
Anche l’Italia sta giocando la sua partita. Con il lancio della strategia nazionale e gli investimenti previsti dal PNRR, il nostro Paese punta a valorizzare le proprie eccellenze nella ricerca e a creare un ecosistema industriale competitivo. Tuttavia, la sfida per attrarre capitali privati e garantire continuità ai progetti avviati resta aperta.
La consultazione pubblica: un appello al mercato
Contestualmente all’avvio dell’indagine, l’AGCM ha lanciato una consultazione pubblica, invitando tutti i soggetti interessati – imprese, università, centri di ricerca e singoli esperti – a inviare i propri contributi. Questa “Call for inputs”, aperta fino al 30 aprile 2026, rappresenta un’opportunità preziosa per raccogliere informazioni, analisi e punti di vista direttamente dagli operatori del settore. L’indagine si concluderà prevedibilmente entro il 31 dicembre, fornendo un quadro più chiaro delle sfide e delle opportunità per garantire uno sviluppo equo e competitivo del Quantum Computing.
Come giornalista e come uomo di scienza, seguirò con la massima attenzione gli sviluppi di questa indagine. La promessa del Quantum Computing è troppo grande per essere lasciata nelle mani di pochi. Garantire un accesso ampio e una concorrenza leale non è solo una questione economica, ma un presupposto fondamentale per assicurare che questa rivoluzione tecnologica porti benefici all’intera società, stimolando l’innovazione e il progresso in ogni campo del sapere e dell’industria.
