Il conflitto tra Iran e Israele ha raggiunto un nuovo e pericoloso punto di non ritorno nella tarda serata di sabato, quando diversi missili balistici iraniani hanno superato le difese aeree israeliane, colpendo direttamente le città di Dimona e Arad nel deserto del Negev. Il bilancio, ancora provvisorio, è di oltre cento feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni, tra cui due bambini. L’attacco segna un’escalation senza precedenti, portando lo scontro dalla sua dimensione “ombra” a un confronto militare aperto e diretto.
L’attacco: due città nel mirino
Secondo le prime ricostruzioni fornite dal quotidiano israeliano Haaretz, i bombardamenti sono avvenuti in due ondate distinte. Il primo missile ha colpito la città di Dimona, nota per ospitare il Centro di ricerca nucleare del Negev. Pochi minuti dopo, un secondo attacco ha devastato un quartiere residenziale di Arad, a circa 25 chilometri di distanza. Le immagini diffuse dai media locali mostrano danni ingenti a diversi edifici e condomini. I servizi di emergenza del Magen David Adom sono immediatamente intervenuti per soccorrere i feriti, il cui numero è cresciuto rapidamente nel corso delle ore. Tra i feriti più gravi si contano un bambino di 12 anni e una bambina di 5.
Le sirene d’allarme antimissile sono risuonate in tutto il sud di Israele, ma anche nel nord, fino ad Haifa e sulle alture del Golan, segnalando la vastità e la complessità dell’offensiva iraniana. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ammesso che le difese aeree non sono riuscite a intercettare tutti i vettori lanciati da Teheran, un fatto che solleva seri interrogativi sull’efficacia del sofisticato scudo difensivo israeliano di fronte a un attacco di questa portata.
La rivendicazione di Teheran e il contesto dell’escalation
L’Iran ha prontamente rivendicato la responsabilità degli attacchi. La televisione di stato iraniana ha definito i raid una “risposta” a un presunto attacco israelo-americano contro l’impianto nucleare di Natanz. Questa rivendicazione si inserisce in un contesto di altissima tensione, segnato da una serie di attacchi e sabotaggi reciproci. Nei giorni precedenti, infatti, si erano registrati raid attribuiti a Israele e Stati Uniti contro infrastrutture strategiche iraniane, tra cui la centrale di Bushehr e lo stesso sito di Natanz.
Un portavoce delle IDF ha condannato duramente l’azione, affermando che “il regime iraniano sta ricorrendo ad attacchi sconsiderati che non fanno altro che evidenziare ulteriormente la sua instabilità e il suo disprezzo per la vita umana, prendendo di mira strategicamente i civili”. Il capo di stato maggiore delle IDF, il tenente generale Eyal Zamir, ha inoltre lanciato un monito all’Europa, sottolineando che i missili iraniani hanno una “gittata tale da raggiungere le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma”.
La reazione di Israele e le implicazioni internazionali
La reazione del governo israeliano è stata immediata e risoluta. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di una “serata molto difficile” e ha promesso di “continuare a colpire i nemici su tutti i fronti”. In risposta agli attacchi, l’aviazione militare israeliana ha già lanciato una serie di raid su Teheran, prendendo di mira infrastrutture del regime. Per precauzione, il ministro dell’Istruzione ha annunciato la sospensione delle lezioni in tutte le scuole del paese per i prossimi giorni.
La comunità internazionale segue con estrema preoccupazione l’evolversi della situazione. I ministri degli Esteri del G7 hanno condannato “con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili”, definendoli una minaccia alla sicurezza regionale e globale. L’Egitto si è attivato con intensi contatti diplomatici per tentare di contenere l’escalation. La crisi minaccia di avere ripercussioni devastanti sull’intera regione, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto e di un blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio.
