Un velo di polemica è calato sulla città di Pordenone in seguito alla sospensione della mostra “The Heart of Gaza”, un’esposizione di 27 opere realizzate da bambini della Striscia di Gaza. Allestita nell’auditorium dell’Istituto paritario Vendramini e inaugurata venerdì scorso, la mostra avrebbe dovuto aprire le sue porte al pubblico il 16 marzo. Tuttavia, l’accesso è stato inaspettatamente bloccato per direttiva della stessa istituzione scolastica, scatenando un acceso dibattito pubblico e accuse di censura.
La genesi della mostra: un ponte artistico tra Irlanda e Palestina
“The Heart of Gaza” non è una semplice esposizione, ma il frutto di un progetto di arteterapia nato dall’incontro tra l’artista irlandese Fèile Butler e l’artista palestinese Mohammed Timraz. Attraverso laboratori creativi, i bambini di Gaza hanno avuto la possibilità di esprimere su carta le loro paure, i loro sogni e la complessa realtà quotidiana in cui vivono. Ogni disegno, accompagnato dal nome del piccolo autore e da una breve didascalia, si trasforma in un frammento di un racconto collettivo, un ponte emotivo tra mondi distanti. L’iniziativa ha assunto una dimensione internazionale, con oltre 60 esposizioni organizzate in 8 paesi solo nel febbraio 2026, trovando spazio in musei, università e scuole.
Le ragioni della sospensione: una questione di “governance”
Di fronte alle crescenti polemiche, la presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituto Vendramini, Michela Colin, ha rotto il silenzio con una nota ufficiale. “La questione non riguarda i contenuti dell’iniziativa”, ha precisato, “ma il fatto che il cda non è stato messo nelle condizioni di esercitare il proprio ruolo”. Secondo la dirigenza scolastica, eventi di tale portata e durata richiedono un iter autorizzativo articolato, che comprende verifiche su aspetti organizzativi, di sicurezza e di copertura assicurativa, oltre a una valutazione della compatibilità con il contesto scolastico. Procedure che, nel caso specifico, non sarebbero state completate. “La decisione nasce unicamente dalla necessità di tutelare la scuola sotto il profilo della governance, della sicurezza e della correttezza procedurale”, ha aggiunto Colin, sottolineando come l’istituto sia tenuto a operare nel rispetto di regole chiare e responsabilità definite. Il Cda, pertanto, non è entrato nel merito dei contenuti artistici, lasciando la mostra in uno stato di sospensione in attesa di ulteriori valutazioni.
La reazione degli organizzatori: l’accusa di “censura”
Di tutt’altro avviso il Comitato per la Palestina di Pordenone, custode delle opere. Inizialmente lasciato senza una motivazione ufficiale per lo stop, il comitato ha parlato apertamente di “censura”. Per gli organizzatori, i disegni rappresentano “testimonianze autentiche” di bambini segnati profondamente dalla guerra, e la loro sospensione è stata percepita come un atto volto a silenziare una voce scomoda. “Ci chiediamo a chi possano dare fastidio i disegni dei bambini di Gaza: le loro storie, paure e speranze affidate a queste semplici immagini giunte fino a noi”, si legge in una nota diffusa sui canali social del comitato. Il fondatore del comitato ha definito la rassegna “scomoda”, dichiarandosi “impietrito” di fronte alla decisione della scuola.
Un’ondata di solidarietà e il futuro della mostra
La notizia della sospensione ha generato una vasta ondata di solidarietà. Numerose realtà associative e culturali del Friuli si sono immediatamente rese disponibili a ospitare le opere, assicurando che la voce dei bambini di Gaza non venisse messa a tacere. La mostra, infatti, è itinerante e, dopo la tappa pordenonese, è attesa a San Vito al Tagliamento. Successivamente, è previsto un suo ritorno a Pordenone, presso la Camera del Lavoro della CGIL. Questa mobilitazione dimostra la volontà della comunità di garantire uno spazio a queste testimonianze artistiche, al di là delle controversie procedurali. La vicenda, che intreccia questioni burocratiche, sensibilità culturali e il riflesso di un conflitto lontano, continua a far discutere, ponendo interrogativi profondi sul ruolo dell’arte come strumento di dialogo e comprensione in contesti di crisi.
