Roma – L’economia globale entra in una fase di alta tensione, con i riflettori dei mercati puntati sulla perdurante crisi in Medio Oriente. Giunta alla sua quarta settimana, l’escalation militare che vede coinvolti Israele e Stati Uniti contro l’Iran sta proiettando un’ombra lunga sulle prospettive economiche, innescando una forte volatilità sui prezzi delle materie prime energetiche e costringendo gli investitori a una navigazione a vista. In questo scenario complesso, la settimana che si apre sarà cruciale per decifrare la rotta futura, con un calendario fitto di dati macroeconomici e interventi da parte delle principali banche centrali.
Il Termometro dei Mercati: Petrolio e Gas Sotto Pressione
Il canale di trasmissione principale di questa crisi geopolitica è, senza dubbio, il mercato energetico. Gli attacchi mirati alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico hanno riacceso i timori di un’interruzione prolungata delle forniture. Il prezzo del petrolio Brent ha già superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, per la prima volta dal 2022, riflettendo il ruolo strategico dell’Iran e dello Stretto di Hormuz nelle rotte petrolifere globali. La situazione è aggravata dagli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso, che hanno costretto molte compagnie di navigazione a deviare le proprie rotte, allungando i tempi di percorrenza e aumentando i costi di trasporto e assicurazione. Sebbene i rincari non abbiano ancora raggiunto i picchi visti durante la pandemia, l’impatto sulle catene di approvvigionamento globali è tangibile e minaccia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
Una Settimana di Dati Macroeconomici Chiave
In un clima di così forte incertezza, gli operatori finanziari guarderanno con estrema attenzione ai pochi ma significativi dati macroeconomici in agenda questa settimana, alla ricerca di indizi sulla tenuta dell’economia globale.
- Indici PMI Manifatturieri: Martedì sarà il giorno della verità per gli indici PMI (Purchasing Managers’ Index) delle principali economie. L’attenzione è concentrata sul settore manifatturiero, che ha mostrato segnali di debolezza. I dati di febbraio per l’Eurozona avevano indicato la performance più forte in quasi quattro anni, con l’indice HCOB PMI salito a 50.8, sopra la soglia di 50 che separa la contrazione dall’espansione. Tuttavia, la nuova corsa agli armamenti e le tensioni attuali potrebbero influenzare le prospettive.
- Inflazione sotto la Lente: Altro tema caldo è l’inflazione. Martedì verranno diffusi i dati sull’inflazione giapponese. A gennaio, l’inflazione core del paese era scesa ai minimi da due anni, raggiungendo l’obiettivo del 2% della Bank of Japan, complicando le decisioni sui tassi. Mercoledì, invece, sarà la volta del Regno Unito, anche se il dato si riferirà a febbraio e potrebbe quindi non cogliere appieno i recenti rincari energetici. A chiusura di settimana, l’inflazione preliminare di marzo della Spagna fornirà un primo, importante test per vedere se le tensioni nel Golfo hanno già iniziato a trasferirsi sui prezzi al consumo nell’Eurozona.
Le Banche Centrali alla Prova dello Shock Energetico
Il dilemma per le banche centrali è ora più acuto che mai: contrastare il ritorno delle pressioni inflazionistiche generate dallo shock energetico o sostenere una crescita economica minacciata dall’incertezza geopolitica.
La Banca Centrale Europea (BCE) si trova in una posizione particolarmente delicata. La Presidente Christine Lagarde, che interverrà mercoledì alla Goethe University di Francoforte, ha già sottolineato come l’istituto sia “ben posizionato e ben equipaggiato” per affrontare “uno shock significativo in corso”. In un recente intervento, Lagarde ha evidenziato come la guerra in Medio Oriente abbia aumentato i rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. La BCE, pur mantenendo i tassi fermi nell’ultima riunione, ha adottato un tono più prudente, riconoscendo che il percorso di rientro dell’inflazione potrebbe essere meno lineare del previsto.
Anche oltreoceano, la Federal Reserve (Fed) è in allerta. Diversi suoi membri interverranno nel corso della settimana, e le loro parole saranno passate al setaccio per capire le future mosse di politica monetaria. Le aspettative di un taglio dei tassi nel 2026, che fino a poco tempo fa erano solide, sono state erose dai timori inflazionistici. Il conflitto ha di fatto rimescolato le carte, spingendo gli operatori a prevedere un unico taglio quest’anno, se non addirittura un rinvio al prossimo.
La settimana vedrà anche le riunioni delle banche centrali di Sudafrica e Messico. Per la prima si prevede un mantenimento dei tassi, mentre per la seconda è atteso un taglio di 25 punti base.
Focus sull’Italia: Attesa per il Giudizio di Moody’s
Per l’Italia, l’appuntamento chiave è fissato per venerdì prossimo, quando l’agenzia di rating Moody’s si pronuncerà sul merito di credito del paese. Le attese sono per una conferma del giudizio attuale (Baa2 con outlook stabile), in linea con quanto fatto recentemente da S&P. A novembre 2025, Moody’s aveva migliorato il rating, citando la stabilità politica e l’efficacia delle riforme legate al PNRR. Tuttavia, l’outlook stabile bilancia i progressi con le sfide, in particolare l’elevato debito pubblico che necessita di una crescita robusta per poter diminuire.
L’Analisi degli Esperti: tra Rischio Stagflazione e Cautela
Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments, sottolinea il dilemma delle banche centrali. “Qualora lo shock energetico dovesse protrarsi, è probabile che i tassi aumentino prima del previsto, per poi essere ridotti successivamente qualora il rialzo dei prezzi delle materie prime rallentasse la crescita economica”. Questa visione evidenzia il rischio di stagflazione, una combinazione tossica di inflazione elevata e crescita stagnante. Willis rileva che “la storia insegna che la risposta a prezzi elevati del petrolio è spesso una contrazione della domanda e un rallentamento economico”. Nel breve termine, però, con le aspettative di inflazione in aumento, le banche centrali avranno “poche alternative se non quella di mantenere o irrigidire l’orientamento restrittivo”.
L’economia mondiale si trova quindi a un bivio. La durata e l’intensità del conflitto in Medio Oriente saranno la variabile critica che determinerà l’evoluzione dello scenario. Per ora, la parola d’ordine sui mercati è una sola: prudenza.
