Roma – In un clima politico già surriscaldato dall’imminente referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo, le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul caso che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, hanno innescato una nuova e accesa polemica. Durante un’intervista televisiva, la premier ha definito Delmastro “leggero”, pur escludendo categoricamente ogni forma di “connivenza” e sollevando il sospetto di una “manina” volta a destabilizzare il governo in un momento cruciale.

La difesa della Premier e l’ipotesi della “manina”

Intervenuta durante l’edizione speciale del Tg La7 ‘Sì o no’, Giorgia Meloni ha affrontato direttamente la questione legata al suo sottosegretario, al centro delle cronache per essere stato socio in affari della figlia di un uomo condannato per reati legati alla camorra. “Delmastro è stato leggero, ma da qui a dire che è connivente…”, ha affermato la premier, aggiungendo: “Se c’è stata una manina che dice ‘tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo negli ultimi giorni di campagna sul referendum’, gli italiani valuteranno. Però non c’entra niente con il referendum sulla giustizia”.

Meloni ha ribadito la sua fiducia nel sottosegretario, sottolineando come Delmastro viva sotto scorta per il suo impegno contro la criminalità organizzata e come abbia venduto le quote societarie non appena venuto a conoscenza dei problemi giudiziari del padre della sua socia. Tuttavia, ha anche ammesso una certa superficialità nel comportamento del suo collaboratore: “Forse avrebbe dovuto essere più accorto”. Nonostante ciò, la premier ha blindato Delmastro, escludendo le dimissioni richieste a gran voce dalle opposizioni e affermando che, se la questione dovesse rivelarsi più ampia, “la magistratura farà il suo corso”.

Le reazioni delle opposizioni: richiesta di dimissioni

Le parole della Presidente del Consiglio non hanno placato le opposizioni, che anzi hanno intensificato la pressione sul governo. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno chiesto con forza le dimissioni di Delmastro, accusandolo di aver mentito e di aver gettato discredito sul Ministero della Giustizia. “Non è un film, purtroppo. È la tragica realtà di persone che devono lasciare al più presto i loro ruoli ad un Ministero che si chiama della Giustizia”, hanno dichiarato esponenti dell’opposizione.

Il M5s ha presentato mozioni di censura in entrambi i rami del Parlamento per chiedere la revoca delle deleghe al sottosegretario. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha incalzato la premier, chiedendo una presa di posizione chiara prima del voto referendario: “Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum. La pretendiamo subito”.

Il contesto: il caso Delmastro e il referendum sulla giustizia

La vicenda che vede coinvolto Andrea Delmastro si inserisce in un quadro politico particolarmente delicato. Il sottosegretario, esponente di Fratelli d’Italia e molto vicino alla premier, è stato recentemente al centro di un altro caso giudiziario, quello relativo alla rivelazione di segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, per cui è stato condannato in primo grado a otto mesi di reclusione. In quella circostanza, Delmastro passò informazioni riservate al collega di partito Giovanni Donzelli, che le utilizzò in Parlamento per attaccare l’opposizione.

Il nuovo scandalo, relativo ai suoi legami societari, è emerso a pochi giorni dal referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia. Gli italiani saranno chiamati a esprimersi su modifiche sostanziali all’ordinamento della magistratura, tra cui:

  • La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
  • L’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente.
  • La modifica delle modalità di elezione dei membri dei CSM, con l’introduzione del sorteggio.
  • La creazione di un’Alta Corte disciplinare per giudicare i magistrati.

Il governo e la maggioranza di centro-destra sostengono compattamente il “Sì”, mentre le principali forze di opposizione (PD, M5S, AVS) sono schierate per il “No”. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto un quorum di validità.

Un clima di sospetti e accuse incrociate

La coincidenza temporale tra l’esplosione del nuovo “caso Delmastro” e l’imminente consultazione referendaria alimenta un clima di sospetto. Da un lato, il governo e la maggioranza vedono una strategia mediatica per indebolire la loro posizione e influenzare l’esito del voto. Dall’altro, le opposizioni ritengono che la vicenda metta in luce l’inadeguatezza di figure chiave del Ministero della Giustizia e sollevi dubbi sulla reale volontà del governo di riformare il sistema in modo trasparente ed equo. La polemica, dunque, travalica il merito della riforma e si trasforma in uno scontro politico totale, il cui esito si deciderà nelle urne il 22 e 23 marzo.

Di veritas

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