L’inizio del 2026 offre un quadro a due facce per il commercio estero italiano. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT, a gennaio l’Italia ha registrato un saldo commerciale positivo per 1.089 milioni di euro. Un risultato incoraggiante se confrontato con il deficit di 288 milioni di euro di gennaio 2025, ma che nasconde segnali di rallentamento sul fronte delle esportazioni, componente cruciale per la nostra economia.
Questo ritorno all’avanzo è stato trainato principalmente da due fattori: una significativa riduzione del deficit energetico e un calo delle importazioni. Il disavanzo legato ai prodotti energetici si è infatti attestato a 3,466 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai 4,693 miliardi di un anno prima. Parallelamente, l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici è cresciuto, passando da 4,404 miliardi a 4,556 miliardi, a testimonianza della solidità di alcuni comparti del Made in Italy.
Dinamiche Congiunturali: Import in Calo, Export Stazionario
Analizzando i dati su base congiunturale, ovvero rispetto al mese precedente, si osserva una riduzione delle importazioni dell’1,3%, mentre le esportazioni sono rimaste pressoché stazionarie, con una lievissima flessione dello 0,1%. Questa stabilità dell’export, tuttavia, è il risultato di due forze contrapposte: da un lato, un incremento delle vendite verso l’area dell’Unione Europea (+1,4%), dall’altro, una contrazione verso i mercati extra-UE (-1,6%). Questo dato suggerisce una maggiore resilienza del mercato unico europeo in questa fase di incertezza globale. Nel trimestre novembre 2025-gennaio 2026, rispetto al trimestre precedente, l’export è rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre l’import si è ridotto del 2,2%.
Il Confronto Annuale: Frena l’Export, Soprattutto in Volume
Il quadro si fa più complesso se si analizza l’andamento su base annua. Rispetto a gennaio 2025, l’export italiano ha subito una flessione del 4,6% in valore e del 5,8% in volume. Questa contrazione, più marcata in termini di quantità che di valore, indica che il calo non è legato solo alla dinamica dei prezzi, ma a una reale debolezza della domanda estera. La flessione ha interessato sia l’area UE (-3,9%) sia, in misura maggiore, quella extra-UE (-5,5%).
Anche le importazioni hanno registrato una significativa riduzione tendenziale del 7,4% in valore. Il calo è stato particolarmente accentuato per gli acquisti dai paesi extra-UE (-13,9%), mentre è risultato più contenuto per quelli dall’area UE (-2,0%). In termini di volume, le importazioni si sono ridotte del 2,9%.
I Settori in Chiaroscuro e i Partner Commerciali
Scendendo nel dettaglio dei settori merceologici, emergono performance molto eterogenee. A pesare maggiormente sulla flessione tendenziale dell’export sono stati comparti chiave dell’industria italiana:
- Coke e prodotti petroliferi raffinati: -38,2%
- Macchinari e apparecchi n.c.a.: -7,3%
- Prodotti alimentari, bevande e tabacco: -9,2%
In controtendenza, alcuni settori hanno mostrato una notevole capacità di crescita, intercettando la domanda internazionale nonostante il contesto difficile:
- Metalli di base e prodotti in metallo: +17,1%
- Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici: +5,9%
- Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca: +0,8%
Dal punto di vista geografico, si registra un calo delle esportazioni verso alcuni dei nostri principali partner commerciali, tra cui Francia (-7,5%), Stati Uniti (-6,7%), Germania (-4,8%) e Regno Unito (-12,3%). Segnali positivi arrivano invece dalle vendite verso Svizzera (+15,5%), Cina (+14,6%) e Austria (+5,1%).
Prezzi all’Importazione e Contesto Generale
A completare il quadro, a gennaio 2026 i prezzi all’importazione sono aumentati dello 0,2% su base mensile, ma hanno segnato una flessione del 3,3% su base annua. Questo andamento è influenzato dal rialzo dei prezzi di alcuni beni intermedi, come i metalli preziosi e non ferrosi.
È importante notare che, a partire da gennaio 2026, l’ISTAT ha introdotto nuove fonti di dati per le stime dei flussi di import intra-UE, come i micro-dati sull’export dagli altri paesi membri (Micro-Data Exchange, MDE) e i ‘dati fattura’ dell’Agenzia delle Entrate. Questa innovazione metodologica ha permesso di ridurre il carico statistico per un numero significativo di imprese.
