Roma – La politica italiana è scossa da un nuovo caso che investe direttamente il governo e, in particolare, il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Al centro della bufera, la sua passata partecipazione in una società di ristorazione, “Le 5 Forchette Srl”, fondata insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e alla figlia diciottenne di un uomo condannato in via definitiva per reati aggravati dal metodo mafioso. La vicenda, emersa a pochi giorni dal cruciale referendum sulla riforma della giustizia, ha scatenato la dura reazione delle opposizioni, con la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha chiesto un intervento deciso e immediato da parte della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Le accuse di Elly Schlein e la richiesta a Giorgia Meloni

La leader del PD non ha usato mezzi termini, definendo “impressionante” la “disinvoltura” con cui il sottosegretario Delmastro, uno dei principali sostenitori della riforma Nordio, si sia ritrovato a fondare una società con la figlia di un uomo legato al clan Senese, noto nel panorama criminale romano. “Apprendiamo dalla stampa che Giorgia Meloni sarebbe a conoscenza dei fatti addirittura da un mese”, ha dichiarato Schlein. “Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum. La pretendiamo subito”.

Schlein ha inoltre ricordato la precedente condanna di Delmastro per rivelazione di segreto d’ufficio nel caso dell’anarchico Alfredo Cospito, informazioni poi utilizzate dal collega di partito Giovanni Donzelli per attaccare le opposizioni in Parlamento. Secondo la segretaria dem, Delmastro “non poteva non sapere” chi fosse la giovane scelta come amministratrice unica della società. A questo si aggiungerebbe, secondo le accuse, la mancata dichiarazione della partecipazione societaria, come previsto dagli obblighi di trasparenza per i parlamentari.

I dettagli della vicenda societaria

L’inchiesta giornalistica, pubblicata dal Fatto Quotidiano, ha svelato che il 16 dicembre 2024, presso uno studio notarile di Biella, è stata costituita la società “Le 5 Forchette Srl”. Tra i soci, oltre ad Andrea Delmastro, figuravano altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, come la vicepresidente della Regione, Elena Chiorino, e consiglieri regionali e comunali. La quota di maggioranza e il ruolo di amministratrice unica sono stati affidati a Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne, figlia di Mauro Caroccia. Quest’ultimo è stato condannato in via definitiva a febbraio per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, in quanto considerato un prestanome del clan Senese.

La società ha un’unità locale a Roma, in via Tuscolana, dove è stato aperto il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Secondo le ricostruzioni, Delmastro avrebbe ceduto le sue quote societarie tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dopo la sentenza definitiva della Cassazione a carico di Mauro Caroccia.

La difesa di Delmastro e la reazione del Governo

Il sottosegretario si è difeso affermando di aver fondato la società “con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si scopre essere la figlia di…”. Ha inoltre dichiarato di aver ceduto le sue quote non appena venuto a conoscenza dei legami familiari della socia. “La mia storia antimafia è chiara ed evidente”, ha ribadito Delmastro, sottolineando il suo impegno contro la criminalità organizzata.

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pur ammettendo che il sottosegretario avrebbe dovuto essere “più accorto”, ha escluso le sue dimissioni, affermando che Delmastro resta al suo posto. Questa posizione, tuttavia, non ha placato le polemiche, con le opposizioni che continuano a chiedere un passo indietro e un chiarimento definitivo da parte del governo.

Il contesto: il referendum sulla giustizia

La vicenda assume un rilievo particolare perché esplode a ridosso del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo. La cosiddetta “riforma Nordio”, di cui Delmastro è un fervente sostenitore, introduce modifiche significative all’ordinamento giudiziario, tra cui la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. Le opposizioni temono che il caso Delmastro possa gettare un’ombra sull’intero impianto della riforma e sulla credibilità di chi la promuove, influenzando l’opinione pubblica in un momento così delicato.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso il suo leader Giuseppe Conte, si è unito alla richiesta di dimissioni, esortando Meloni a “rivendicare il primato della politica” e a rimuovere il sottosegretario dal suo incarico. La questione è destinata a tenere banco nel dibattito politico dei prossimi giorni, con la Commissione parlamentare antimafia che potrebbe essere chiamata a valutare gli atti relativi all’inchiesta.

Di veritas

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