Venti di distensione dal Tesoro USA: i mercati europei respirano
Una ventata di cauto ottimismo ha attraversato le piazze finanziarie europee, che hanno visto ridursi significativamente le perdite accumulate in avvio di seduta. A innescare l’inversione di rotta è stata una dichiarazione del sottosegretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che ha aperto alla possibilità di un ritiro delle sanzioni sul greggio iraniano. Questa mossa, mirata a calmierare i prezzi dell’energia schizzati alle stelle a causa delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ha avuto un effetto immediato e tangibile sui mercati globali.
L’annuncio ha specificato che gli Stati Uniti potrebbero “non sanzionare” circa 140 milioni di barili di petrolio iraniano attualmente bloccati su navi cisterna in mare. Questa quantità, equivalente a una fornitura di 10-14 giorni, era originariamente destinata alla Cina e potrebbe ora essere immessa sui mercati globali per aumentare l’offerta e, di conseguenza, far scendere i prezzi. La strategia, definita da Bessent come l’utilizzo dei “barili iraniani contro gli stessi iraniani”, mira a contenere l’impatto economico della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran.
Il crollo del greggio e l’impatto sui listini
La reazione del mercato petrolifero è stata istantanea. Il prezzo del Brent del Mare del Nord e quello del WTI texano, i due principali benchmark del greggio, hanno subito una brusca flessione, scendendo entrambi sotto la soglia psicologica dei 98 dollari al barile. Questo riallineamento ha allentato la morsa speculativa che gravava sui listini azionari, permettendo un parziale recupero. I prezzi del petrolio erano saliti a oltre 100 dollari al barile nelle ultime due settimane in seguito all’escalation militare nella regione.
Nonostante il recupero, le borse europee chiudono la giornata in territorio negativo, sebbene con perdite più contenute rispetto alle previsioni iniziali:
- Francoforte (DAX) cede il 2,35%.
- Londra (FTSE 100) perde il 2,25%.
- Milano (FTSE MIB) arretra del 2,1%.
- Madrid (IBEX 35) scende del 2%.
- Parigi (CAC 40) limita i danni con un calo dell’1,6%.
Questa reazione dimostra come l’incertezza geopolitica continui a pesare sul sentiment degli investitori, nonostante le notizie potenzialmente positive sul fronte energetico.
Tensioni e segnali contrastanti sui mercati
Anche il mercato obbligazionario ha mostrato segnali di allentamento della tensione. Lo spread tra BTP e Bund, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato decennali italiani e tedeschi, è sceso a 81,1 punti base. Il rendimento del BTP italiano è salito di soli 3 punti base al 3,75%, mentre quello del Bund tedesco è aumentato di 1,1 punti al 2,95% e l’OAT francese di 2,2 punti al 3,62%. Questo indica una minore percezione del rischio sull’Italia da parte degli investitori, rassicurati dalla prospettiva di un’inflazione più bassa legata al calo dei costi energetici.
Tuttavia, il quadro rimane complesso e ricco di segnali contrastanti. Il prezzo del gas naturale continua la sua corsa, registrando un aumento del 13,7% a 62,16 euro al MWh, pur ritirandosi dai massimi di giornata. Questa impennata è legata ai timori per la sicurezza delle forniture, esacerbati dai recenti attacchi iraniani a infrastrutture energetiche in Qatar, che hanno costretto Shell a fermare la produzione nel suo impianto Pearl GTL. QatarEnergy ha confermato “danni estesi” ai suoi impianti, con riparazioni che potrebbero richiedere anni.
Sul fronte valutario, il dollaro si è indebolito, scambiato a 86,73 centesimi di euro e 74,69 penny. Le materie prime rifugio, come l’oro e l’argento, hanno visto ridursi le perdite. Il metallo giallo ha chiuso con un calo dell’1,35% a 4.615 dollari l’oncia, mentre l’argento ha quasi azzerato le perdite (-0,4% a 70,56 dollari l’oncia).
Andamento settoriale: petroliferi in rialzo, banche in sofferenza
A livello settoriale, la giornata ha visto andamenti divergenti. I titoli petroliferi hanno beneficiato della volatilità e delle prospettive di lungo termine, con TotalEnergies che ha guadagnato il 5%, BP il 4,6% ed Eni il 3,75%, quest’ultima anche in scia all’aggiornamento del suo piano strategico al 2030. In netta controtendenza Shell (-0,14%), che paga le conseguenze dirette dei danni subiti all’impianto Pearl Gtl in Qatar a seguito di un attacco iraniano.
Continua invece la fase di difficoltà per il settore bancario, particolarmente sensibile alle incertezze macroeconomiche e geopolitiche. Le vendite hanno colpito duramente diversi istituti di credito europei:
- NatWest: -8,6%
- Société Générale: -6,7%
- Standard Chartered: -6,6%
- Commerzbank: -5%
- Bper: -3,9%
- Unicredit: -3,7%
- Intesa Sanpaolo: -3,25%
Questi cali riflettono i timori per un possibile rallentamento economico che potrebbe essere innescato da un periodo prolungato di alti prezzi energetici e instabilità globale.
