VARESE – La politica italiana perde uno dei suoi protagonisti più discussi e influenti degli ultimi quarant’anni. Umberto Bossi, il “Senatùr”, fondatore e padre padrone della Lega Nord, si è spento ieri all’ospedale di Circolo di Varese all’età di 84 anni. La notizia ha scosso l’intero arco politico, suscitando reazioni commosse e trasversali, a testimonianza dell’impronta indelebile, seppur controversa, lasciata da Bossi nella storia della Repubblica.

A farsi portavoce del dolore della comunità leghista è stato l’attuale segretario federale, Matteo Salvini, che ha affidato a Radio Libertà un ricordo intriso di emozione e riconoscenza. “Tutti noi siamo qui grazie a una sua idea geniale, innovativa, rivoluzionaria“, ha dichiarato Salvini, sottolineando come l’incontro con Bossi, avvenuto quando aveva solo 17 anni, gli abbia “cambiato la vita”. L’eredità che Bossi lascia, secondo il suo successore, è “tanta roba. È una eredità morale, valoriale, spirituale, di battaglia: mai mollare, mai arrendersi, se si cade ci si rialza“. Un messaggio che Salvini ha ribadito anche sui social, salutando il suo “Capo” nel giorno della Festa del Papà.

Il cordoglio unanime della politica

La scomparsa di Bossi ha unito, nel cordoglio, maggioranza e opposizione. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso vicinanza alla famiglia, ricordando Bossi come “protagonista di una lunga stagione politica” e “un sincero democratico”. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato il “fondamentale apporto” di Bossi “alla formazione del primo centrodestra”. Messaggi di stima sono giunti da tutti i leader di partito: Antonio Tajani di Forza Italia lo ha definito “un grande amico di Silvio Berlusconi”, mentre dal fronte delle opposizioni Elly Schlein (PD) e Giuseppe Conte (M5S) hanno riconosciuto il suo ruolo di primo piano nella storia recente del Paese. Persino avversari storici come Pier Luigi Bersani hanno reso omaggio al “Senatùr”, definendolo “l’avversario più dignitoso” mai incontrato.

Chi era Umberto Bossi: dal federalismo alla Padania

Nato a Cassano Magnago (Varese) il 19 settembre 1941, Umberto Bossi è stato l’artefice di un fenomeno politico che ha radicalmente cambiato il volto del Paese. Partendo dalla fondazione della Lega Autonomista Lombarda nel 1984, riuscì a unificare i vari movimenti autonomisti del Nord Italia nella Lega Nord. La sua predicazione politica, caratterizzata da uno stile diretto e spesso sopra le righe, si è nutrita di parole d’ordine entrate nell’immaginario collettivo, da “Roma ladrona” alla creazione del mito della Padania.

La sua carriera è stata un’altalena tra opposizione dura e ruoli di governo. Fu eletto per la prima volta senatore nel 1987, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr”. Fu protagonista della stagione di Tangentopoli, che vide la Lega affermarsi come forza di rottura, e fu alleato fondamentale nel primo governo Berlusconi del 1994, per poi determinarne la caduta. Le sue battaglie per il federalismo hanno portato a riforme concrete, come quella del Titolo V della Costituzione, e a leggi che hanno segnato il dibattito pubblico, come la “Bossi-Fini” sull’immigrazione.

La malattia, il declino e il rapporto con Salvini

Un punto di svolta drammatico nella sua vita fu l’ictus che lo colpì l’11 marzo 2004, lasciandogli pesanti conseguenze fisiche che ne limitarono l’attività politica. Nonostante la malattia, Bossi continuò a essere rieletto in Parlamento, mantenendo il ruolo di padre nobile e, sempre più spesso, di coscienza critica all’interno del suo partito. Il suo rapporto con Matteo Salvini, che gli succedette alla segreteria nel 2013, è stato complesso e segnato da divergenze. Mentre Salvini trasformava la Lega Nord in un partito a vocazione nazionale sovranista, Bossi rimaneva ancorato all’originaria identità nordista e autonomista, non risparmiando critiche al suo erede. Nonostante le tensioni, negli ultimi tempi c’era stato un riavvicinamento, culminato in un incontro a Gemonio nel settembre 2024. Secondo l’amico e co-fondatore Giuseppe Leoni, il “testamento” politico di Bossi era un appello all’unità, per ricondurre sotto un’unica bandiera le varie anime nate in dissenso con la linea salviniana.

Un’eredità politica controversa

Umberto Bossi lascia un’eredità politica profonda e complessa. Ha dato voce al malcontento del Nord produttivo, ha imposto all’agenda politica i temi del federalismo e dell’autonomia e ha creato dal nulla un partito che è stato ed è ancora oggi un attore decisivo negli equilibri politici italiani. Allo stesso tempo, è stato una figura divisiva, criticata per il linguaggio populista e per le posizioni a tratti secessioniste. La sua scomparsa chiude un’era e apre interrogativi sul futuro della Lega, orfana del suo fondatore e del suo carisma. Il “suo immenso popolo”, come lo ha definito Salvini, è ora chiamato a camminare sulla strada che lui ha tracciato, interpretandone un’eredità che rimarrà a lungo oggetto di analisi e dibattito.

Di veritas

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