Il Fronte del “No” si mobilita a Roma
In una Piazza del Popolo a Roma gremita nonostante il freddo e la pioggia, i principali leader del cosiddetto “campo largo” hanno dato vita all’evento conclusivo della campagna per il “No” al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura. Un appuntamento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, dei leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e del segretario della CGIL Maurizio Landini. L’obiettivo comune: convincere gli italiani a respingere una riforma giudicata pericolosa per l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza della magistratura.
La manifestazione, aperta dalle note di “C’è chi dice no” di Vasco Rossi, ha visto alternarsi sul palco non solo esponenti politici, ma anche figure della società civile e del mondo della cultura, come Rosy Bindi e l’attrice Sonia Bergamasco, oltre a rappresentanti di ANPI e ACLI. Un segnale della vasta e variegata mobilitazione che si oppone alla riforma voluta dal governo. A chiudere l’evento, la canzone “Bella Ciao”, intonata come simbolo di resistenza in difesa dei principi costituzionali.
Le Ragioni del “No”: Difesa della Costituzione e Indipendenza dei Giudici
Il filo conduttore degli interventi è stata la strenua difesa della Costituzione e la preoccupazione per un presunto tentativo della politica di assoggettare la magistratura. “Vogliono farci tornare all’Ancien Régime, quando il monarca era sopra le leggi. Questa è una riforma truffa”, ha tuonato Giuseppe Conte dal palco, sostenendo che la separazione delle carriere sia in realtà un pretesto per indebolire il controllo di legalità sull’operato della politica. Secondo il leader del M5S, la separazione è già in gran parte un dato di fatto, riguardando una percentuale minima di magistrati, e non giustificherebbe una modifica costituzionale.
Sulla stessa linea Elly Schlein, che ha proiettato la sfida oltre il referendum: “Vinceremo le prossime elezioni, ma vogliamo essere controllati” da una magistratura indipendente. La segretaria del PD ha lanciato un appello agli indecisi, sottolineando come, in assenza di quorum, “ogni voto può fare la differenza”. La riforma, a suo dire, “non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici”.
Anche Nicola Fratoianni ha parlato di un “attacco alla Costituzione sferrato dalla destra”, mentre Angelo Bonelli ha criticato aspramente le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, definendole indegne di un paese civile. Maurizio Landini ha posto l’accento sull’importanza di non dividere il Paese su un tema così fondamentale come la Carta Costituzionale.
Cosa prevede la Riforma della Giustizia
Il referendum del 22 e 23 marzo chiede agli elettori di confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento. I punti cardine della riforma sono:
- Separazione delle carriere: I magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera se intraprendere la funzione giudicante (giudice) o requirente (pubblico ministero), senza la possibilità di passare da una all’altra.
- Due Consigli Superiori della Magistratura (CSM): L’attuale CSM verrebbe sdoppiato in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.
- Sorteggio per i membri togati: I componenti dei due CSM verrebbero scelti tramite sorteggio, con l’obiettivo di limitare l’influenza delle correnti interne alla magistratura.
- Istituzione di un’Alta Corte Disciplinare: Verrebbe creato un nuovo organo con il compito di giudicare le infrazioni disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai CSM.
I sostenitori della riforma, principalmente il centrodestra, affermano che queste modifiche garantirebbero una maggiore imparzialità del giudice, rendendolo più “terzo” rispetto all’accusa. Il fronte del “No”, invece, teme che la separazione delle carriere possa portare a un isolamento del pubblico ministero, rendendolo più vulnerabile a condizionamenti da parte del potere esecutivo e minando l’unità e l’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Unità di intenti ma senza foto di gruppo
Nonostante la compattezza dimostrata sul palco, un dettaglio iconografico non è passato inosservato: la mancanza di una foto di gruppo dei leader. Sebbene vi siano stati abbracci e saluti calorosi, come quello tra Conte e Schlein, i leader non si sono messi in posa per uno scatto unitario. Una scelta dettata, secondo le cronache, da impegni e da una certa scaramanzia, dato che in passato le foto di coalizione pre-voto non hanno portato fortuna al centrosinistra. Tuttavia, questo particolare non sembra scalfire l’unità di intenti contro una riforma che, secondo l’opposizione, cela un disegno politico ben preciso: quello di una politica che “non accetta il controllo di legalità”.
Mentre la campagna referendaria volge al termine, con gli ultimi comizi previsti a Milano per Schlein, a Roma per Conte, a Torino per Fratoianni e in Calabria per Bonelli, l’esito del voto appare incerto. La sfida è lanciata e l’appello finale del campo largo da Piazza del Popolo risuona come un richiamo alla partecipazione per la difesa di quello che considerano un pilastro della democrazia italiana.
