Beirut, Libano – La capitale libanese si è risvegliata sotto le bombe. Una serie di attacchi aerei israeliani ha colpito questa mattina diversi quartieri centrali e densamente popolati di Beirut, causando una strage di civili. Secondo le ultime informazioni diffuse dal ministero della Sanità libanese, il bilancio, ancora provvisorio, è salito a 12 morti e 41 feriti. I soccorritori sono al lavoro tra le macerie, e non si esclude che il numero delle vittime possa ulteriormente aggravarsi nelle prossime ore.
Gli attacchi, avvenuti in rapida successione tra l’1:30 e le 8:00 del mattino (ora locale), hanno seminato il panico tra la popolazione. Le aree colpite includono i quartieri di Zuqaq al-Blat, Basta e Bachoura, zone residenziali e commerciali nel cuore pulsante della città, a breve distanza dalla sede del governo libanese. Testimoni oculari hanno riferito di esplosioni potentissime che hanno fatto tremare gli edifici e del crollo completo di un palazzo multipiano a Bachoura, già danneggiato in un precedente raid. Dense colonne di fumo nero si sono levate sopra la città, visibili da chilometri di distanza.
La Dinamica dell’Attacco
Secondo le prime ricostruzioni, si è trattato di almeno quattro distinti raid aerei. Uno degli obiettivi principali sarebbe stato un edificio residenziale di 15 piani nel quartiere di Zuqaq al-Blat. Fonti israeliane, citate dal New York Times, avrebbero affermato che l’attacco mirava a un seminterrato dove si sospettava che Hezbollah nascondesse denaro. L’esercito israeliano avrebbe diffuso un avviso sui social media prima di uno degli attacchi, ma non per gli altri tre, cogliendo di sorpresa i residenti nel sonno. Questa tattica ha sollevato forti critiche riguardo alla protezione dei civili. Il ministero della Salute libanese ha inoltre comunicato che sul luogo di uno degli impatti sono stati recuperati resti umani la cui identificazione richiederà il test del DNA.
Il Contesto: Una Tensione al Limite
Questi bombardamenti su Beirut rappresentano una delle più gravi escalation dall’inizio delle ostilità tra Israele e Hezbollah, cominciate l’8 ottobre 2023 in seguito all’attacco di Hamas contro Israele. Da mesi, il confine israelo-libanese è teatro di un conflitto a bassa intensità, con scambi di fuoco quasi quotidiani. Tuttavia, colpire il centro della capitale libanese segna un salto di qualità nel conflitto, aumentando esponenzialmente il rischio di una guerra totale.
L’attacco odierno giunge in un momento di massima tensione. Israele ha recentemente intensificato le sue operazioni nel sud del Libano, con incursioni di terra “limitate e mirate” per creare una zona cuscinetto e respingere le forze di Hezbollah dal confine. Da parte sua, Hezbollah ha continuato a lanciare razzi verso il nord di Israele, affermando di agire in solidarietà con i palestinesi di Gaza. Solo ieri, il movimento sciita aveva lanciato un attacco con oltre 200 missili, a cui Israele aveva promesso una “risposta sproporzionata”. L’attuale spirale di violenza ha già causato centinaia di morti e quasi un milione di sfollati in Libano, aggravando una crisi umanitaria già drammatica.
Reazioni e Scenari Futuri
La comunità internazionale osserva con estrema preoccupazione l’evolversi della situazione. Leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno rilasciato una nota congiunta in cui si dicono “profondamente preoccupati per l’escalation di violenza” e chiedono un’immediata de-escalation e l’avvio di negoziati. L’UNIFIL, la forza di interposizione dell’ONU nel sud del Libano, ha più volte ribadito l’appello a cessare le ostilità, sottolineando le “gravi violazioni della risoluzione 1701”.
Sul piano interno, il governo libanese, già indebolito da una crisi economica senza precedenti, si trova in una posizione di estrema difficoltà, stretto tra la pressione internazionale e la potenza militare di Hezbollah. L’attacco al cuore di Beirut non è solo una tragedia umana, ma anche un colpo durissimo alla già fragile stabilità di un paese sull’orlo del collasso. Il timore, ora, è che questi raid possano essere il preludio a un’offensiva di terra su vasta scala, uno scenario che avrebbe conseguenze devastanti per l’intera regione mediorientale.
