Una telefonata nel cuore della notte, una voce amica che con fatica pronuncia parole che diventano un pugno nello stomaco. Così per “Viola”, nome di fantasia per proteggere la sua identità, inizia un incubo digitale. Le sue fotografie, i suoi sorrisi, i momenti felici condivisi sui social network, sono stati rubati, manipolati con l’intelligenza artificiale e trasformati in immagini pornografiche. Immagini false, ma terribilmente verosimili, finite in una chat con migliaia di utenti, alla mercé di sguardi e commenti violenti. La sua storia, purtroppo, non è un caso isolato. Insieme a lei, altre quattro ragazze sono cadute nella stessa trappola, i loro corpi violati e resi oggetto di consumo attraverso la tecnologia dei deepfake.

Da questa drammatica realtà nasce “Quel corpo non è il mio”, un progetto editoriale coraggioso e necessario, presentato ufficialmente presso la Sala della Sacrestia della Camera dei Deputati. Si tratta di un podcast in cinque puntate, frutto della collaborazione tra la Polizia di Stato, Chora Media e il gruppo Fastweb + Vodafone, scritto e narrato con sensibilità dall’autrice Camilla Ferrario. L’obiettivo è chiaro e potente: dare voce alle vittime, squarciare il velo di silenzio e vergogna che troppo spesso avvolge questi crimini e fornire strumenti concreti per riconoscere e combattere la violenza di genere online.

Un’Alleanza Strategica Contro la Violenza Digitale

La presentazione dell’iniziativa ha visto la partecipazione di figure istituzionali di primo piano, a testimonianza dell’urgenza e della gravità del fenomeno. L’onorevole Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, ha sottolineato come la violenza di genere online sia “violenza reale a tutti gli effetti, subdola e devastante, con gravi ripercussioni psicologiche e sociali”. Ha inoltre evidenziato la necessità di un’educazione digitale precoce e di un riconoscimento culturale del mondo virtuale come spazio di relazione, da tutelare e rispettare.

Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha ribadito l’impegno costante delle forze dell’ordine nella prevenzione e nel contrasto di questi reati. La Polizia Postale, in prima linea contro il cybercrime, lavora incessantemente per “innalzare il livello di consapevolezza offrendo strumenti concreti per riconoscere tempestivamente i segnali di queste forme di violenza”. Un impegno che si traduce in monitoraggio della rete, indagini complesse e supporto diretto alle vittime, che spesso trovano nel portale istituzionale un primo, fondamentale punto di contatto e aiuto.

Anche il settore privato ha risposto presente. Walter Renna, CEO di Fastweb + Vodafone, ha dichiarato che contrastare la violenza di genere significa “assumersi una responsabilità concreta”, che si manifesta nella costruzione di ambienti di lavoro e digitali sicuri e nella promozione di una cultura del rispetto. Questa partnership pubblico-privato rappresenta un modello virtuoso, dove competenze tecnologiche, investigative e di comunicazione si uniscono per un fine comune.

Il Podcast: Uno Strumento per Comprendere e Reagire

Perché scegliere proprio il formato del podcast? Sara Poma, responsabile editoriale dei contenuti di Chora & Will Media, ha spiegato che nessun altro strumento “può creare un impatto così forte”. Il podcast permette di “prendersi un tempo dilatato con le storie che si ascoltano”, creando uno spazio intimo e sicuro dove le testimonianze, rese anonime per proteggere le protagoniste, possono arrivare dirette all’ascoltatore, generando empatia e consapevolezza. Le cinque puntate non si limitano a narrare la vicenda, ma la analizzano da diverse prospettive, avvalendosi del contributo di esperti per approfondire le dinamiche psicologiche, legali e tecnologiche del fenomeno.

Il primo episodio di “Quel corpo non è il mio” è già disponibile sulle principali piattaforme di streaming audio, tra cui Spotify, Apple Podcasts, YouTube Music e Amazon Music, pronto a raggiungere un pubblico vasto e trasversale.

Deepfake e Violenza di Genere: I Dati di un’Emergenza

La violenza di genere online è un’emergenza con numeri allarmanti. Report recenti della stessa Polizia Postale evidenziano un preoccupante aumento delle denunce. Nei primi dieci mesi del 2023, i casi di minacce online contro le donne sono cresciuti del 24% rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono centinaia di casi di molestie, stalking e revenge porn. Una ricerca promossa da Samsung Electronics Italia ha rivelato che quasi una donna su due (47%) ha subito una qualche forma di violenza digitale, percentuale che sale al 59% nella fascia d’età 16-24 anni.

Il deepfake rappresenta l’ultima, insidiosa frontiera di questa violenza. La facilità con cui oggi è possibile, tramite app e software di intelligenza artificiale, creare contenuti falsi ma realistici, ha aperto la porta a nuove forme di abuso, umiliazione e ricatto. Le vittime si trovano private della propria immagine, della propria dignità, con conseguenze psicologiche e sociali devastanti. È una violenza che, come sottolineato nel corso della presentazione, mina la libertà e i diritti fondamentali delle persone, amplificata dalla natura stessa della rete, capace di far riemergere all’infinito i contenuti lesivi.

L’iniziativa “Quel corpo non è il mio” si inserisce quindi in un contesto in cui informare, educare e creare una coscienza collettiva non è più solo utile, ma assolutamente indispensabile per costruire una società digitale più sicura e rispettosa per tutti.

Di atlante

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