La vicenda della morte del piccolo Domenico Caliendo, di appena due anni e quattro mesi, continua a scuotere l’opinione pubblica e a generare profonde divisioni. Deceduto lo scorso 21 febbraio a seguito di un trapianto di cuore, eseguito il 23 dicembre 2025 presso l’ospedale Monaldi di Napoli e risultato poi fallito, il caso ha assunto nuovi contorni di tensione con il recente sit-in di solidarietà organizzato a favore del cardiochirurgo Guido Oppido, primario del reparto e indagato per omicidio colposo insieme ad altri sei sanitari. Una manifestazione che ha provocato la dura reazione della famiglia del bambino, per voce del suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi.
La manifestazione di solidarietà e la reazione della famiglia Caliendo
Domenica mattina, un nutrito gruppo di genitori di bambini cardiopatici, molti dei quali operati con successo dal professor Oppido, si è radunato davanti all’ospedale Monaldi per esprimere il proprio sostegno al medico, attualmente sospeso dal servizio. I manifestanti, alcuni con indosso magliette bianche con un cuore rosso, hanno esposto striscioni e fotografie dei loro figli, sottolineando come il loro gesto non volesse mancare di rispetto al dolore della famiglia Caliendo, ma piuttosto contrastare quella che definiscono una “gogna mediatica” nei confronti di un professionista che ha salvato molte vite.
La risposta di Francesco Petruzzi, avvocato dei genitori di Domenico, Patrizia e Antonio, non si è fatta attendere ed è stata tagliente. “Patrizia è addolorata e non ha la forza di intervenire su questa cosa, ma vedere delle mamme – mamme che torneranno fortunatamente stasera dai loro figli – manifestare davanti al Monaldi per supportare un indagato per omicidio, sospeso dallo stesso Monaldi, quando nessuna di loro è venuta a manifestare il suo cordoglio per la morte di Domenico è doloroso“, ha dichiarato il legale. Petruzzi ha poi rincarato la dose, definendo l’evento “una pagliacciata” che “stride con la compostezza di Patrizia e di questa difesa”. Ha concluso con una riflessione amara: “Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapiantologo, purtroppo“.
Le indagini e le criticità emerse
La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di sette sanitari, tra cui l’équipe che ha eseguito l’espianto dell’organo a Bolzano e quella che ha effettuato il trapianto a Napoli. Al centro delle indagini vi è una catena di presunti errori, a partire dal trasporto del cuore. Secondo le ricostruzioni, l’organo sarebbe stato trasportato in un box isotermico di vecchia generazione, non dotato di termometro, e conservato con ghiaccio secco, che raggiunge temperature fino a -80 gradi, invece del ghiaccio tradizionale. Questo avrebbe causato il congelamento e il danneggiamento irreversibile del cuore, arrivato in sala operatoria, secondo testimonianze, “duro come una pietra”.
Ulteriori elementi critici riguardano la tempistica dell’intervento: il cuore malato di Domenico sarebbe stato espiantato prima ancora dell’arrivo e della verifica dell’organo donato. La difesa della famiglia Caliendo ha chiesto la riqualificazione del reato da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale, sostenendo che, una volta constatato il danneggiamento dell’organo, non si sarebbe dovuto procedere con l’impianto e che, successivamente, sarebbero state omesse le cure necessarie per salvare il bambino.
L’autopsia, nel frattempo, ha escluso la presenza di lesioni macroscopiche sull’organo riconducibili a un errore durante l’espianto, ma ulteriori analisi sono previste per il 28 aprile. Il caso si è ulteriormente complicato con la rivelazione da parte dell’avvocato Petruzzi di essere stato contattato da un’altra famiglia per un caso analogo di trapianto con esito infausto avvenuto nel 2021, in cui sarebbe stato utilizzato lo stesso tipo di contenitore per il trasporto.
L’intervento della Regione Campania e il futuro della cardiochirurgia pediatrica
In risposta alla gravità della situazione, la Regione Campania ha disposto un’ispezione straordinaria presso l’Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui il Monaldi fa parte. L’istruttoria ha rilevato “un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso”, evidenziando:
- Protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati.
- Mancato utilizzo di dispositivi di conservazione moderni disponibili in azienda.
- Formazione del personale inadeguata.
- Un clima relazionale interno gravemente deteriorato.
Di conseguenza, è stata decisa l’immediata sospensione di tutte le attività di trapianto cardiaco pediatrico e del programma di assistenza meccanica circolatoria presso il Monaldi. Per garantire la continuità assistenziale, per i prossimi tre mesi il reparto sarà affiancato da un’équipe del prestigioso ospedale Bambino Gesù di Roma.
La tragedia del piccolo Domenico Caliendo ha dunque aperto una profonda ferita nel sistema sanitario campano, sollevando interrogativi cruciali sulla sicurezza delle procedure, sulla responsabilità professionale e sull’umanità delle cure, in un dramma che vede contrapposti il dolore inconsolabile di una famiglia e la gratitudine di altre che, grazie allo stesso medico ora sotto inchiesta, hanno potuto riabbracciare i propri figli.
