La Biennale al centro del ciclone: “Nessuna violazione”
La Fondazione La Biennale di Venezia ha ufficialmente comunicato di aver trasmesso al Ministero della Cultura tutta la documentazione richiesta riguardo alla gestione del padiglione russo. In una nota stringata, l’istituzione ha tenuto a precisare con fermezza che “nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere”. Questa dichiarazione mira a sedare le polemiche che da giorni infiammano il dibattito pubblico e politico, nazionale ed europeo, sulla controversa partecipazione russa alla prestigiosa esposizione internazionale d’arte, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo 9 maggio. Il dossier è ora al vaglio del ministero, che dovrà verificare la compatibilità delle modalità di allestimento e gestione del padiglione con il regime sanzionatorio in vigore.
L’intervento di Matteo Salvini: “L’arte deve unire, non dividere”
A gettare ulteriore benzina sul fuoco, o a tentare di spegnerlo a seconda delle interpretazioni, è intervenuto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. Ai microfoni di Rtl 102.5, Salvini ha difeso a spada tratta la decisione della Biennale di ospitare “tutti quelli che ne hanno fatto richiesta nei padiglioni di loro proprietà, compresi gli artisti dissidenti”. Secondo il ministro, l’arte, la cultura, la musica e lo sport hanno la missione intrinseca di “avvicinare popoli e culture e non di esasperare i conflitti in corso”. Salvini ha poi allargato il campo, esprimendo forte disappunto per un recente episodio avvenuto a Roma: la cancellazione dell’invito alla celebre ballerina russa Svetlana Zakharova da parte di un festival di danza. “Mi sembra che siamo alla russofobia”, ha sentenziato il vicepremier, definendo l’accaduto un segnale preoccupante.
Pur ribadendo la netta condanna dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina e il sostegno dell’Italia a Kiev, Salvini ha sottolineato la necessità di adoperarsi per porre fine al conflitto. “Non è che allontanando le ballerine o i pittori russi risolviamo il conflitto. Semplicemente lo complichiamo”, ha aggiunto, evidenziando come, a suo parere, il boicottaggio culturale rischi solo di alimentare ulteriormente le tensioni globali anziché favorire la pace.
Il contesto: Pressioni internazionali e divisioni politiche
La questione del padiglione russo, di proprietà della Federazione dal 1914, è diventata un vero e proprio caso diplomatico. Ventidue paesi europei hanno firmato una lettera indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, per esprimere la loro contrarietà alla partecipazione di Mosca. La deputata di Azione, Federica Onori, ha definito il padiglione “un megafono del Cremlino”, un tentativo di “lavare l’immagine di un regime che massacra civili”. Anche la Commissione Europea, secondo alcune fonti, avrebbe minacciato di bloccare i finanziamenti destinati alla Biennale.
La vicenda ha creato anche una visibile spaccatura all’interno della maggioranza di governo, con il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha richiesto con urgenza le carte alla Fondazione, e il Ministro dei Trasporti, Salvini, che ha invece espresso pubblicamente il suo sostegno al presidente Buttafuoco, difendendo l’autonomia dell’ente. Sul fronte opposto, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha ricordato che le stesse norme europee sulle sanzioni prevedono deroghe per la cultura, sottolineando la storica vocazione di Venezia e della Biennale al dialogo e al confronto.
Il caso Zakharova: quando la cultura diventa campo di battaglia
L’episodio della ballerina Svetlana Zakharova, citato da Salvini, è emblematico del clima attuale. L’étoile del Bolshoi, nota per il suo sostegno pubblico al presidente Vladimir Putin, è stata esclusa dal gala internazionale di danza “Les Etoiles” a Roma. Gli organizzatori hanno spiegato che la decisione è stata presa per evitare “strumentalizzazioni” dell’evento, a seguito di “comunicazioni istituzionali” che hanno evidenziato la “responsabilità simbolica delle istituzioni culturali nel contesto attuale”. Sebbene la ballerina non sia soggetta a sanzioni dirette, la sua presenza è stata ritenuta un potenziale rischio di essere “fraintesa o sfruttata”, minando il ruolo dell’arte come ponte di dialogo.
Mentre la Biennale attende il verdetto del Ministero e il dibattito infuria, la domanda di fondo rimane aperta: in un’epoca di conflitti aspri, quale deve essere il ruolo della cultura? Può e deve rimanere uno spazio franco di dialogo e dissenso, o è inevitabilmente destinata a diventare un’estensione del confronto politico e militare? La risposta, tutt’altro che scontata, plasmerà non solo il futuro della prestigiosa kermesse veneziana, ma anche il rapporto tra arte, etica e politica nel nostro tempo.
