Un ritorno atteso e simbolico
La notizia era attesa da tempo e, nel pomeriggio di sabato 14 marzo, la Sala Stampa Vaticana ha ufficializzato il trasferimento: Papa Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost) ha preso possesso dell’appartamento papale alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico. Un evento che non rappresenta un semplice cambio di residenza, ma assume un forte valore simbolico, segnando un ritorno alla tradizione dopo la parentesi del pontificato di Papa Francesco. Per quasi tredici anni, infatti, le luci dello studio papale che si affacciano su Piazza San Pietro erano rimaste spente, da quando Benedetto XVI lasciò il ministero petrino il 28 febbraio 2013. La scelta di Papa Bergoglio di risiedere a Casa Santa Marta, la residenza per cardinali e vescovi in visita, era stata dettata da una profonda esigenza personale di “vivere in mezzo alla gente” e non isolarsi, come lui stesso spiegò con una battuta divenuta celebre: “Si deve a motivi psichiatrici”.
La decisione di Leone XIV, caldeggiata da diversi cardinali durante il Conclave che lo ha eletto l’8 maggio 2025, risponde a diverse esigenze. Da un lato, la volontà di restituire un segno visibile e tradizionale della presenza del Pontefice nel cuore del Vaticano; dall’altro, considerazioni di carattere pratico ed economico. La gestione di Casa Santa Marta, soprattutto per le imponenti misure di sicurezza, presentava costi notevoli, mentre il Palazzo Apostolico, utilizzato solo in parte per gli incontri ufficiali, risultava largamente disabitato.
Dieci mesi di lavori per un profondo rinnovamento
Il trasferimento non è stato immediato. Sono stati necessari dieci mesi di intensi lavori di ristrutturazione per rendere nuovamente agibile l’appartamento, rimasto quasi inutilizzato per oltre un decennio. Già l’11 maggio 2025, pochi giorni dopo la sua elezione, Papa Leone XIV aveva compiuto un gesto significativo, rimuovendo i sigilli apposti il 21 aprile dopo la morte di Papa Francesco e dando il via ai cantieri. Gli interventi, accelerati tra dicembre e gennaio, sono stati tutt’altro che superficiali e non dettati da vezzi o ricerca di sfarzo, ma da concrete necessità strutturali. I lavori hanno riguardato l’adeguamento della rete idrica, il rifacimento dei vecchi impianti elettrici, i cablaggi, i sistemi di climatizzazione e, soprattutto, l’aggiornamento dei sistemi di sicurezza. È stato necessario eliminare tracce di umidità e rendere nuovamente vivibile e sicura una porzione di un palazzo stratificatosi nei secoli. Durante questo periodo di transizione, il Pontefice ha continuato a risiedere nell’alloggio di servizio che gli era stato assegnato come prefetto del Dicastero per i Vescovi, nel palazzo dell’ex Sant’Uffizio.
L’appartamento papale: tra tradizione e modernità
L’appartamento pontificio si estende su circa dieci stanze e comprende spazi storici e funzionali. Tra questi, lo studio privato, la biblioteca dalla quale il Papa si affaccia per la recita dell’Angelus domenicale, una cappella raccolta per la preghiera personale e una sala da pranzo. Una delle novità più commentate della ristrutturazione è l’allestimento di una piccola palestra, equipaggiata con attrezzi Technogym, per consentire a Leone XIV, grande appassionato di sport, momenti di relax. Questa scelta, in linea con il suo stile di vita, ha preso il posto della suite medica attrezzata voluta da Giovanni Paolo II.
Un’altra modifica significativa riguarda la disposizione delle camere da letto. Per garantire maggiore riservatezza e sicurezza, le stanze del Papa e dei suoi segretari sono state ricavate in una mansarda al piano superiore, collegata da una scala interna e con affaccio non diretto su Piazza San Pietro. Questi ambienti, chiamati in Vaticano “soffittoni”, sono riconoscibili dall’esterno solo per alcune piccole finestrelle sopra le grandi finestre della facciata.
I più stretti collaboratori al fianco del Papa
Insieme a Papa Leone XIV, si sono trasferiti nel rinnovato appartamento i suoi due più stretti collaboratori, i segretari particolari che lo assistono quotidianamente.
- Monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga: Sacerdote peruviano di 36 anni, originario di Chiclayo, è il primo segretario e segue il Pontefice da lungo tempo. Il loro legame risale a quando l’allora “Padre Roberto” Prevost era Priore Generale dell’Ordine Agostiniano. Rimaycuna Inga, dopo gli studi al Pontificio Istituto Biblico di Roma, è stato segretario di Prevost presso il Dicastero per i Vescovi e, dopo l’elezione papale, è stato nominato primo segretario e, nel dicembre 2025, Cappellano di Sua Santità.
- Don Marco Billeri: Sacerdote italiano di 42 anni della diocesi di San Miniato, è stato nominato secondo segretario nel settembre 2025. Brillante canonista, ha conseguito un dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana e ha ricoperto diversi incarichi giuridici e pastorali, tra cui quello di giudice del Tribunale Ecclesiastico della Toscana.
A completare la “famiglia pontificia” ci saranno anche alcune suore che si occuperanno della cura della casa, della cucina e del guardaroba del Santo Padre.
Uno sguardo alla storia delle residenze papali
La scelta di risiedere nel Palazzo Apostolico si inserisce in una lunga tradizione. Sebbene i Papi abbiano avuto come residenza principale il Palazzo del Laterano per circa mille anni, dal IV secolo fino al periodo della “cattività avignonese”, al loro ritorno a Roma nel 1377 scelsero il Vaticano. Per lunghi periodi, soprattutto in estate, i Pontefici hanno risieduto anche nel Palazzo del Quirinale, che divenne la residenza stabile dal pontificato di Paolo V fino alla presa di Roma nel 1870. Da quel momento, con la fine dello Stato Pontificio, i Papi si ritirarono definitivamente in Vaticano, e la Terza Loggia del Palazzo Apostolico divenne la residenza ufficiale a partire da San Pio X, all’inizio del Novecento.
La decisione di Papa Francesco di abitare a Santa Marta ha rappresentato una rottura con questa consuetudine secolare, una scelta che ha profondamente segnato il suo pontificato. Con Leone XIV, la Chiesa assiste a un ripristino di una consuetudine che, per molti, rafforza l’immagine istituzionale e la continuità storica del Papato.
