CITTÀ DEL VATICANO – In una periferia romana dove le storie di disagio si intrecciano con una straordinaria rete di solidarietà, Papa Leone XIV ha concluso il suo ciclo di cinque visite parrocchiali quaresimali recandosi presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo. Un gesto dal forte valore simbolico, che porta la vicinanza del Vescovo di Roma in un quartiere, a pochi passi dal carcere di Rebibbia, che rappresenta un vero e proprio laboratorio di accoglienza e speranza. Ad attenderlo una comunità vibrante, guidata da figure come don Domenico Romeo e animata dall’instancabile lavoro di volontari, tra cui quelli della Comunità di Sant’Egidio.
Una Chiesa in prima linea contro l’emarginazione
“Essere preti in queste zone vuol dire andare a raccogliere gli ultimi, quelli con grande difficoltà, cercando di aiutarli a camminare da soli, fare in modo che ritrovino una dignità perduta”. Con queste parole, don Domenico Romeo, parroco del Sacro Cuore di Gesù, descrive la sua missione quotidiana. Una missione che si confronta con “diverse storie di disagio, dove spesso manca la presenza dei genitori e se c’è non è ben guidata”. La parrocchia si pone come un faro in questo contesto complesso, offrendo un’alternativa concreta alla strada, che, come sottolinea don Domenico, “spesso è la via più breve per fare soldi”.
Le attività della parrocchia sono molteplici e toccano le corde più profonde del bisogno umano: dal sostegno ai senza fissa dimora alla scuola di italiano per stranieri, dalle case famiglia per donne vittime di violenza a un oratorio vivo e frequentato. Un impegno a 360 gradi che mira a “aiutare i ragazzi a vivere la parrocchia affinché la strada non diventi per loro una cattiva maestra”.
L’arrivo del Pontefice, previsto per le 16:00, è stato accolto da un’atmosfera di grande attesa e fermento. L’intera comunità si è mobilitata per preparare l’evento, un segno tangibile di una fede vissuta e partecipata. Il Papa ha incontrato i bambini, i giovani e le famiglie nel cortile dell’oratorio, per poi salutare all’interno dei locali parrocchiali gli anziani, gli ammalati e una rappresentanza dei poveri e dei senzatetto.
Il servizio docce: un’oasi di dignità e incontro
Tra le iniziative più significative spicca il servizio docce, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e coordinato da Massimo Di Folco. In 26 anni di attività, questo servizio ha accolto circa 32.000 persone, offrendo molto più di una semplice possibilità di lavarsi. “Qui si chiacchiera, ci si incontra. È un posto tranquillo, non si sta fuori con la minaccia di qualcuno che magari vuole farti del male”, spiega Di Folco. Si tratta di un luogo dove “si acquisisce quella serenità, quella quotidianità che spesso si è persa”.
Questo servizio è un esempio lampante di come la carità non sia solo assistenzialismo, ma un vero e proprio strumento di ricostruzione della persona. Offrire un luogo sicuro e accogliente permette a chi vive ai margini di ritrovare un senso di normalità e di appartenenza, elementi fondamentali per riprendere in mano la propria vita.
La visita del Papa: un dono in “tempo di guerra”
La presenza di Papa Leone assume un significato ancora più profondo nel contesto attuale, segnato da conflitti e tensioni globali. Come sottolinea Massimo Di Folco, “considerato il tempo di guerra attuale, la visita del Papa è un dono ulteriore: a pagare lo scotto delle guerre sono infatti sempre i più poveri, e lo pagano più pesantemente”. Le parole del Pontefice durante l’omelia hanno riecheggiato questa preoccupazione, sottolineando il contrasto tra la luce di Dio e le “tenebre” dei conflitti mondiali.
Il Papa ha esortato la comunità a essere “specchio del volto di Dio” nel mondo, ricordando che la fede si manifesta concretamente con “i piedi che conducono alla chiesa e le mani che donano ai poveri”. Ha inoltre lodato l’impegno della parrocchia nell’accoglienza degli stranieri e nel sostegno ai detenuti del vicino carcere, incoraggiando a mantenere sempre le “porte aperte che accolgano tutti”.
Questa visita si inserisce in una serie di incontri che hanno portato il Pontefice in diverse realtà parrocchiali romane durante la Quaresima, da Ostia Lido a Torrevecchia, a testimonianza della sua volontà di essere vicino alle periferie non solo geografiche, ma anche esistenziali.
Una comunità che guarda al futuro
La visita di Papa Leone XIV non è solo un evento da ricordare, ma un incoraggiamento a proseguire su una strada già tracciata. La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, che si appresta a celebrare il 90° anniversario di erezione, ha una lunga storia di impegno sociale, come testimonia anche la visita di San Giovanni Paolo II nel 1986.
Oggi, questa comunità multiculturale, arricchita dalla presenza di numerose famiglie immigrate, continua a essere un punto di riferimento fondamentale in un territorio segnato da sfide complesse come il disagio abitativo e la precarietà lavorativa. L’impegno dei volontari, il lavoro instancabile dei sacerdoti e la fede di una comunità intera dimostrano che anche nelle periferie più difficili è possibile costruire oasi di speranza e di umanità.
