La Procura di Milano ha inferto un altro duro colpo al sistema illecito dei cosiddetti “serbatoi di manodopera”. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Milano, Luca Milani, ha convalidato i sequestri preventivi d’urgenza per un totale di oltre 27,3 milioni di euro nei confronti di Ceva Logistics Italia srl e Ceva Ground Logistics Italy spa. Le due società, con sede ad Assago e parte di un gruppo leader a livello mondiale nel settore della logistica, sono al centro di una complessa indagine per frode fiscale.
L’operazione, condotta dai Pubblici Ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, si inserisce in un filone investigativo molto più ampio che da anni vede la magistratura milanese impegnata a smantellare un sistema fraudolento diffuso non solo nella logistica, ma anche nei trasporti e nella vigilanza privata. Un sistema che, secondo l’accusa, si basa sull’utilizzo di società “serbatoio” per mascherare una mera somministrazione di manodopera, eludendo così gli oneri fiscali e contributivi e sfruttando i lavoratori.
Le Accuse: Frode Fiscale e Appalti Fittizi
L’ipotesi di reato contestata ai vertici aziendali è quella di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ceva Logistics, tra il 2020 e il 2024, avrebbe utilizzato fatture emesse da società appaltatrici per servizi di logistica, movimentazione merci e facchinaggio. Tali contratti di appalto, tuttavia, sono ritenuti simulati, finalizzati unicamente a “schermare la reale somministrazione di manodopera”.
In pratica, le società “serbatoio”, spesso cooperative prive di una reale struttura organizzativa e di breve durata, avrebbero fornito personale a Ceva. Quest’ultima, pur esercitando di fatto i poteri di un datore di lavoro, non si sarebbe fatta carico degli oneri “contributivi, stipendiali e contrattuali” legati all’assunzione diretta di decine di dipendenti. Questo meccanismo avrebbe consentito a Ceva di dedurre costi fittizi e detrarre l’IVA, ottenendo un significativo vantaggio competitivo a danno dell’erario e dei diritti dei lavoratori.
Il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, è stato così ripartito: 24.677.769,13 euro a carico di Ceva Logistics Italia s.r.l. e 2.713.766,52 euro per Ceva Ground Logistics Italy S.p.A. (ex Gefco Italia). Tra gli indagati figurano anche l’amministratore delegato Christophe Boustouller e altri due manager.
Un Fenomeno Diffuso con Impatti Sociali Enormi
L’inchiesta su Ceva Logistics è solo l’ultima di una lunga serie che ha scosso il settore della logistica e non solo. Le indagini della Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, hanno portato alla luce un sistema radicato che ha coinvolto numerosi colossi del settore. Grazie a queste operazioni, negli ultimi anni sono stati recuperati oltre un miliardo di euro attraverso i risarcimenti versati dalle società coinvolte all’Agenzia delle Entrate.
Ma il risultato più significativo, come sottolineato dagli stessi inquirenti, è di natura sociale: le inchieste hanno permesso l’assunzione e la stabilizzazione di oltre 54.000 lavoratori, prima “in balia delle società serbatoio”. Questi lavoratori, spesso costretti a passare da una cooperativa all’altra in una sorta di “transumanza”, si trovavano in una condizione di precarietà e sfruttamento, privati dei diritti e delle tutele fondamentali.
I Precedenti di Ceva e le Misure Interdittive
Per Ceva Logistics non si tratta del primo incontro con la magistratura milanese. Già nel maggio 2019, la società era finita in amministrazione giudiziaria per presunta agevolazione del caporalato, una misura poi revocata nel 2020 al termine di un percorso di risanamento e riorganizzazione della filiera degli appalti. La nuova inchiesta, tuttavia, solleva interrogativi sulla reale efficacia di quel percorso, contestando una “recidiva aziendale” che dura da anni.
Oltre al sequestro, i PM Storari e Bartolucci hanno richiesto una misura interdittiva severa per Ceva Logistics Italia srl: il “divieto di pubblicizzare beni e servizi” per un anno. Il GIP ha fissato un’udienza per il 21 maggio per discutere questa istanza, che, se accolta, rappresenterebbe un ulteriore, duro colpo per l’immagine e l’operatività del colosso della logistica.
Le indagini proseguono con perquisizioni locali e informatiche su tutto il territorio nazionale per acquisire ulteriore documentazione e fare piena luce su una vicenda che evidenzia, ancora una volta, le zone d’ombra di un settore strategico per l’economia del Paese.
