La giustizia ambientale torna al centro del dibattito pubblico e delle aule di tribunale. In queste ore, presso il Palazzo di Giustizia di Torino, si sta tenendo una fase cruciale del procedimento legale contro due ex dirigenti dello stabilimento chimico Syensqo (precedentemente noto come Solvay) di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria. L’accusa, pesante come un macigno, è quella di disastro ambientale colposo. Parallelamente all’attività giudiziaria, la società civile non resta a guardare: un presidio di cittadini, comitati e associazioni si è radunato davanti al tribunale per manifestare e ribadire le proprie irrinunciabili richieste.

Una battaglia per la salute e il futuro del territorio

A guidare la protesta è il Comitato Stop Solvay e il progetto ‘Ce l’ho nel sangue’, rappresentati dalla voce determinata di Lorenza Neri. “Siamo qui perché è fondamentale che questo processo vada avanti,” ha dichiarato Neri, sottolineando la principale preoccupazione dei manifestanti. Il timore è che il percorso giudiziario possa essere deviato da transazioni economiche che, pur potendo apparire come una forma di risarcimento, non risolverebbero il problema alla radice. “Chiediamo che il Ministero dell’Ambiente e la Regione Piemonte non accettino un risarcimento economico”, ha proseguito, “e che, a differenza di quanto accaduto nel primo processo per disastro ambientale del 2019, il Ministero imponga questa volta la bonifica completa del territorio“.

La richiesta è chiara e non negoziabile: la priorità assoluta è il ripristino ambientale di un’area che da decenni subisce le conseguenze dell’inquinamento industriale, con particolare riferimento alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) al centro delle preoccupazioni

La mobilitazione non si limita a seguire le vicende processuali. L’attenzione è puntata anche sulle procedure amministrative che regolano l’attività dello stabilimento. I comitati hanno recentemente inviato una comunicazione formale (PEC) a tutti gli enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi, l’organo incaricato di decidere sul rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per Syensqo. Questa autorizzazione, fondamentale per il funzionamento dell’impianto, risulta scaduta da ben cinque anni, una situazione che i cittadini definiscono inaccettabile.

Le richieste avanzate sono due, entrambe radicali:

  • Imporre limiti alle emissioni talmente stringenti da azzerare di fatto la dispersione di inquinanti all’esterno dello stabilimento (“non una molecola di inquinante deve uscire”).
  • In alternativa, non rinnovare affatto l’AIA, mettendo di fatto in discussione il futuro produttivo dell’impianto nelle sue attuali modalità operative.

“Chiediamo un incontro affinché le nostre istanze siano ascoltate e vengano prese decisioni coraggiose a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, hanno specificato i rappresentanti dei comitati.

‘Tossicità’: un libro per raccontare una ‘zona di sacrificio’

La giornata di mobilitazione si arricchisce anche di un importante momento culturale e di approfondimento. Nel pomeriggio, presso la Casa di Quartiere, è prevista la presentazione del volume ‘Tossicità: Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio’. Il libro non è una semplice raccolta di testimonianze, ma l’esito di un complesso percorso di ricerca interdisciplinare. Attraverso le sue pagine, si analizzano gli effetti sociali, politici e sanitari di quella che viene definita “violenza ambientale”.

L’opera si propone di dare voce alle comunità locali, esplorando le loro istanze di giustizia e il loro difficile rapporto con una realtà industriale che ha segnato profondamente il territorio. Il concetto di “zona di sacrificio” emerge con forza, a indicare un’area geografica dove gli interessi economici hanno storicamente prevalso sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia degli ecosistemi. Questo evento culturale sottolinea come la battaglia contro l’inquinamento sia anche una lotta per la dignità, la memoria e il diritto a un futuro sostenibile.

Di veritas

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