PESCARA – “Alla luce di quanto verificato, non risulta alcuno sciopero della fame da parte dei bambini”. Con queste parole nette e precise, l’avvocato Alessandra De Febis, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, ha smentito le notizie circolate nelle ultime ore riguardo la presunta protesta dei tre fratellini al centro del caso della “famiglia nel bosco”. Una vicenda complessa e delicata che ha attirato l’attenzione mediatica nazionale, sollevando un acceso dibattito pubblico.

La Garante ha sentito la necessità di intervenire pubblicamente “per evitare la diffusione di informazioni non verificate”, nonostante la situazione richieda la massima riservatezza a tutela dei minori coinvolti. Per fugare ogni dubbio, l’avvocato De Febis ha fornito dettagli concreti sulle sue recenti visite alla casa famiglia di Vasto che ospita i bambini: “Sono stata personalmente in visita presso la casa famiglia che ospita i tre fratellini. Ho pranzato con loro lunedì 9 e nuovamente mercoledì 11, giornata in cui era presente il padre Nathan, condividendo il pasto allo stesso tavolo e potendo quindi constatare direttamente la situazione”. La sua testimonianza diretta, quindi, esclude categoricamente che i bambini stiano attuando una forma di protesta attraverso il rifiuto del cibo, notizia che era stata diffusa da alcune agenzie di stampa e che aveva destato notevole preoccupazione.

Il contesto della vicenda e i passi avanti del padre

La storia della famiglia di origini anglo-australiane, composta da Nathan Trevallion, Catherine Birmingham e i loro tre figli (una bambina di otto anni e due gemelli di sei), ha inizio nel novembre del 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei bambini dalla loro abitazione in un casolare isolato a Palmoli, in provincia di Chieti. La decisione era scaturita da una segnalazione dei servizi sociali che evidenziava una “preoccupante negligenza genitoriale”, legata principalmente alla mancanza di istruzione formale, di socializzazione con i coetanei e alle precarie condizioni abitative, prive di servizi essenziali come acqua corrente ed elettricità.

Da allora, i bambini sono stati collocati in una struttura protetta a Vasto. Recentemente, un nuovo provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia, una decisione che secondo i legali della coppia ha causato “urla e pianti strazianti” da parte dei bambini. Sarebbe stato questo evento a innescare le voci, ora smentite, dello sciopero della fame di uno dei figli.

In questo quadro complesso, la Garante De Febis ha comunicato un’importante e positiva novità: “Nathan si è reso disponibile ad un colloquio con gli assistenti sociali e sta iniziando un percorso in questa direzione”. Un’apertura significativa da parte del padre, che finora era stato descritto, insieme alla moglie, come restio a collaborare con le istituzioni. Questo passo potrebbe rappresentare una svolta nel percorso volto al possibile ricongiungimento familiare, obiettivo per cui la stessa Garante ha dichiarato di stare lavorando.

Un futuro da ricostruire: una nuova casa e l’appello alla responsabilità

Parallelamente al dialogo con i servizi sociali, si sta concretizzando una soluzione abitativa per la famiglia. Il padre Nathan ha visitato e approvato una nuova casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli. Si tratta di un’abitazione moderna, isolata e vicina al bosco, che potrebbe offrire un ambiente idoneo a ricreare un nucleo familiare stabile, nel rispetto dei parametri richiesti dalle autorità. Il padre si sarebbe detto disponibile anche a garantire ai figli controlli pediatrici regolari e l’iscrizione a una scuola pubblica dal prossimo settembre.

La Garante De Febis ha inoltre colto l’occasione per smentire altre indiscrezioni infondate, precisando che “non esiste alcun rischio di adozione dei bambini né separazione definitiva dalla famiglia”. Le misure adottate sono temporanee e mirate esclusivamente alla tutela del benessere psico-fisico dei minori.

In conclusione, l’avvocato De Febis ha lanciato un forte appello “alla massima prudenza e responsabilità nella diffusione di notizie su una vicenda così delicata, nel rispetto della privacy e della stabilità dei minori coinvolti”. Un monito necessario per proteggere i bambini da un’esposizione mediatica che potrebbe causare loro ulteriori traumi, in un percorso già segnato da profondi cambiamenti e sofferenze.

Di veritas

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