ROSETO DEGLI ABRUZZI – Un’ombra nera si allungava sulla tranquilla cittadina costiera di Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo. Un’ombra fatta di odio razziale, violenza pianificata e ideologie neofasciste. All’alba di questa mattina, un’imponente operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Teramo ha squarciato questo velo, smantellando un gruppo di estrema destra che, secondo gli inquirenti, stava progettando una serie di aggressioni e atti intimidatori. Nel mirino del gruppo, composto da ultras della locale squadra di basket, c’erano immigrati, rom e il Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas) della città.
L’OPERAZIONE E LE MISURE CAUTELARI
Su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari di Teramo, i militari hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare: una persona è stata tradotta in carcere, ritenuta il capo del gruppo, mentre per altre tre sono stati disposti gli arresti domiciliari. Nei confronti di altri quattro soggetti è stato invece applicato l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Complessivamente, sono 17 le persone indagate nell’ambito di un’inchiesta che ha scoperchiato quello che è stato definito “un vaso di Pandora” sulle attività illecite che gravitavano attorno a una frangia della tifoseria organizzata. Gli indagati, di età compresa tra i 20 e i 36 anni, dovranno rispondere, a vario titolo, di accuse gravissime.
- Istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa
- Lesioni personali aggravate dall’odio razziale
- Resistenza a Pubblico Ufficiale
- Danneggiamento
- Accensione pericolosa di fuochi
- Porto abusivo di armi
- Violazione del Daspo
L’operazione ha visto l’impiego di circa 100 militari dell’Arma e ha interessato non solo Roseto degli Abruzzi ma anche la città di Pesaro.
LA GENESI DELL’INDAGINE: L’ASSALTO ALLE GAZZELLE
Tutto ha avuto inizio la sera dell’8 ottobre 2025. Al termine della partita di basket di Serie A2 tra Roseto e Pesaro, un gruppo di ultras a volto coperto ha teso un agguato a tre gazzelle dei Carabinieri in servizio di ordine pubblico. Le auto sono state bersaglio di un fitto lancio di pietre e una di esse, appartenente alla stazione di Cellino Attanasio, ha subito gravi danni: il lunotto posteriore è stato frantumato a colpi di mazze e altri oggetti contundenti, con i militari ancora a bordo. Quell’episodio di violenza inaudita, definito dalla Procura di Teramo “un attacco allo Stato”, è stata la scintilla che ha dato il via a un’indagine complessa e articolata.
LA “GIOVENTÙ FASCISTA ROSETANA” E I PIANI D’ODIO
Indagando sugli autori dell’assalto, i militari del Nucleo Investigativo hanno scoperto una realtà ben più inquietante. Dietro la violenza da stadio si celava un gruppo strutturato, una vera e propria cellula di estrema destra che si autodefiniva “Gioventù fascista rosetana” o “Roseto Youth“. Attraverso l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati e altri accertamenti, gli inquirenti hanno portato alla luce l’esistenza di chat, come quella denominata “Youth rosetana”, in cui i membri del gruppo inneggiavano al fascismo, al razzismo e pianificavano le loro azioni criminali.
I piani erano precisi e spietati: pestaggi mirati contro immigrati e aggressioni contro la comunità rom. Tra gli episodi già documentati, vi sarebbero almeno cinque raid contro il Centro di Accoglienza Straordinaria “Felicioni” di Roseto, realizzati con sassaiole tra gennaio e dicembre 2025 per intimidire i richiedenti asilo, e un’aggressione a sfondo razziale ai danni di alcuni cittadini bengalesi, avvenuta per le vie della città il 24 gennaio 2026. Quest’ultimo episodio viene contestato in particolare a cinque degli indagati.
Il lavoro degli investigatori è stato reso particolarmente arduo dal clima di paura e omertà. Molte delle vittime, temendo ritorsioni, non hanno sporto denuncia, rendendo difficile la ricostruzione completa di tutti gli episodi di violenza.
Durante le perquisizioni eseguite questa mattina, i Carabinieri hanno sequestrato materiale propagandistico fascista, tra cui striscioni, foto e gadget inneggianti a Hitler e al Duce, a ulteriore conferma dell’ideologia che animava il gruppo.
LA RISPOSTA DELLO STATO
La Procuratrice della Repubblica di Teramo, Enrica Medori, titolare dell’inchiesta, ha sottolineato come le azioni del gruppo non avessero “nulla a che vedere con lo sport”, configurandosi piuttosto come un vero e proprio “attacco allo Stato”. L’operazione odierna rappresenta una risposta ferma e decisa delle istituzioni contro chi semina odio e violenza, minando le basi della convivenza civile e dei valori democratici. Le indagini proseguono per accertare l’eventuale esistenza di ulteriori ramificazioni e per definire il profilo completo delle attività criminali del gruppo.
