Il Consiglio di Amministrazione di Ferretti S.p.A., eccellenza italiana nella costruzione di yacht di lusso, ha eretto un muro contro il tentativo di scalata parziale da parte di KKCG Maritime, veicolo di investimento del miliardario ceco Karel Komárek. In una nota ufficiale, il board ha definito l’offerta pubblica di acquisto (OPA) volontaria “non equa e non ragionevole” per gli azionisti indipendenti, raccomandando formalmente di non aderire. Il fulcro della contesa è il prezzo: i 3,50 euro per azione (cum dividend) offerti sono stati giudicati “non congrui sotto il profilo finanziario”.

I dettagli dell’offerta respinta

L’operazione, annunciata da KKCG Maritime, puntava all’acquisizione di un massimo di 52.132.861 azioni di Ferretti, equivalenti al 15,4% del capitale sociale. Con questa mossa, KKCG, già detentrice del 14,5% delle quote, avrebbe incrementato la propria partecipazione fino al 29,9%. Una soglia strategicamente posizionata appena al di sotto del 30%, limite che, secondo la normativa italiana e di Hong Kong (dove Ferretti è doppiamente quotata), farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica totalitaria. Il periodo di adesione all’offerta era stato fissato tra il 16 marzo e il 13 aprile 2026.

Nelle intenzioni dichiarate, l’aumento della partecipazione avrebbe permesso a KKCG di “svolgere un ruolo più attivo nel contribuire allo sviluppo e alla crescita di Ferretti” e di influenzare la definizione di una “struttura di governance più efficiente”. Tuttavia, la valutazione del board di Ferretti è stata di segno diametralmente opposto.

Le ragioni del “no” del Consiglio di Amministrazione

La decisione del CdA, riunitosi il 12 marzo, si è basata su un’analisi approfondita contenuta nel “Response Document”, un documento ufficiale previsto dalle normative in materia di OPA. La valutazione negativa poggia su diversi pilastri:

  • Prezzo inferiore al valore di mercato: Il corrispettivo di 3,50 euro è stato ritenuto inferiore ai prezzi registrati dal titolo nelle sedute di borsa più recenti.
  • Valutazione non allineata: La valutazione implicita della società derivante dall’offerta non è stata considerata in linea con i multipli di società comparabili nel settore del lusso e della nautica.
  • Rafforzamento senza uscita completa: L’operazione avrebbe consentito a KKCG di rafforzare notevolmente la propria influenza senza però offrire agli altri azionisti la possibilità di una dismissione totale del loro investimento a un prezzo di controllo.

La posizione del CdA è stata rafforzata dal parere concorde dell’Independent Board Committee, un comitato composto interamente da amministratori non esecutivi e indipendenti, istituito proprio per valutare l’offerta a tutela degli azionisti di minoranza. Anche questo comitato ha raccomandato di non aderire, basando la propria valutazione anche sul parere dell’advisor finanziario indipendente Altus Capital Limited, che ha definito l’offerta “non congrua e non ragionevole”.

Le posizioni dei membri chiave del CdA

Un dettaglio significativo emerso dalla riunione del consiglio è stata la dinamica delle votazioni. La decisione di respingere l’offerta è stata approvata, ma con l’astensione di figure di spicco come Piero Ferrari, figlio del fondatore della casa automobilistica e azionista di Ferretti, e dell’Amministratore Delegato Alberto Galassi. Risultava invece “assente giustificato” Stefano Domenicali, attuale CEO della Formula 1. Secondo alcune fonti, l’astensione di Galassi e Ferrari sarebbe stata una mossa per “tutelare tutti gli azionisti”. L’astensione di Piero Ferrari è stata registrata anche in seno all’Independent Board Committee.

Scenari futuri e implicazioni per la governance

Il netto rifiuto da parte del management di Ferretti apre ora diversi scenari. La palla torna nel campo di KKCG, che potrebbe decidere di ritirare l’offerta, di rilanciare con un prezzo più alto per convincere il mercato, o di procedere comunque, sperando di raccogliere adesioni sufficienti nonostante il parere contrario del CdA.

La vicenda mette in luce una potenziale battaglia per il controllo e la governance futura del gruppo. Un successo dell’OPA, anche parziale, potrebbe modificare significativamente gli equilibri interni, concedendo al gruppo ceco un’influenza notevole sulle decisioni strategiche future, inclusa la nomina dei nuovi membri del consiglio di amministrazione. La mossa di KKCG è stata interpretata da alcuni analisti come un tentativo di riequilibrare i pesi nella governance, attualmente influenzata dall’azionista di maggioranza, il gruppo cinese Weichai. La situazione rimane fluida e le prossime settimane saranno decisive per definire l’assetto proprietario e strategico di uno dei marchi più prestigiosi del Made in Italy.

Di atlante

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