La notte dell’8 marzo, dedicata alla celebrazione delle donne, si è trasformata in un incubo per due donne in Campania, vittime di una violenza brutale che getta un’ombra sinistra su una ricorrenza che dovrebbe essere di festa e riflessione. A Giugliano, in provincia di Napoli, e ad Avellino, si sono consumati due episodi che riaccendono i riflettori su una piaga sociale ancora troppo diffusa: la violenza di genere.

Orrore a Giugliano: picchiata e trascinata per i capelli fuori dalla discoteca

In una discoteca di Giugliano, una serata di svago si è tramutata in un’esperienza terrificante per una donna di 35 anni. Il suo compagno, un uomo di 42 anni, in evidente stato di ebbrezza, l’ha aggredita con una ferocia inaudita. Tutto è iniziato all’interno del locale, dove l’uomo l’ha prima morsa per poi afferrarla per i capelli e trascinarla con forza all’esterno. Lì, la violenza è degenerata in un pestaggio selvaggio a base di calci, pugni e schiaffi.

Un’amica della vittima ha assistito alla scena, tentando invano di fermare la furia dell’aggressore. A pochi metri di distanza, una volante dei carabinieri era in servizio di controllo. L’uomo, accortosi della loro presenza, ha intimato alla compagna di rimanere in silenzio, ma la donna, con le ultime forze, è riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto ai militari. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha permesso di bloccare il 42enne e di trarlo in arresto con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

La vittima, trasportata all’ospedale Cardarelli di Napoli per le cure del caso, ha trovato il coraggio di rompere un silenzio durato due anni. Ha raccontato ai carabinieri un quadro di abusi e violenze sistematiche, concentrate soprattutto nei fine settimana, quando l’uomo si ubriacava. “Dal venerdì pomeriggio alla domenica è questo”, ha dichiarato in lacrime, confessando la sua paura più grande: “Ho paura che mi uccida e faccia del male a mio figlio”. La speranza che la situazione potesse cambiare e il terrore di ritorsioni l’avevano finora trattenuta dal denunciare.

Minacce di morte ad Avellino: “Vengo a scannarti”

Contemporaneamente, a un centinaio di chilometri di distanza, ad Avellino, un’altra donna viveva ore di puro terrore. Un uomo di 40 anni, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto a sorveglianza speciale con braccialetto elettronico, ha telefonato alla sua ex compagna minacciandola di morte con parole agghiaccianti: “Ora vengo a scannarti”.

L’allarme è scattato immediatamente. La Polizia di Stato ha attivato un intervento d’urgenza: una pattuglia ha raggiunto l’abitazione della donna per garantirne la sicurezza, mentre un’altra si è messa sulle tracce dell’uomo. Grazie al segnale del braccialetto elettronico, il 40enne è stato localizzato e intercettato in via Generale Cascino. Alla vista degli agenti, ha tentato di disfarsi di un coltello da cucina lungo 33 centimetri.

L’uomo ha opposto una violenta resistenza, minacciando di morte i poliziotti e colpendone due con dei calci. Per immobilizzarlo è stato necessario l’uso dello spray al peperoncino. Neanche questo è bastato a placare la sua furia: ha continuato a proferire minacce contro gli agenti, le loro famiglie e la sua ex compagna, arrivando a danneggiare il finestrino della volante. L’uomo è stato infine arrestato con le accuse di stalking, porto e detenzione di coltello, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento. Su disposizione del magistrato, è stato posto agli arresti domiciliari.

Una piaga sociale che non conosce tregua

Questi due episodi, avvenuti proprio nella giornata internazionale della donna, sono un doloroso promemoria di come la violenza di genere sia una realtà quotidiana e drammaticamente diffusa. Secondo i dati Istat, quasi 7 milioni di donne in Italia tra i 16 e i 70 anni hanno subito nel corso della loro vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Si tratta di una donna su tre. Le forme più gravi di violenza sono spesso perpetrate da partner o ex partner, trasformando le mura domestiche nel luogo meno sicuro.

La paura, la speranza in un cambiamento e la vergogna sono spesso le catene che imprigionano le vittime in un silenzio colpevole. La storia della 35enne di Giugliano ne è un tragico esempio. La decisione di denunciare è un passo difficile ma fondamentale, l’unico in grado di spezzare la spirale di violenza. È essenziale che le istituzioni e la società civile continuino a lavorare insieme per creare una rete di supporto solida ed efficace, che possa incoraggiare le donne a chiedere aiuto e a proteggerle una volta che hanno trovato il coraggio di parlare.

Di veritas

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