È stata rinviata al 17 marzo l’udienza inizialmente fissata per il 9 marzo davanti al Tribunale del Riesame di Milano. Al centro della discussione vi è la richiesta di arresti domiciliari per Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia attualmente detenuto a San Vittore con la pesante accusa di omicidio volontario. La vittima è Abderrahim Mansouri, un uomo di 28 anni di origini marocchine, ucciso da un colpo di pistola durante un’operazione antidroga nel famigerato “boschetto di Rogoredo” lo scorso 26 gennaio.

La richiesta di rinvio e le ragioni della difesa

A sollecitare e ottenere il posticipo dell’udienza sono stati i nuovi legali di Cinturrino, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, subentrati al precedente difensore, Piero Porciani. La motivazione principale risiede nella necessità di acquisire il tempo necessario per un’analisi approfondita degli atti depositati dalla Procura. I documenti, gli stessi allegati all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Domenico Santoro il 25 febbraio, sono stati resi disponibili alla difesa solo di recente. Un ulteriore ostacolo si è frapposto venerdì scorso, quando un allarme bomba ha impedito l’accesso al Palazzo di Giustizia, bloccando di fatto la possibilità per i legali di recarsi fisicamente in cancelleria per visionare il fascicolo.

La versione dell’agente: legittima difesa

Dal canto suo, Carmelo Cinturrino ha sempre rigettato con forza l’accusa di omicidio, sostenendo di aver agito per legittima difesa. La sua versione dei fatti, tuttavia, è al centro di un complesso lavoro di verifica da parte degli inquirenti. Secondo la ricostruzione iniziale, Mansouri avrebbe puntato contro gli agenti una pistola, che si è poi rivelata essere un’arma a salve. Proprio questa circostanza ha portato l’agente a sparare, colpendolo mortalmente alla testa. Le indagini, però, hanno sollevato numerosi dubbi su questa dinamica.

Le ombre sull’operato di Cinturrino: le indagini si allargano

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, non si limita a ricostruire i minuti concitati della sparatoria. Il fascicolo si è progressivamente allargato, abbracciando un contesto molto più ampio e inquietante che va oltre il singolo episodio. Sono emerse infatti accuse pesanti nei confronti dell’assistente capo, che vanno da presunte richieste di ‘pizzo’ a pestaggi ai danni di spacciatori e tossicodipendenti.

Queste accuse provengono da diverse fonti, incluse le denunce di alcuni colleghi dello stesso Cinturrino, che hanno descritto i suoi metodi come aggressivi e violenti. L’indagine si sta concentrando anche sulla zona del Corvetto, un’altra importante piazza di spaccio milanese, dove l’agente era conosciuto con il soprannome di “Luca”. Si ipotizza che Cinturrino potesse avere l’obiettivo di assumere il controllo dello spaccio nell’area, sostituendo il gruppo legato alla famiglia Mansouri.

  • Accuse di pestaggi e ‘pizzo’: Numerose testimonianze descrivono un presunto sistema di intimidazioni e richieste di denaro e droga in cambio di protezione.
  • La messinscena: L’ipotesi degli inquirenti è che la pistola a salve sia stata collocata sulla scena del crimine solo dopo lo sparo per simulare la legittima difesa. Sul’arma non sarebbero state trovate tracce di DNA della vittima.
  • Indagini sui colleghi: Altri quattro agenti che erano con Cinturrino quel giorno sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.
  • Trasferimento al commissariato: In seguito all’inchiesta, il dirigente del commissariato Mecenate, dove Cinturrino prestava servizio, è stato trasferito.

Il quadro accusatorio e le prospettive future

Il giudice per le indagini preliminari, nel disporre la custodia cautelare in carcere, ha sottolineato la mancanza di “spirito collaborativo” da parte di Cinturrino, che avrebbe ammesso solo elementi già acclarati, come l’alterazione della scena del delitto. Il gip ha inoltre evidenziato il rischio concreto che l’agente possa commettere altri reati gravi e inquinare le prove, minacciando i colleghi che hanno testimoniato contro di lui. La Procura sta ora lavorando per cristallizzare le accuse attraverso ulteriori testimonianze e riscontri, valutando anche il ricorso all’incidente probatorio. La vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica e le istituzioni, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha parlato di “tradimento nei confronti della Nazione” qualora le accuse venissero confermate. Il prossimo 17 marzo, il Tribunale del Riesame sarà chiamato a decidere se concedere o meno gli arresti domiciliari a Carmelo Cinturrino, un tassello cruciale in un’indagine che si preannuncia ancora lunga e complessa.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *