Ginevra – Il governo del Nicaragua, sotto la guida del presidente Daniel Ortega e della vicepresidente Rosario Murillo, ha messo in piedi una “vasta e complessa architettura di sorveglianza e intelligence transnazionale” con l’obiettivo di monitorare, intimidire e attaccare le centinaia di migliaia di cittadini nicaraguensi costretti all’esilio. L’allarmante accusa arriva direttamente dal Gruppo di esperti per i diritti umani delle Nazioni Unite sul Nicaragua, che in un recente rapporto ha svelato come la repressione politica sia diventata il “metodo di governo” nel paese centroamericano, estendendosi ben oltre i suoi confini.

Secondo il documento, questa rete capillare coinvolge attivamente l’esercito, la polizia, le autorità per l’immigrazione e persino le missioni diplomatiche all’estero. Queste ultime, in particolare, sarebbero state “strumentalizzate per rintracciare, monitorare e intimidire i nicaraguensi in esilio”, come affermato da Ariela Peralta, membro del gruppo di esperti. Si tratta, secondo gli esperti, di una “politica deliberata per eliminare il dissenso ovunque si trovi”.

Una repressione finanziata con fondi pubblici

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dal rapporto è il sistematico dirottamento di fondi pubblici per finanziare queste operazioni repressive. Risorse originariamente destinate a progetti di assistenza sociale e servizi pubblici sarebbero state invece utilizzate, sin dal 2018, per sostenere le violente operazioni di sicurezza, inclusa la brutale repressione delle proteste a livello nazionale di quell’anno. “L’uso improprio e la deviazione di risorse pubbliche hanno contribuito direttamente alla commissione di gravi violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Reed Brody, un altro membro del gruppo di esperti. “La repressione in Nicaragua non è improvvisata, è strutturata e finanziata in modo corrotto”.

Questa strategia ha permesso al regime di Ortega-Murillo di consolidare il proprio potere, trasformando di fatto il Nicaragua in uno stato a partito unico dove ogni forma di dissenso viene sistematicamente soffocata. Le elezioni del 2021, ad esempio, sono state precedute dall’incarcerazione di sei candidati presidenziali con l’accusa di “tradimento”, spianando la strada alla rielezione di Ortega.

Centinaia di apolidi e un esilio senza ritorno

Le conseguenze di questa politica repressiva sono devastanti per centinaia di migliaia di persone. Il rapporto ONU evidenzia come il governo abbia arbitrariamente privato della cittadinanza ben 452 nicaraguensi. A questi si aggiungono migliaia di altri esuli che si trovano in una condizione di “apolidia di fatto”, poiché viene loro negato il rinnovo o il rilascio di documenti essenziali come i passaporti, impedendo di fatto il loro ritorno in patria. Questa pratica, che viola palesemente il diritto internazionale, ha colpito figure di spicco della società civile, tra cui politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, scrittori e membri della Chiesa cattolica.

Le tattiche utilizzate per perseguitare gli esuli sono molteplici e pervasive:

  • Sorveglianza digitale: Monitoraggio dei social media, hacking di piattaforme di messaggistica e installazione di spyware su dispositivi personali.
  • Molestie e minacce: Campagne diffamatorie, minacce dirette e ritorsioni contro i familiari rimasti in Nicaragua.
  • Uso improprio di strumenti internazionali: Abuso del sistema di allerta di Interpol e diffusione di disinformazione per attivare allerte antiriciclaggio e bloccare i conti bancari degli oppositori.
  • Confisca di beni: Sequestro di proprietà e pensioni come ulteriore forma di punizione.

Il rapporto documenta anche casi estremi di violenza, con almeno una dozzina di omicidi o tentati omicidi contro critici del regime in esilio, come l’assassinio dell’ex maggiore dell’esercito Roberto Samcam in Costa Rica nel giugno 2025.

Un quadro di violazioni sistematiche dei diritti umani

La persecuzione transnazionale è solo un tassello di una crisi dei diritti umani molto più ampia che attanaglia il Nicaragua dal 2018, quando le proteste di massa contro il governo furono represse nel sangue. Da allora, la situazione è “gravemente peggiorata”. Il Gruppo di esperti ONU ha ribadito le sue precedenti conclusioni, secondo cui le violazioni commesse dal 2018 equivalgono a crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, incarcerazione, tortura, violenza sessuale, deportazione e persecuzione per motivi politici.

All’interno del paese, lo spazio civico è stato quasi completamente annullato. Dal 2018, oltre 5.000 organizzazioni della società civile, incluse associazioni religiose e università, sono state chiuse d’autorità, lasciando un vuoto nel tessuto sociale del paese. I giornalisti, gli attivisti e chiunque osi esprimere un’opinione dissenziente rischia detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e torture. Secondo il “Meccanismo per il riconoscimento dei prigionieri politici in Nicaragua”, nel paese ci sono ancora decine di persone detenute per motivi politici.

Jan-Michael Simon, presidente del gruppo di esperti, ha riassunto la situazione con parole dure: “La repressione e la corruzione istituzionale sono diventate il metodo di governo in Nicaragua sotto il controllo della famiglia Ortega-Murillo”. “La persecuzione politica è finanziata dallo Stato, eseguita attraverso le sue istituzioni e si estende oltre i confini per garantire che nessuno – assolutamente nessuno – si metta sulla strada del regime”.

Di fronte a un governo che si rifiuta di cooperare con gli organismi internazionali per i diritti umani, il Gruppo di esperti ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché adotti un quadro completo di responsabilità, che includa sanzioni mirate e l’esercizio della giurisdizione universale per perseguire i responsabili di questi crimini.

Di atlante

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