ROMA – In un’Aula del Senato attenta e partecipe, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto le sue comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, ponendo un forte accento sulla delicata crisi in Medio Oriente. Il suo discorso è stato un richiamo alla responsabilità e all’unità nazionale, un invito a superare le divisioni partitiche di fronte a uno scenario internazionale che ha definito “tra i più complessi degli ultimi decenni”.
L’Appello alla Coesione Contro la Polarizzazione
Il cuore del messaggio della Premier è stato un sincero auspicio affinché la crisi possa essere affrontata con “uno spirito costruttivo e di coesione”. Con parole nette, Giorgia Meloni ha criticato la tendenza a una “polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. Un monito rivolto a tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, a mettere da parte le contrapposizioni sterili per difendere compatti gli interessi nazionali in un frangente storico di eccezionale gravità. La Presidente del Consiglio ha ricordato la sua condotta da leader dell’opposizione durante l’aggressione russa all’Ucraina, quando non esitò a schierarsi con il governo Draghi, sottolineando che “si può fare senza rinunciare a nulla della propria identità politica”. Ha inoltre assicurato che “non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare”, come dimostrato dalle ripetute informative dei ministri competenti e dalla sua stessa presenza a Palazzo Madama.
La Posizione Italiana sulla Crisi in Medio Oriente
Entrando nel merito della crisi, Meloni ha delineato con chiarezza la posizione del governo. Pur definendo l’intervento militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran come un’azione che si colloca “fuori dal perimetro del diritto internazionale”, ha ribadito con fermezza che “l’Italia non prende parte e non intende prendere parte” a tali operazioni. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, ha scandito, respingendo le accuse di essere un “governo complice di decisioni altrui” o “isolato in Europa”. L’obiettivo primario dell’Italia, ha spiegato, è lavorare per la de-escalation e per preservare l’incolumità dei civili. A questo proposito, ha espresso a nome del governo una “ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab”, chiedendo un rapido accertamento delle responsabilità.
Il governo, ha proseguito, si è immediatamente attivato per rafforzare la sicurezza interna, innalzando il livello di allerta per prevenire rischi di terrorismo. Sul piano economico, è stata dedicata “massima attenzione alle possibili ricadute”, con un monitoraggio costante dei prezzi per contrastare fenomeni speculativi, in particolare sui carburanti, minacciando anche una maggiore tassazione per le aziende responsabili.
I Dossier sul Tavolo del Consiglio Europeo
L’intervento della Premier ha poi allargato lo sguardo ai temi che saranno discussi al prossimo Consiglio Europeo. Oltre alla crisi mediorientale, l’agenda sarà fitta e strategica per il futuro dell’Unione.
- Sostegno all’Ucraina: Meloni ha riaffermato che il sostegno a Kiev “significa difendere la sicurezza dell’intero continente europeo” e resta una necessità strategica oltre che un dovere morale per l’Italia.
- Competitività e Mercato Unico: L’Italia spingerà per una semplificazione della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico e il rilancio dell’industria, specialmente quella automobilistica, nel segno della neutralità tecnologica.
- Energia e Difesa: Sarà ribadita la strategia italiana di diversificazione delle fonti energetiche, con uno sguardo al nucleare di nuova generazione. Sul fronte della difesa, si discuterà del potenziamento della prontezza difensiva europea, un settore in cui l’industria italiana può dare un contributo essenziale.
- Politica Commerciale: L’obiettivo è una politica ambiziosa basata su regole condivise, consolidando accordi esistenti come quello con gli Stati Uniti e promuovendone di nuovi, a partire da quello con l’India.
La Presidente del Consiglio ha concluso il suo discorso assicurando che si recherà a Bruxelles per “rivendicare con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa”, perché le sfide attuali “non ammettono né debolezze né ambiguità”.
