Milano – Cala il sipario su un pezzo di storia dell’editoria e della cultura italiana. Con una decisione che ha scosso il mondo intellettuale e imprenditoriale, l’Assemblea dei soci di Hoepli S.p.A. ha deliberato lo scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione. Una scelta definita “sofferta e approfondita”, che arriva dopo 156 anni di attività ininterrotta, segnando la fine di un’epoca per la celebre casa editrice e libreria milanese, punto di riferimento per generazioni di studenti, professionisti e appassionati.

La notizia, ufficializzata tramite un comunicato stampa, ha confermato le preoccupazioni che da settimane aleggiavano sul futuro dell’azienda. Alla base della drastica decisione, come spiegato dalla stessa società, vi sono due ordini di problemi: da un lato, i “risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario” e, dall’altro, un “gravoso conflitto endosocietario” che ha reso impossibile proseguire l’attività.

Le radici della crisi: tra conti e conflitti

La crisi di Hoepli non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di una tempesta perfetta che combina le difficoltà strutturali del settore editoriale con una faida familiare che ha paralizzato ogni possibile strategia di rilancio. Secondo i dati di bilancio, l’esercizio al 30 giugno 2025 si era chiuso con ricavi in calo dell’8,5% (29,56 milioni di euro), un dato influenzato sia dalla contrazione generale del mercato del libro sia dal calo demografico che impatta sull’editoria scolastica, uno dei settori di punta di Hoepli. Nonostante un taglio dei costi di produzione, la situazione economica rimaneva tesa.

Tuttavia, il vero colpo di grazia sembra essere arrivato dal “gravoso conflitto endosocietario”. Lo scontro vedeva contrapposti due rami della famiglia discendente dal fondatore Ulrico Hoepli. Da una parte la maggioranza delle quote, facente capo a Ulrico Carlo Hoepli e ai suoi figli; dall’altra Giovanni Nava, figlio di Bianca Hoepli, detentore di circa un terzo del capitale sociale. Questo dissidio interno, sfociato in varie cause civili e penali, ha di fatto impedito l’adozione di un piano industriale e bloccato potenziali trattative di cessione con importanti gruppi editoriali come Mondadori, Feltrinelli e il colosso internazionale Pearson, che si erano fatti avanti negli scorsi mesi.

La battaglia di un socio e la mobilitazione dei lavoratori

Alla decisione dell’assemblea si è fermamente opposto Giovanni Nava, che ha promesso di continuare la sua battaglia “in tutte le sedi e con ogni mezzo messo a disposizione dalla legge”. Nava ha espresso profondo dispiacere per una scelta che, a suo dire, porta alla disgregazione di un patrimonio storico, ancora vivo e produttivo grazie all’impegno dei suoi 90 dipendenti. “Mi sono opposto nel corso della riunione a questa deriva”, ha dichiarato, lamentando che la maggioranza non abbia considerato l’opzione di un nuovo management per il rilancio.

Parallelamente alla battaglia legale del socio di minoranza, si è levata forte la voce dei lavoratori e dei sindacati. Gli 89 dipendenti, che ora rischiano la cassa integrazione o la perdita del posto di lavoro, hanno scioperato mostrando cartelli con la scritta “La cultura non si liquida”. Le sigle sindacali (Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom Uil) hanno denunciato la mancanza di un piano industriale e di prospettive future, criticando una decisione che sembra anteporre “screzi familiari al futuro di un’azienda”.

La Cgil ha lanciato un appello alla città di Milano, organizzando un flash mob per sabato 14 marzo davanti alla storica sede di via Hoepli, perché “la storia di Milano non si liquida”. Un appello raccolto anche dal sindaco Beppe Sala, che nei giorni precedenti aveva parlato di Hoepli come di un “patrimonio storico culturale” da salvaguardare.

Un futuro incerto per un simbolo culturale

L’assemblea dei soci ha affidato la gestione della liquidazione all’avvocata Laura Limido, con l’obiettivo di assicurare una conduzione “imparziale ed efficiente”, preservando il valore del patrimonio aziendale e tutelando i diritti di creditori e dipendenti. La società ha definito la liquidazione volontaria come “l’unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale”. Una visione non condivisa da chi, come Nava e i sindacati, teme proprio uno “spezzatino” aziendale, con la cessione frazionata dei rami d’azienda.

Fondata nel 1870 dall’editore svizzero Ulrico Hoepli, la casa editrice si è affermata come un pilastro della cultura tecnica e scientifica in Italia, accompagnando lo sviluppo industriale del Paese con i suoi celebri manuali. La libreria, situata a pochi passi dal Duomo, è diventata un’icona di Milano, un luogo dove, come recita un detto cittadino, “se non trovi un libro, non esiste”. Con la liquidazione si apre ora una fase di profonda incertezza. Il rischio concreto è che un pezzo fondamentale della storia culturale non solo di Milano, ma dell’Italia intera, possa andare irrimediabilmente perduto.

Di atlante

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