Un grido potente e unitario si è levato da sessanta piazze italiane in occasione della Festa della Donna: “Disarmiamo la guerra e il patriarcato”. È questo lo slogan che ha caratterizzato la giornata di mobilitazione nazionale indetta dal movimento femminista e transfemminista ‘Non una di meno’. Decine di migliaia di persone, una “marea fucsia”, hanno attraversato le città italiane per manifestare contro la violenza di genere, le politiche del governo guidato da Giorgia Meloni e per chiedere il ritiro del ddl Bongiorno, considerato un attacco ai diritti conquistati.
Roma: La Capitale si tinge di fucsia contro il governo
A Roma, il corteo principale ha sfilato per le vie del centro, passando davanti a un Colosseo simbolo delle lotte passate e presenti. “Consenso sì, Bongiorno no” e “Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni” sono stati alcuni degli slogan più scanditi. La manifestazione ha visto una partecipazione eterogenea, con la presenza di numerose famiglie e bambini, a testimonianza di una sensibilità trasversale sul tema. Sventolavano numerose bandiere della Palestina, a sottolineare il legame tra la lotta femminista e quella contro l’oppressione dei popoli. Le attiviste si sono rivolte direttamente alla Presidente del Consiglio: “Meloni, ci senti? Siamo noi l’opposizione a un governo misogino, razzista e guerrafondaio”.
Non sono mancati momenti di tensione. Poco prima della partenza del corteo, un gruppo di cittadini iraniani ha esposto un cartello con la scritta “Sì alla guerra per il salvataggio del popolo iraniano”. Ne è nata un’accesa discussione con le attiviste di ‘Non una di meno’, che hanno ribadito la loro posizione pacifista. “Avete sbagliato manifestazione, noi siamo per la pace”, hanno dichiarato, mentre le donne iraniane replicavano: “Non potete decidere voi cosa è meglio per il nostro Paese”. Un episodio che evidenzia la complessità del dibattito sul tema della guerra e dell’ingerenza internazionale, anche all’interno dei movimenti di protesta. Presente al corteo anche la deputata del Partito Democratico, Laura Boldrini, che ha definito quello dell’8 marzo “un giorno di lotta, perché abbiamo un esecutivo guidato da una donna che non si preoccupa minimamente di portare avanti i diritti delle donne”.
Milano, Napoli, Trieste: L’onda viola attraversa l’Italia
La mobilitazione ha avuto un’eco importante anche in altre grandi città. A Milano, migliaia di manifestanti hanno sfilato per le vie del centro. Tra le azioni più significative, l’affissione di un grande poster con la scritta ‘Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo’ sul grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia. Un altro gesto simbolico è stato quello di appendere un manifesto di Donald Trump a testa in giù, accompagnato dalla scritta ‘Make Fascist Afraid Again’.
A Napoli, la protesta ha abbracciato anche tematiche locali, criticando il modello delle grandi opere e l’organizzazione dell’America’s Cup, visti come esempi di uno sviluppo che non tiene conto delle reali esigenze dei cittadini. A Trieste, circa 1.500 persone hanno partecipato al corteo. Prima della partenza, un gesto simbolico ha voluto ricordare le vittime di femminicidio: 13 fazzoletti fucsia sono stati legati alla ringhiera del giardino di piazza Hortis, uno per ogni donna uccisa dall’inizio dell’anno secondo i dati raccolti dall’Osservatorio del movimento.
Il ddl Bongiorno e i dati sulla violenza: le ragioni della protesta
Al centro delle critiche del movimento c’è il cosiddetto “ddl Bongiorno”, una proposta di modifica della legge sulla violenza sessuale che, secondo ‘Non una di meno’, avrebbe “conseguenze molto gravi”. Le attiviste sostengono che “il governo Meloni sta distruggendo dall’interno tutte le politiche dell’antiviolenza conquistate in anni di lotte”, e che il disegno di legge rappresenti “l’ultimo atto di una serie di politiche atte a collocare le donne in uno stato di subalternità, segregazione e di ancelle della società”.
La protesta è alimentata anche dai dati allarmanti sulla violenza di genere. L’Osservatorio di ‘Non una di meno’ ha diffuso un report che parla di 13 morti “indotte da violenza di genere e eterocispatriarcale” dall’inizio del 2026. Nel dettaglio, si tratterebbe di:
- 10 femminicidi
- 1 suicidio di una ragazza trans
- 2 casi in corso di accertamento
L’analisi dell’Osservatorio rivela un dato drammatico: nella totalità dei casi, l’assassino era una persona conosciuta dalla vittima (mariti, ex compagni, padri, figli). L’età delle vittime varia dai 14 agli 85 anni. Questi numeri si sommano agli 84 femminicidi registrati nel 2025 e ai 99 del 2024, delineando un quadro che, secondo le manifestanti, richiede un intervento politico e culturale radicale, non certo un indebolimento delle tutele esistenti.
