Santiago del Cile – In una giornata dal forte valore simbolico, che coincide con l’anniversario della fine del regime militare, il Cile volta pagina. L’11 marzo si è insediato come nuovo presidente della Repubblica José Antonio Kast, avvocato e leader del Partito Repubblicano. La sua vittoria al ballottaggio di dicembre con oltre il 58% dei voti contro la candidata di sinistra Jeannette Jara ha segnato una netta inversione di rotta rispetto al precedente governo progressista di Gabriel Boric, il più a sinistra della storia recente cilena. Si tratta del più marcato spostamento a destra del Paese sudamericano dal ritorno alla democrazia nel 1990.
Una data simbolica e un mandato chiaro
La scelta dell’11 marzo per l’insediamento non è casuale. Esattamente 36 anni prima, l’11 marzo 1990, il generale Augusto Pinochet lasciava il potere dopo 17 anni di dittatura, un periodo che ha profondamente segnato la storia e la società cilena con migliaia di vittime e desaparecidos. Kast, che in passato ha espresso posizioni di comprensione verso il regime militare, lodandone le politiche economiche pur condannando le violazioni dei diritti umani, assume la presidenza con un programma incentrato su tre “emergenze”: sicurezza, economia e sociale. La sua campagna elettorale ha fatto leva sulle crescenti preoccupazioni dei cileni per l’aumento della criminalità e l’immigrazione irregolare, promettendo un “governo di emergenza” per ristabilire “ordine e pace”.
Il suo successo elettorale, il più ampio per un candidato di destra dalla fine della dittatura, è stato interpretato come una chiara richiesta di cambiamento da parte di un elettorato preoccupato. L’introduzione del voto obbligatorio ha inoltre contribuito a un’affluenza record, mobilitando fasce della popolazione che in passato si erano astenute e che hanno mostrato di preferire le proposte della destra sui temi della sicurezza.
Le priorità del nuovo governo: pugno di ferro e liberismo economico
Il programma di Kast, definito “Un Governo di Emergenza per Implementare un Cambio Radicale”, mette la sicurezza al primo posto. Tra le proposte più discusse figurano la dichiarazione dello stato di emergenza in alcune regioni per combattere la criminalità organizzata e il narcotraffico, e un approccio molto duro nei confronti dell’immigrazione illegale. Kast ha proposto la costruzione di un muro al confine nord e ha lanciato un ultimatum ai migranti irregolari: lasciare il Paese o affrontare espulsioni di massa.
In campo economico, il nuovo presidente si ispira a un modello liberista, con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica di 6 miliardi di dollari nei primi 18 mesi di governo e di tagliare le tasse alle imprese per attrarre investimenti. Questo approccio segna una netta discontinuità con le politiche del predecessore Boric, che aveva puntato su una maggiore spesa sociale e una riforma fiscale progressiva.
- Sicurezza: Lotta frontale alla delinquenza, al narcotraffico e al terrorismo, con maggiori poteri e risorse alle forze dell’ordine.
- Immigrazione: Politiche restrittive, espulsione degli irregolari e rafforzamento dei controlli alle frontiere.
- Economia: Austerità, riduzione della spesa pubblica e incentivi al libero mercato per stimolare la crescita.
Un parterre internazionale che riflette il nuovo corso
La cerimonia di insediamento ha visto la partecipazione di importanti figure internazionali, che riflettono l’orientamento politico del nuovo governo. Era presente il Re Filippo VI di Spagna e numerosi capi di Stato latinoamericani. A rappresentare il governo italiano, è intervenuta la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Nei mesi precedenti al suo insediamento, Kast ha intrapreso un tour europeo che lo ha portato a incontrare la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, il premier ungherese Viktor Orban e il leader di Vox Santiago Abascal, a testimonianza di una rete di alleanze nel campo conservatore internazionale.
Tuttavia, si è registrata anche un’assenza di peso: quella del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. La sua decisione di non partecipare sarebbe legata all’invito esteso da Kast al senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente brasiliano e suo potenziale avversario politico, un gesto che ha creato un incidente diplomatico prima ancora dell’inizio del mandato.
Le sfide all’orizzonte
Nonostante un mandato elettorale forte, il cammino di José Antonio Kast non sarà privo di ostacoli. Il nuovo presidente non dispone di una maggioranza assoluta in Congresso, dove il Senato è spaccato a metà. Per portare avanti le sue riforme più ambiziose, dovrà necessariamente cercare alleanze e negoziare con le altre forze politiche. La sua presidenza si apre in un Cile polarizzato, reduce da anni di tensioni sociali e da un processo di riforma costituzionale fallito. La capacità di Kast di unire un Paese diviso e di rispondere alle aspettative di sicurezza e crescita economica, senza esacerbare le fratture sociali, sarà la vera misura del suo successo.
