ROMA – Un bambino ucciso ogni ora. È questa la tragica media che emerge dal cuore di un Medio Oriente nuovamente infiammato da un conflitto che si allarga a macchia d’olio. A dieci giorni dall’inizio degli attacchi di Israele e Stati Uniti in Iran e la conseguente risposta di Teheran, con il fronte che si è drammaticamente esteso al Libano, il bilancio delle vittime civili, e in particolare dei più piccoli, assume i contorni di una vera e propria strage. A denunciarlo è l’organizzazione non governativa Save the Children, che in una nota ha diffuso dati agghiaccianti: “quasi 300 bambini sono stati uccisi in tutta l’area”.
L’appello per un cessate il fuoco immediato
Di fronte a questa ecatombe, Save the Children ha chiesto “urgentemente la cessazione delle ostilità per proteggere i bambini da ulteriori danni”. Un appello che si unisce a quello di numerose altre organizzazioni umanitarie, testimoni impotenti di una crisi che sta avendo un impatto devastante sulla popolazione civile. “Ogni guerra è una guerra contro i bambini, e ancora una volta li vediamo pagare il prezzo più alto per un conflitto che non hanno né iniziato né in cui hanno avuto voce in capitolo”, ha dichiarato Nora Ingdal, direttrice di Save the Children in Libano. Le sue parole, cariche di frustrazione e dolore, sottolineano una verità inconfutabile: i bambini sono le vittime più vulnerabili di ogni conflitto armato.
La crisi umanitaria in Libano
La situazione è particolarmente critica in Libano, dove l’allargamento del conflitto ha innescato una massiccia ondata di sfollati. Secondo i dati del governo locale, riportati da Save the Children, “oltre 700.000 persone, tra cui oltre 200.000 minori, sono state sfollate”. L’UNICEF conferma la gravità della situazione, parlando di circa 700.000 sfollati, di cui 200.000 bambini, costretti a lasciare le proprie case. Molte famiglie hanno trovato rifugio in scuole e altri edifici pubblici, spesso sovraffollati e inadeguati. I team di Save the Children sul campo riportano scene drammatiche di famiglie che dormono in auto, per strada o in aule danneggiate. L’organizzazione sta distribuendo beni di prima necessità come coperte, materassi, prodotti per l’igiene e acqua, ma le necessità sono immense.
Il Ministero della Salute libanese ha fornito un bilancio drammatico delle vittime nel paese: 486 persone uccise e 1.313 ferite. Tra le vittime si contano 83 bambini. Un dato che, come sottolineato da Nora Ingdal, non rappresenta solo una statistica, ma “giovani vite stroncate e di bambini il cui futuro è stato segnato per sempre dalla guerra”.
Il pesante bilancio in Iran
Anche l’Iran sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane. Secondo il Ministero della Salute iraniano, i bambini e i minori costituiscono circa un terzo delle vittime totali dall’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani. Le cifre parlano di 190 vittime sotto i 18 anni, tra cui sei bambini con meno di 5 anni. La vittima più giovane è una bambina di appena otto mesi. Complessivamente, le autorità iraniane hanno riportato oltre 1.200 morti e più di 10.000 feriti. L’agenzia per i diritti umani HRANA, con sede negli Stati Uniti, ha fornito stime ancora più alte, parlando di almeno 1.708 persone uccise, tra cui 1.205 civili e almeno 194 bambini.
Un’escalation di violenza che travolge la regione
L’attuale escalation ha avuto inizio il 28 febbraio con un’offensiva su larga scala lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. L’operazione ha portato all’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. La reazione dell’Iran non si è fatta attendere, con il lancio di missili balistici contro Israele e basi statunitensi nella regione. Il conflitto si è rapidamente esteso, coinvolgendo, oltre al Libano, anche altri paesi del Golfo.
Questa spirale di violenza sta avendo conseguenze economiche globali, con il prezzo del petrolio che ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, alimentando i timori di una crisi energetica prolungata.
La comunità internazionale di fronte a una responsabilità collettiva
Le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere con forza un’azione immediata da parte della comunità internazionale. “La protezione dei civili deve essere la priorità assoluta”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. L’appello è a tutte le parti in conflitto affinché rispettino il diritto internazionale umanitario e pongano fine agli attacchi indiscriminati contro la popolazione e le infrastrutture civili. La richiesta di un cessate il fuoco immediato e definitivo è l’unica via per porre fine a questa catastrofe umanitaria e per proteggere le vite di innumerevoli innocenti, soprattutto quelle dei bambini, intrappolati in una guerra che non hanno scelto.
