Il settore del trasporto merci su rotaia è a un bivio critico, schiacciato tra le persistenti crisi geopolitiche globali e una struttura di costi sempre più insostenibile. A lanciare un accorato appello è Mauro Pacella, presidente di Assoferr, l’associazione che riunisce i detentori e gli utilizzatori di carri ferroviari europei in Italia. Le sue parole dipingono un quadro preoccupante, dove l’aumento dei costi logistici e il calo dei volumi rischiano di portare il comparto a un “punto di non ritorno”.
L’impatto devastante della crisi nello Stretto di Hormuz
Al centro delle preoccupazioni vi è la crisi nello Stretto di Hormuz, un’arteria fondamentale per il commercio mondiale. La sua chiusura o instabilità costringe le compagnie a deviare le rotte, con conseguenze dirette e pesanti. Secondo le analisi di Assoferr, il bypass dello stretto comporta un aumento dei tempi di viaggio di almeno 20 giorni. Questo ritardo si traduce in un effetto a catena che impatta l’intera filiera produttiva, specialmente per settori come l’automotive, la chimica o l’elettronica, che operano con catene di fornitura “just-in-time”.
Ma non è solo una questione di tempo. I costi subiscono un’impennata vertiginosa: tra il maggior consumo di carburante per le rotte più lunghe, l’aumento dei premi assicurativi per il rischio bellico e altri oneri accessori, si stima un incremento dei costi che può superare il 50% rispetto ai livelli base. Un fardello che grava pesantemente sulle imprese italiane ed europee, già provate da anni di instabilità economica a partire dalla pandemia.
Volumi in calo e il rischio di speculazione
La conseguenza diretta di queste difficoltà è un mercato che si trova a “fronteggiare merci bloccate con grande preoccupazione per i volumi conseguentemente in calo”, come sottolineato da Pacella. Il blocco degli scambi commerciali tra est e ovest non solo rallenta l’economia, ma apre anche la porta a possibili fenomeni speculativi. Il settore, che già nel 2025 ha registrato un calo diffuso su tutti gli indicatori, si trova in una condizione di sofferenza. Dati recenti mostrano una contrazione dei volumi di traffico merci dell’8% rispetto al 2022, un segnale allarmante per un comparto strategico.
Nonostante le imprese abbiano sviluppato modelli di flessibilità e resilienza, l’attuale scenario rischia di vanificare gli sforzi. Pacella menziona anche la “Military Mobility”, il trasporto di materiale bellico, come una possibile filiera logistica alternativa, ma avverte che non può essere la soluzione a un problema sistemico così vasto.
La richiesta di un sostegno strutturale al trasporto ferroviario
Di fronte a questa tempesta perfetta, Assoferr ribadisce con forza la necessità di un sostegno continuo e strutturale alla competitività del trasporto ferroviario merci da parte del Governo. “Qualsiasi incentivo alla ferrovia merci compensa le esternalità generate da altre modalità di trasporto”, afferma Pacella, ricordando come il settore debba abituarsi a nuove “esternalità” come le continue crisi internazionali.
L’appello si concentra su alcuni punti chiave:
- Incentivi strutturali: Trasformare misure come il “Ferrobonus” in strumenti stabili e non occasionali.
- Sostegno all’ultimo miglio: Fondamentale è il supporto alla manovra ferroviaria nei porti, un segmento cruciale che ha visto un calo dei treni merci. Recentemente è stata approvata una proroga degli incentivi per questo specifico ambito, un passo giudicato positivo ma non ancora sufficiente.
- Superamento delle criticità infrastrutturali: L’Italia sconta ancora un ritardo rispetto alla media europea, con una quota modale ferroviaria del 12% contro il 17% dell’UE. Problemi come la limitata implementazione della sagoma P400 per i semirimorchi e l’inadeguatezza di alcuni collegamenti frenano lo sviluppo.
L’intermodalità come chiave di volta per il futuro
La visione proposta da Assoferr è chiara: il futuro del trasporto terrestre deve basarsi sull’intermodalità. Un sistema integrato in cui “la ferrovia percorre le tratte più lunghe mentre l’autotrasporto lo terminalizza con la sua flessibilità e capillarità”, spiega Pacella. Questo modello, basato sull’efficienza del trasporto “Terminal-to-Terminal” (T2T) con treni blocco, è l’unico segmento che ha mostrato una crescita robusta negli ultimi anni, a differenza del trasporto convenzionale.
Tuttavia, perché questo sistema funzioni, è indispensabile che “porti, interporti e industrie alimentino questo trasporto”. È un circolo virtuoso che richiede investimenti, visione strategica e un impegno concreto da parte di tutti gli attori della filiera logistica e delle istituzioni. L’obiettivo non è solo superare la crisi attuale, ma costruire un sistema di trasporto merci più resiliente, sostenibile ed efficiente per il futuro del Paese.
