TEHERAN – In una mossa che segna una svolta storica per la Repubblica Islamica, l’Assemblea degli Esperti ha ufficialmente nominato Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran. La decisione, annunciata dai media statali, pone il secondogenito dell’Ayatollah Ali Khamenei, deceduto il 28 febbraio in un raid aereo israelo-statunitense, al vertice del potere politico e religioso del Paese. Questa nomina rappresenta la prima successione di tipo ereditario dalla Rivoluzione del 1979, un evento che infrange il tabù della monarchia Pahlavi e che sta già alimentando un acceso dibattito interno ed internazionale.
La scelta di Mojtaba, 56 anni, era stata anticipata da giorni e rafforzata dalle dichiarazioni di alcuni membri dell’Assemblea degli Esperti, secondo cui il nome “Khamenei” sarebbe rimasto alla guida del Paese. Figure come l’ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri e Mohsen Heydari avevano confermato il raggiungimento di un consenso maggioritario sul candidato “più idoneo”, descritto come una figura “odiata dal nemico”, un chiaro riferimento alle dure posizioni espresse dagli Stati Uniti nei confronti di Mojtaba. La nomina è avvenuta in un contesto di conflitto aperto, che inevitabilmente conferisce alla successione una valenza strategica oltre che politica e religiosa.
Il profilo del nuovo leader: un uomo nell’ombra al centro del potere
Nonostante non abbia mai ricoperto cariche elettive o posizioni ufficiali di alto livello nel governo, Mojtaba Khamenei è da tempo considerato una delle figure più influenti e potenti all’interno del sistema di potere iraniano. Nato a Mashhad nel 1969, ha trascorso gran parte della sua vita al centro del potere, operando principalmente dietro le quinte dall’ufficio del padre. La sua influenza si è consolidata grazie a legami profondi e di lunga data con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), i Pasdaran, risalenti alla sua partecipazione alla guerra Iran-Iraq.
Descritto come un “falco” e un uomo della linea dura, è visto come l’architetto di molte delle politiche repressive del regime, specialmente durante le proteste del 2009. La sua ascesa, tuttavia, non è priva di ostacoli: il suo rango teologico non è tra i più elevati, non essendo un Grande Ayatollah, un dettaglio che in passato avrebbe potuto precludergli la carica. Inoltre, la sua figura è controversa anche all’interno dell’establishment, dove una fazione guidata da figure come Ali Larijani, segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ha mostrato opposizione.
Il processo di successione e il ruolo dell’Assemblea degli Esperti
La nomina della Guida Suprema spetta costituzionalmente all’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 religiosi sciiti eletti direttamente dal popolo ogni otto anni. Questo comitato ha il potere di nominare e, teoricamente, di rimuovere il leader. Tuttavia, le candidature per l’Assemblea stessa devono essere approvate dal Consiglio dei Guardiani, un organo di controllo che spesso esclude le voci più riformiste. In seguito alla morte di Ali Khamenei, si è insediato un consiglio direttivo ad interim, composto dal presidente, dal capo della magistratura e da un giurista del Consiglio dei Guardiani, con il compito di gestire la transizione fino alla nomina del nuovo leader.
La legge iraniana prevede che l’Assemblea elegga la nuova Guida “il prima possibile”. Il processo, sebbene formalmente nelle mani degli 88 esperti, è in realtà il risultato di un complesso equilibrio di potere tra le diverse anime del regime, in particolare l’establishment clericale e i vertici militari dei Pasdaran, che hanno prontamente dichiarato il loro sostegno al nuovo leader.
Reazioni internazionali e scenari futuri
La nomina di Mojtaba Khamenei è stata accolta con durezza sulla scena internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in passato aveva definito il nuovo leader un “peso piuma”, ha dichiarato che la scelta è “inaccettabile” e che il nuovo leader “dovrà ottenere la nostra approvazione”. Anche Israele ha lanciato un monito, avvertendo attraverso un post in farsi dell’esercito che “il lungo braccio dello Stato di Israele continuerà a perseguire il successore e chiunque tenti di nominarlo”.
La successione avviene in un momento di massima tensione, con attacchi missilistici e droni che hanno colpito diverse città iraniane e obiettivi strategici, e con una risposta iraniana che ha esteso il conflitto a Paesi del Golfo. La scelta di una figura intransigente come Mojtaba, forte del sostegno dei Pasdaran, sembra indicare la volontà di Teheran di non cedere alle pressioni esterne e di proseguire sulla linea della continuità e della fermezza. Il futuro dell’Iran, e con esso la stabilità dell’intero Medio Oriente, dipenderà ora dalle prime mosse del nuovo leader e dalla sua capacità di gestire una crisi interna e internazionale senza precedenti.
