ROMA – Una nuova, drammatica svolta investe la vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto il trasferimento dei tre figli minori della coppia anglo-australiana, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, in una nuova struttura protetta, separandoli di fatto anche dalla madre, Catherine Birmingham. Una decisione che ha scatenato un’ondata di reazioni, culminata con il deciso intervento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso profonda allarme e ha chiesto formalmente la sospensione del provvedimento.
L’intervento della Garante Terragni: “Prevenire un ulteriore trauma”
L’Autorità Garante ha manifestato la sua netta contrarietà al trasferimento, sottolineando come questa decisione rischi di “infliggere ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”. La Garante ha richiesto un “ulteriore approfondimento medico indipendente” per valutare le possibili e “irreparabili conseguenze” di questa nuova separazione sulla salute psicofisica dei bambini. Questo appello si fonda su una precedente perizia della Asl Lanciano Vasto Chieti che aveva già evidenziato uno “stato di disagio e sofferenza dei minori”, raccomandando di “favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”. Un’indicazione che, secondo Terragni, è stata completamente disattesa, muovendosi nella direzione opposta a quella auspicata per il benessere dei piccoli.
Marina Terragni ha inoltre annunciato la sua intenzione di incontrare personalmente i bambini, accompagnata da consulenti medici indipendenti, per accertarsi delle loro condizioni. La richiesta formale è stata inoltrata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, alla Procura e alla tutrice legale dei minori.
Il contesto della vicenda e le decisioni del Tribunale
La vicenda ha inizio il 20 novembre 2025, quando i tre bambini vengono sottratti alla coppia che viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti. Da allora, i minori si trovavano in una casa famiglia a Vasto insieme alla madre. La recente ordinanza del Tribunale dell’Aquila, che dispone l’allontanamento della madre e il trasferimento dei figli, è arrivata in concomitanza con l’avvio della perizia psicologica disposta dagli stessi giudici per valutare lo stato dei bambini. Tale perizia, affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, avrebbe dovuto fornire un quadro aggiornato dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo dei minori. Secondo quanto emerso dall’ordinanza, la decisione dei giudici si baserebbe anche su relazioni degli educatori che descrivono una crescente conflittualità all’interno della struttura, attribuendo alla madre un comportamento “ostile” e condizionante nei confronti dei figli.
Nonostante la separazione, il provvedimento prevede comunque incontri protetti e contatti a distanza tra la madre e i bambini, e invita i servizi sociali a valutare un possibile incremento delle visite con il padre. È importante sottolineare che, negli atti relativi a questo caso, non sono mai emersi episodi di violenza o maltrattamento.
Le reazioni del mondo politico e legale
La decisione del Tribunale ha innescato un acceso dibattito politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la notizia “senza parole”, parlando di un “ulteriore, pesantissimo trauma” inflitto ai bambini e denunciando una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”. Anche altri esponenti politici, come il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, e la Lega, hanno espresso dure critiche, chiedendo un’ispezione ministeriale. Sul fronte legale, gli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno annunciato ricorso alla Corte d’Appello, definendo il provvedimento “assolutamente scarno”.
Il principio del “superiore interesse del minore”
Al centro di questa complessa e dolorosa vicenda vi è il principio cardine del diritto minorile: il “superiore interesse del minore”. L’intervento della Garante Terragni, così come le preoccupazioni espresse da più parti, solleva un interrogativo fondamentale: le decisioni prese finora stanno realmente tutelando il benessere psicofisico di questi tre bambini? La separazione dai loro affetti primari, prima dal padre e ora anche dalla madre, rischia di lasciare ferite profonde e difficilmente sanabili. La richiesta di una valutazione medica indipendente e la sospensione del trasferimento rappresentano un tentativo di riportare al centro della questione la salute e la serenità dei minori, al di là di ogni altra considerazione. La vicenda della “famiglia del bosco” continua a porre domande cruciali sul ruolo delle istituzioni, sulla libertà educativa dei genitori e su quale sia il confine tra la tutela e l’ingerenza nella vita delle famiglie.
