Il 7 marzo 2026 segna un traguardo storico nella lotta alla criminalità organizzata in Italia: il trentesimo anniversario dell’approvazione della legge 109/96. Questa normativa, nata su impulso di una vasta mobilitazione popolare promossa da Libera e sostenuta da un milione di firme, ha introdotto un principio rivoluzionario: il riutilizzo a fini sociali dei beni sottratti alle mafie. Per celebrare tre decenni di impegno e di successi, l’associazione fondata da Don Luigi Ciotti ha organizzato l’iniziativa “109 piazze per la legge 109”, una mobilitazione capillare che dal 6 all’8 marzo animerà oltre 180 luoghi in tutto il Paese.

Una Conquista di Civiltà: Dalla Confisca alla Rinascita Sociale

Prima della legge 109, i patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni mafiose, pur se confiscati, rischiavano di rimanere inutilizzati o, peggio, di tornare indirettamente sotto il controllo della criminalità. La legge del 1996, che si inserisce nel solco tracciato dalla legge Rognoni-La Torre del 1982 sull’introduzione del reato di associazione mafiosa e sulla confisca dei beni, ha rappresentato una svolta epocale. Ha permesso di trasformare ville, terreni, aziende e altri beni, simbolo del potere mafioso, in strumenti di riscatto e di bene comune. Come sottolineato da Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, “la peculiarità della legge 109/96 è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto”.

In questi trent’anni, sono nate in tutta Italia oltre 1.200 esperienze di riutilizzo sociale. Cooperative agricole che coltivano terreni un tempo in mano ai clan, centri culturali, strutture di accoglienza per persone in difficoltà, progetti educativi e spazi di inclusione sociale hanno preso il posto di ricchezze sporche, talvolta macchiate di sangue. Secondo i dati più recenti di Libera, sono 1.332 i soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, coinvolgendo 739 associazioni in 19 regioni e 448 comuni. Le regioni con il maggior numero di realtà sociali assegnatarie sono la Sicilia, seguita da Campania, Lombardia e Calabria.

“109 Piazze”: Tre Giorni di Mobilitazione e Impegno

Per onorare questo anniversario, la rete di Libera ha promosso tre giorni di iniziative su tutto il territorio nazionale. Da Trieste a Palermo, passando per Milano, Torino, Genova, Bologna, Roma e Napoli, centinaia di piazze, luoghi e spazi sono animati da volontari, associazioni e cittadini. Il programma prevede banchetti informativi, incontri pubblici, dibattiti e visite guidate ai beni confiscati, per raccontare e valorizzare il significato profondo di questa legge.

L’obiettivo non è solo celebrativo. L’iniziativa “109 piazze per la legge 109” è anche un’occasione per rilanciare l’impegno e affrontare le sfide ancora aperte. Durante la mobilitazione, infatti, viene promossa la campagna “Diamo linfa al bene”, una raccolta firme per una richiesta concreta e strategica: destinare stabilmente il 2% del Fondo Unico Giustizia (FUG) al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Questa misura, secondo Libera, fornirebbe le risorse necessarie per rendere più tempestiva ed efficace la gestione dei beni, evitando che ritardi e ostacoli burocratici facciano il gioco delle mafie.

Le Sfide Future e l’Importanza di non Fare Passi Indietro

Nonostante i successi, il percorso non è esente da difficoltà. Luigi Ciotti ha evidenziato la presenza di “ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare”. Per questo, oggi più che mai, è fondamentale “stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti”. La sfida, come ha spiegato Tatiana Giannone, referente nazionale del settore Beni confiscati di Libera, è considerare queste strutture non come semplici spazi da riempire, ma come risorse strategiche per lo sviluppo dei territori. È necessario accorciare i tempi tra sequestro, confisca e assegnazione, e costruire reti di supporto per le realtà che nascono all’interno di questi beni.

La legge 109/96 non è solo un modello per l’Italia, ma è presa ad esempio da altre legislazioni nel mondo, a partire dall’Unione Europea. I beni restituiti alla collettività, come afferma Ciotti, “parlano”: raccontano storie di riscatto, di fiducia generata nelle comunità, di progetti culturali, artistici e sportivi. Rappresentano la vittoria dello Stato e della società civile, un investimento morale e materiale che trasforma la ricchezza illecita in un motore di sviluppo, legalità e giustizia sociale.

Di veritas

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