ROMA – Il mondo osserva con il fiato sospeso l’escalation militare in Medio Oriente, iniziata una settimana fa con i raid israelo-americani che, secondo fonti statunitensi e israeliane, avrebbero portato all’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. Mentre le notizie dal fronte rimangono concitate e la tensione internazionale sale, le comunità della diaspora iraniana sparse per il globo sono scese in piazza, rivelando un panorama di opinioni profondamente diviso e mettendo in luce le complesse fratture politiche che attraversano il popolo iraniano. Dalle capitali europee come Parigi, Stoccolma e Amsterdam, fino al Sudafrica, le manifestazioni hanno assunto volti diversi: dal sostegno al ritorno della monarchia, alla ferma opposizione alla guerra, fino a inaspettate dimostrazioni di supporto per la Repubblica Islamica.
L’Europa: un Mosaico di Proteste Controverse
Il Vecchio Continente è diventato il palcoscenico principale di questa divergenza di vedute. A Parigi, la divisione si è materializzata in due manifestazioni distinte e contrapposte. Da un lato, i sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià d’Iran, hanno sfilato chiedendo per lui un ruolo centrale in una fase di transizione politica, vedendolo come una figura capace di unificare il paese dopo decenni di regime teocratico. Sulle loro bandiere spiccava il leone con il sole, simbolo della monarchia Pahlavi, un’immagine che evoca un passato pre-rivoluzionario. Dall’altro lato della capitale francese, un altro corteo ha espresso una netta opposizione a questo scenario, temendo forse il ritorno a un’altra forma di potere autoritario o semplicemente rifiutando l’ingerenza di figure legate al passato.
Questa spinta monarchica ha trovato eco anche a Stoccolma, dove centinaia di dimostranti si sono radunati con le foto di Reza Pahlavi e di suo padre, Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Scià. Ad Amsterdam, la protesta ha assunto contorni ancora più netti: i manifestanti hanno marciato lungo i canali sventolando non solo le bandiere dell’Iran pre-rivoluzionario, ma anche quelle di Israele e degli Stati Uniti. Le loro richieste al governo olandese sono state esplicite: invitare ufficialmente Reza Pahlavi nei Paesi Bassi e chiudere l’ambasciata della Repubblica Islamica, un gesto di rottura diplomatica totale con l’attuale (e ora decapitato) regime.
Il Fronte Pacifista e l’Ombra della Guerra
Mentre una parte della diaspora guarda al futuro politico dell’Iran, un’altra esprime una profonda angoscia per il presente conflitto. In Gran Bretagna, il focus si è spostato sulla base aerea di Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Qui, manifestanti contro la guerra si sono radunati con cartelli inequivocabili: “Giù le mani dall’Iran”, “Pace” e “Yankees, tornate a casa”. La loro protesta è una reazione diretta all’annuncio del governo britannico, che ha confermato l’utilizzo delle proprie basi da parte delle forze armate statunitensi per “operazioni difensive”. La presenza dei bombardieri B-1 dell’aeronautica militare statunitense a Fairford, come riportato dall’agenzia Afp, ha reso tangibile il coinvolgimento europeo nel conflitto, alimentando i timori di un’escalation incontrollata. Manifestazioni con simili toni pacifisti si sono svolte anche a Cipro, isola strategicamente posizionata nel Mediterraneo orientale e vicina al teatro delle operazioni.
Le Sorprendenti Piazze Pro-Khamenei in Sudafrica
Forse lo scenario più complesso e inatteso si è registrato in Sudafrica, una nazione con una recente e forte posizione critica nei confronti di Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia per la guerra a Gaza. A Johannesburg, decine di persone si sono radunate davanti al consolato statunitense non per protestare contro il regime di Teheran, ma per sostenerlo. I manifestanti hanno esibito foto del defunto Ali Khamenei e sventolato la bandiera della Repubblica Islamica, accompagnate da cartelli critici verso Israele. Questa manifestazione evidenzia come, per una parte del mondo, la Repubblica Islamica rappresenti un baluardo contro l’influenza occidentale e israeliana in Medio Oriente.
Tuttavia, anche qui la divisione è emersa chiaramente. A Città del Capo, attivisti iraniani pro-democrazia si sono uniti a sostenitori di Israele, sventolando bandiere israeliane e scandendo slogan nel centro commerciale Albert Waterfront. La loro presenza è stata contestata da contro-manifestanti con cartelli di denuncia contro Israele e a sostegno della causa palestinese, a riprova di come il conflitto iraniano si intrecci inestricabilmente con la più ampia e polarizzante questione israelo-palestinese.
Un Futuro Incerto e una Diaspora Divisa
Le piazze di tutto il mondo raccontano la storia di una nazione ferita e di un popolo diviso, il cui destino appare oggi più incerto che mai. La morte di Khamenei, se confermata da fonti indipendenti e iraniane, apre un vuoto di potere che diverse fazioni, interne ed esterne al paese, cercheranno di colmare. La diaspora, con le sue anime contrapposte – quella che sogna il ritorno di un re, quella che invoca la pace sopra ogni cosa e quella che, per ragioni geopolitiche, si schiera con la teocrazia – riflette le profonde incertezze che attendono l’Iran. Il futuro del paese non si deciderà solo a Teheran, ma anche nelle strade di Parigi, Londra e Johannesburg, dove ogni bandiera e ogni slogan rappresentano una visione diversa per gli oltre 88 milioni di iraniani.
