L’AQUILA – Si apre un nuovo, delicato capitolo nella complessa vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Nella giornata di ieri, venerdì 6 marzo, ha preso il via la perizia psicologica disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila sui tre figli della coppia anglo-australiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. I bambini, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, sono ospiti di una struttura protetta nel Vastese dallo scorso 20 novembre, quando sono stati allontanati dal casolare di Palmoli (Chieti) dove vivevano con i genitori in condizioni considerate inadeguate dalle autorità.
Tuttavia, l’avvio degli accertamenti peritali è stato funestato da una decisione tanto improvvisa quanto controversa: un’ordinanza dello stesso Tribunale ha disposto il trasferimento dei tre minori in un’altra struttura e, contestualmente, l’allontanamento della madre, Catherine, dalla casa famiglia dove finora aveva potuto risiedere insieme a loro. Una scelta che ha immediatamente innescato un acceso dibattito, sollevando forti critiche da parte dei legali della famiglia e di esponenti politici, e gettando un’ombra pesante sul già provato equilibrio psicologico dei bambini.
La perizia psicologica: un esame cruciale
L’incarico di valutare lo stato psicologico dei tre minori è stato affidato alla psichiatra Simona Ceccoli, nominata consulente tecnica d’ufficio (CTU) dai giudici minorili. Le operazioni peritali, che si protrarranno per due giorni, si svolgono alla presenza dello psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte nominato dalla difesa. L’obiettivo è tracciare un quadro scientifico e aggiornato delle loro condizioni di vita, dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, nonché delle figure di riferimento e dei modelli di identificazione interiorizzati. I risultati di questa delicata indagine, che fa seguito a quella, anch’essa oggetto di polemiche, sulla capacità genitoriale della coppia, saranno depositati e inviati alle parti entro 60 giorni.
La decisione shock del Tribunale: madre allontanata
Proprio nel giorno di avvio della perizia, è giunta come un fulmine a ciel sereno l’ordinanza che separa la madre dai figli. Secondo quanto trapelato, alla base della decisione vi sarebbe un presunto atteggiamento “ostile e poco collaborativo” di Catherine Birmingham nei confronti degli operatori dei servizi sociali e delle indicazioni educative fornite per i bambini. I giudici avrebbero ritenuto la “persistente e costante presenza materna” come un ostacolo agli interventi programmati e “pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”. La donna, descritta nell’ordinanza come diffidente, avrebbe influenzato negativamente i figli, i quali sarebbero “arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa”.
La reazione a questo provvedimento è stata durissima. I legali della coppia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno espresso profonda amarezza, parlando di un “Paese non civile” e puntando il dito contro le modalità di gestione della vicenda. L’allontanamento è avvenuto tra le “urla strazianti dei bambini”, come riportato dai presenti, un momento definito “terribile” che ha scosso profondamente i genitori. Anche l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, si è detta “allarmata per le possibili irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica dei tre bambini”, auspicando una sospensione del trasferimento senza la madre.
La storia della “famiglia nel bosco”
La vicenda ha avuto inizio circa un anno fa, quando la famiglia è finita in ospedale per un’intossicazione da funghi velenosi raccolti nel bosco. Quell’episodio ha acceso i riflettori sul loro stile di vita radicalmente alternativo: un casolare isolato a Palmoli, senza allacci a luce, acqua e gas, istruzione parentale e un’esistenza a stretto contatto con la natura. A seguito dei controlli, i Carabinieri hanno segnalato l’abitazione come “fatiscente e priva dei servizi essenziali”, portando alla sospensione temporanea della responsabilità genitoriale e, infine, all’allontanamento dei minori lo scorso novembre.
Da allora, la vicenda ha spaccato l’opinione pubblica, tra chi sostiene la libertà di scelta educativa dei genitori e chi pone l’accento sulla tutela del benessere e dei diritti primari dei bambini. La storia ha anche visto gesti di grande solidarietà, come quello dell’ex ristoratore di Ortona, Armando Carusi, che ha offerto in comodato d’uso gratuito un suo casolare più confortevole al padre, Nathan, per favorire il ricongiungimento familiare. Nonostante una fondazione si fosse offerta di coprire le spese di locazione fino alla maggiore età dei ragazzi, Carusi ha dichiarato di voler proseguire solo per un altro anno, sperando in una rapida soluzione.
Incertezza sul futuro
Con la madre allontanata e trasferita insieme al marito nel casolare offerto da Carusi, e i figli destinati a una nuova struttura, il futuro della famiglia appare più incerto che mai. Non è chiaro come la recente, traumatica separazione influenzerà l’esito della perizia psicologica appena iniziata. Sullo sfondo, rimangono aperte diverse questioni: non è stato ancora presentato un progetto di ristrutturazione per il casolare nel bosco e, secondo alcune voci, la famiglia potrebbe optare per un’altra abitazione o addirittura chiedere il rimpatrio in Australia. Intanto, la comunità locale e gruppi di famiglie neorurali hanno organizzato una fiaccolata silenziosa in segno di solidarietà, chiedendo maggiore sensibilità nella gestione di un caso umano e giudiziario che continua a far discutere l’Italia.
