Roma – Il mercato dei carburanti è di nuovo in subbuglio. Le recenti e repentine impennate dei prezzi alla pompa hanno scatenato la dura reazione delle organizzazioni di categoria dei gestori, Faib Confesercenti e Fegica, che puntano il dito contro quella che definiscono una “speculazione evidente e sotto gli occhi di tutti”. L’accusa, pesante come un macigno, è stata lanciata durante la riunione della Commissione ministeriale di intervento rapido, convocata d’urgenza da “Mister Prezzi” e presieduta dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Secondo i rappresentanti dei benzinai, è “in alcun modo credibile” che le prime, lievi oscillazioni dei mercati internazionali possano giustificare una “reazione così violenta e immediata” sui listini. Il sospetto, neanche troppo velato, è che i rincari, segnalati anche oltre i 20 centesimi al litro, non riflettano il costo reale del prodotto venduto in questi giorni, che verosimilmente è stato acquistato e stoccato in precedenza a prezzi inferiori. In sostanza, i gestori accusano l’industria petrolifera di nascondersi dietro “i soliti ‘numerelli’ del Platts, del Brent e del WTI” per giustificare aumenti sproporzionati.
La linea dura dei Gestori: “Prezzi Controllati e Accisa Mobile”
Di fronte a questa situazione, la richiesta delle associazioni è netta e perentoria. Se la “moral suasion” non dovesse sortire effetti, il Ministero ha il dovere di intervenire con gli strumenti normativi a sua disposizione. La proposta sul tavolo è duplice:
- Tornare temporaneamente a un regime di prezzi controllati: una misura d’emergenza per calmierare i listini e proteggere i consumatori da ulteriori fiammate.
- Attivare il meccanismo dell’accisa mobile: questo strumento permetterebbe di diminuire le accise in modo proporzionale al maggior gettito IVA incassato dallo Stato a seguito dell’aumento dei prezzi.
Le sigle sindacali, tra cui anche Figisc, sono convinte che gli eventuali speculatori non vadano cercati tra i benzinai, bensì “a monte della filiera”. Un’accusa diretta alle compagnie petrolifere, accusate di applicare aumenti “preventivi” e ingiustificati, basati più su mere previsioni future che su reali dinamiche di costo.
La risposta del Governo e i controlli della Guardia di Finanza
Il grido d’allarme non è rimasto inascoltato. Il Ministro Urso ha assicurato che l’attenzione del Governo è massima e ha già potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la catena di distribuzione. Le riunioni della Commissione di allerta rapida diventeranno un appuntamento settimanale, fissato ogni venerdì, per monitorare costantemente l’evoluzione dei mercati energetici e le possibili ricadute sull’inflazione e sul carrello della spesa.
Parallelamente, è scesa in campo la Guardia di Finanza, che ha intensificato i controlli su tutta la filiera. Le Fiamme Gialle stanno verificando eventuali anomalie nei rincari e la corretta applicazione delle norme sulla trasparenza dei prezzi. Sebbene il Ministro Urso abbia dichiarato che al momento non risultano fenomeni speculativi diffusi, ha anche ammesso che una ventina di casi sospetti segnalati da Mister Prezzi sono attualmente al vaglio degli inquirenti.
Il contesto internazionale e le reazioni dei consumatori
È innegabile che le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con la crisi nello Stretto di Hormuz, abbiano generato forti turbolenze sui mercati. Il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata, con il Brent che ha superato i 92 dollari al barile e il WTI che si attesta intorno ai 90 dollari. Tuttavia, secondo i gestori, le compagnie petrolifere, che per legge devono avere scorte per almeno 30 giorni, avrebbero potuto e dovuto mitigare l’impatto di queste oscillazioni sui consumatori finali.
Anche le associazioni dei consumatori, come Adoc, Assoutenti e Federconsumatori, sono sul piede di guerra. La loro proposta è quella di una sterilizzazione delle accise di almeno 20 centesimi al litro e una rimodulazione dell’IVA sui carburanti. L’Unione Nazionale Consumatori, invece, suggerisce di replicare la strategia del governo Draghi, che intervenne con un taglio diretto e temporaneo delle accise.
La situazione resta tesa. Mentre il Governo promette una stretta sui rincari e monitora la situazione, i cittadini si trovano a fare i conti con un diesel che in autostrada, in modalità servito, ha già superato la soglia psicologica dei 2,5 euro al litro. La partita per fermare la corsa dei prezzi è appena iniziata e l’esito è tutt’altro che scontato.
