Un filmato che scuote le fondamenta dell’indagine e getta nuove, inquietanti ombre sulla figura di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di Polizia di 42 anni in carcere con la pesante accusa di omicidio volontario. Le immagini, risalenti al 2024 e trasmesse dalla trasmissione di Rai3 ‘Chi l’ha visto?’, mostrano l’agente all’interno di un piccolo supermarket di Piazzale Gabriele Rosa a Milano. Insieme a due colleghi, un uomo e una donna, Cinturrino si rivolge a una persona all’interno del negozio con parole inequivocabili: “Oh, se trovi la droga la metti da parte. Quando mi vedi, io domani mattina vengo, me la dai. Va bene?”. Una richiesta che, secondo gli inquirenti, potrebbe suonare più come una minaccia e che si inserisce in un quadro investigativo sempre più complesso e allarmante.

L’omicidio di Abderrhaim Mansouri e le indagini

La vicenda che ha portato all’arresto di Cinturrino è la morte di Abderrhaim Mansouri, 28enne di origini marocchine conosciuto come “Zack”, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio scorso nel cosiddetto “boschetto della droga” di Rogoredo, alla periferia di Milano. Inizialmente, la versione fornita dall’agente e supportata dai colleghi presenti era quella della legittima difesa: Mansouri avrebbe puntato una pistola contro di lui. Una ricostruzione che si è sgretolata rapidamente. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Scientifica, hanno infatti accertato che l’arma ritrovata accanto al corpo della vittima, una replica a salve, sarebbe stata collocata lì in un secondo momento per depistare le indagini. Sul giocattolo non sono state trovate tracce di DNA della vittima, ma solo quelle di Cinturrino. Lo stesso agente, durante un colloquio in carcere, ha poi ammesso di aver alterato la scena del crimine, sostenendo di averlo fatto per timore delle conseguenze.

Le indagini, coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, si sono basate su un meticoloso lavoro di raccolta di testimonianze, interrogatori, analisi di tabulati telefonici e filmati di telecamere di sorveglianza. Oltre all’accusa di omicidio volontario per Cinturrino, quattro suoi colleghi sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Emergono dettagli inquietanti, come il fatto che i soccorsi per Mansouri, agonizzante a terra, sarebbero stati chiamati solo 23 minuti dopo lo sparo.

La difesa di Cinturrino: “Fango per screditarmi”

Dal carcere, Carmelo Cinturrino respinge fermamente ogni accusa, in particolare quella di omicidio volontario. Attraverso i suoi nuovi legali, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, l’agente definisce i racconti emersi sul suo conto come “fango per screditarmi”. La sua difesa sostiene che le accuse proverrebbero da ambienti criminali e sarebbero frutto di “atteggiamenti vendicativi”, legati alla sua intensa attività di repressione dello spaccio di stupefacenti. I legali parlano di una “tragedia che coinvolge tutti”, affermando che il loro assistito non aveva alcuna intenzione di uccidere. La strategia difensiva punta a dimostrare l’infondatezza di certe ipotesi di illecito, basate, a loro dire, unicamente su informazioni mediatiche non ancora formalmente contestate.

Un’inchiesta che si allarga: violenze, “pizzo” e un sistema sotto esame

Il caso Cinturrino ha scatenato un vero e proprio terremoto che va ben oltre l’episodio di Rogoredo. L’inchiesta si è allargata a macchia d’olio, estendendosi ad altre zone della periferia sud-est di Milano, come Corvetto e Calvairate. Gli inquirenti stanno passando al setaccio anni di operazioni antidroga considerate “dubbie”. Emergono testimonianze pesanti da parte di pusher e tossicodipendenti che descrivono un presunto modus operandi fatto di pestaggi, richieste di denaro e droga in cambio di protezione. Si parla di un agente soprannominato “Luca Corvetto” e si cercano riscontri a video che potrebbero documentare pestaggi, tra cui uno ai danni di un pusher disabile, poi deceduto. Queste accuse, ancora da verificare, sono in parte confermate anche da alcuni dei colleghi indagati.

La gravità della situazione ha portato a provvedimenti drastici ai vertici del commissariato Mecenate, dove Cinturrino prestava servizio. Il dirigente è stato trasferito, così come i quattro agenti indagati, in una mossa volta a garantire la massima trasparenza delle indagini e a fugare ogni sospetto di copertura.

Di veritas

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