Il dibattito sul referendum per la riforma della giustizia, già incandescente, è stato scosso da un vero e proprio terremoto politico. A innescare la miccia non è stato un esponente di partito, ma una figura tecnica di altissimo profilo: Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Durante un confronto televisivo sull’emittente siciliana TeleColor, la dottoressa Bartolozzi ha pronunciato parole destinate a lasciare un segno profondo nella campagna referendaria.
“Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci”, ha esordito, per poi lanciare un appello diretto ai cittadini: “Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione“. Un’affermazione che ha immediatamente incendiato il confronto, già teso, con la senatrice di Alleanza Verdi-Sinistra Ilaria Cucchi, presente in studio.
La reazione a catena: opposizioni all’attacco e imbarazzo nella maggioranza
Le parole di Giusi Bartolozzi hanno avuto l’effetto di una deflagrazione. Le opposizioni sono insorte compatte, chiedendo a gran voce le sue dimissioni. I leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, hanno definito la richiesta di dimissioni “immediata”, sostenendo che, in caso contrario, “dovrebbe essere il ministro Nordio a cacciarla seduta stante”. Sulla stessa linea si è schierato il Partito Democratico, con la capogruppo alla Camera, Chiara Braga, che ha bollato le frasi come “inaccettabili”. Anche Sandro Ruotolo, della segreteria nazionale PD, ha rincarato la dose, affermando che “in un Paese normale, dopo quelle parole, Giusi Bartolozzi si sarebbe già dimessa”.
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha colto l’occasione per un’analisi sarcastica, contrapponendo l’intervento della Bartolozzi a un video della premier Giorgia Meloni diffuso in mattinata: “Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi, il Capo di gabinetto del ministro Nordio, padre della riforma, ha ammesso in tv in pochi secondi”. Secondo il M5s, quello della Bartolozzi è un “messaggio eversivo” che chiarisce le reali intenzioni del governo: “sbarazzarsi della magistratura”.
Le dichiarazioni hanno creato un forte imbarazzo anche all’interno della maggioranza. Fonti interne avrebbero riferito di una premier Giorgia Meloni “fortemente contrariata” dall’uscita della stretta collaboratrice del Guardasigilli, che rischia di compromettere la narrazione governativa di una riforma non ostile alla magistratura.
Il contesto personale e la vicenda giudiziaria
A gettare un’ulteriore ombra sulle affermazioni della capo di gabinetto è la sua situazione personale. A fine febbraio, le è stato notificato l’atto di chiusura delle indagini per il reato di false comunicazioni ai pm nell’ambito della complessa vicenda Almasri. Un dettaglio che non è sfuggito durante il suo intervento televisivo, dove ha dichiarato: “Io ho un’inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese. Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?”. Queste parole hanno ulteriormente alimentato le critiche, con le opposizioni che hanno sottolineato la gravità di un alto funzionario dello Stato che minaccia di sottrarsi alla giustizia.
Il tentativo di chiarimento e le scuse tardive di Nordio
In un secondo momento, Giusi Bartolozzi ha tentato di smorzare i toni, precisando che la sua intenzione non era quella di attaccare l’intera categoria. Ha sostenuto di aver chiarito fin dall’inizio della trasmissione che la riforma mira a recuperare la credibilità della magistratura e che la gran parte dei magistrati sono “eccellenti professionisti”. Il suo attacco, a suo dire, era rivolto solo a “una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, che governa però il sistema”.
Tuttavia, il chiarimento non è bastato a placare la bufera. In tarda serata è arrivato l’intervento del Ministro Carlo Nordio, che si è detto dispiaciuto per le parole usate dalla sua capo di gabinetto. “Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell’affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura”, ha dichiarato il Guardasigilli. Nordio ha poi difeso la riforma, sottolineando che non intende indebolire la magistratura ma “restituire loro prestigio e autorevolezza”, e ha aggiunto di essere certo che la dottoressa Bartolozzi “non avrà alcuna difficoltà a scusarsi”. Nonostante l’invito del Ministro, al momento non sono pervenute scuse pubbliche da parte della diretta interessata e, anzi, lo stesso Nordio ha successivamente blindato la sua collaboratrice, affermando che non deve dimettersi.
L’intervento della Premier Meloni
La polemica si è intrecciata con la discesa in campo diretta della Premier Giorgia Meloni, che proprio nello stesso giorno aveva diffuso un video di 13 minuti per sostenere le ragioni del Sì al referendum. Nel suo intervento, Meloni aveva cercato di rassicurare sul fatto che la riforma non è “contro i magistrati” ma “contro le degenerazioni di un sistema bloccato”. Un messaggio che, secondo molti commentatori, è stato completamente azzerato in pochi secondi dalle parole della Bartolozzi, come sottolineato dalla deputata PD Simona Bonafè.
La vicenda Bartolozzi si inserisce in un clima già rovente, a poche settimane da un appuntamento referendario cruciale per il futuro della giustizia in Italia. Le sue parole, cariche di una forte connotazione personale, hanno inevitabilmente spostato il dibattito, rivelando, secondo le opposizioni, il vero volto di una riforma che continua a dividere profondamente il paese.
