Il tessuto imprenditoriale femminile in Italia sta attraversando una fase di profonda e significativa trasformazione. Sebbene i numeri assoluti registrino una lievissima flessione, con un calo dello 0,3% nel 2025 rispetto all’anno precedente, i dati rivelano un trend qualitativo di grande rilievo: le piccole imprese, spesso vicine a forme di autoimpiego, stanno cedendo il passo a realtà aziendali più grandi, forti e strutturate. È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzata con il supporto di SiCamera e del Centro studi Tagliacarne. La presentazione di questi dati ha coinciso con l’avvio a Lucca del “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa” edizione 2026, un’iniziativa che testimonia l’attenzione crescente verso questo motore fondamentale dell’economia nazionale.
A fine dicembre 2025, il numero totale di imprese femminili registrate si attesta a 1 milione e 303mila, rappresentando il 22,3% del sistema produttivo nazionale. La leggera contrazione, pari a poco più di 4.000 imprese in meno, nasconde però una dinamica interna estremamente positiva. Come ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, “L’impresa piccola e diffusa […] tende a lasciare il posto a realtà produttive più articolate e capaci di competere sul mercato. È un segnale positivo che registriamo ormai da tempo”. Questa evoluzione suggerisce una maggiore maturità e consapevolezza da parte delle imprenditrici, che puntano a costruire aziende solide e destinate a durare nel tempo.
La Crescita delle Medie e Grandi Imprese a Guida Femminile
L’analisi dimensionale delle imprese femminili è il cuore di questa trasformazione. Il confronto con il 2024 mostra un quadro chiaro e inequivocabile:
- Micro-imprese (0-9 addetti): Si registra una sensibile diminuzione, con quasi 4.500 aziende in meno.
- Piccole-medie imprese (10-49 addetti): Crescono dello 0,5%, con un saldo positivo di 246 unità.
- Medie imprese (50-249 addetti): Registrano un aumento dell’1,3%, pari a 44 nuove realtà.
- Grandi imprese (oltre 250 addetti): Mostrano la crescita percentuale più significativa, con un balzo del 3,8% (+13 aziende).
Questo spostamento verso classi dimensionali superiori indica un rafforzamento strutturale del sistema. Le imprenditrici non solo creano nuove attività, ma sono sempre più capaci di farle crescere, aumentando l’occupazione e consolidando la loro presenza sul mercato.
Il Boom delle Società di Capitali
Un altro dato fondamentale che conferma il consolidamento dell’imprenditoria femminile è l’incremento delle società di capitali, che segnano un +2,6% rispetto al 2024. In termini assoluti, questo si traduce in oltre 9.000 società di capitali in più a guida femminile, a fronte di una diminuzione di oltre 7.000 ditte individuali. La scelta di forme giuridiche più complesse e strutturate come le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) rispetto alla più semplice ditta individuale è un chiaro indicatore di una maggiore propensione all’investimento, alla crescita e a una visione imprenditoriale di lungo periodo.
Un’Italia a Due Velocità: L’Analisi Territoriale
La trasformazione in atto non è uniforme su tutto il territorio nazionale. L’analisi geografica mostra un’Italia a più velocità, con dinamiche regionali e provinciali molto eterogenee.
Le maggiori contrazioni si registrano in:
- Valle d’Aosta (-3,8%)
- Abruzzo (-1,6%)
- Calabria (-1,4%)
- Emilia Romagna e Molise (entrambe -1,3%)
Al contrario, si assiste a una crescita significativa in:
- Trentino Alto Adige (+1,1%)
- Sicilia (+0,7%)
- Sardegna (+0,3%)
A livello provinciale, il quadro è ancora più frastagliato. Tra le province più virtuose spiccano Sondrio (+2,5%), seguita da Gorizia, Palermo, Bolzano, Caltanissetta, Sassari e Trapani, tutte con una crescita superiore all’1%. Sul fronte opposto, le performance peggiori si registrano a Crotone, Aosta, Rovigo e Isernia, con cali superiori al 3%.
I Settori a Trazione Femminile
Nonostante la crescita in settori innovativi, alcuni ambiti si confermano roccaforti dell’imprenditoria “in rosa”. Le attività legate alla cura della persona, all’assistenza sociale, all’istruzione e alla formazione vedono una concentrazione di imprese femminili che varia tra il 30% e il 40% del totale. Anche settori come l’alloggio, la ristorazione, l’agricoltura e il commercio registrano una presenza femminile rilevante, con circa un quarto del totale delle imprese guidate da donne.
