A poche settimane dal voto referendario del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, un nuovo sondaggio condotto da Youtrend per SkyTg24 delinea uno scenario sempre più definito, con il fronte del “No” che non solo mantiene, ma consolida il proprio vantaggio. L’analisi, svolta tra il 3 e il 4 marzo 2026, evidenzia come l’esito della consultazione sia strettamente legato all’affluenza alle urne, ma con una tendenza che, per la prima volta, vede i contrari alla riforma prevalere in ogni scenario di partecipazione.
Il “No” in testa: i dati del sondaggio
Secondo la rilevazione, il “No” si attesta al 54,1% in uno scenario di bassa affluenza, stimata al 47,9% (considerando solo gli elettori che si dichiarano “sicuramente” intenzionati a votare). Questo dato segna un incremento rispetto alla precedente rilevazione del 27 febbraio, quando il “No” era quotato al 53,1% con un’affluenza del 46%.
Ancor più significativo è il dato relativo a una maggiore partecipazione. Anche includendo chi “probabilmente” si recherà ai seggi, portando l’affluenza potenziale al 57,3%, il “No” rimane in vantaggio con il 51,4%, seppur con uno scarto più ridotto rispetto al 48,6% del “Sì”. Si tratta di un’inversione di tendenza notevole se si considera che solo una settimana prima, con un’affluenza simile (55,4%), i due fronti erano appaiati al 50%. Ancora più indietro, nella rilevazione dell’11 febbraio, il “Sì” era addirittura in testa nello scenario ad alta affluenza.
La frattura politica sull’argomento rimane netta: oltre il 93% degli elettori di centrodestra si schiera per il “Sì”, mentre una percentuale analoga di elettori del “Campo Largo” (centrosinistra e M5S) è per il “No”. Interessante notare come tra gli elettori dei partiti centristi (Azione, Italia Viva, +Europa) circa sette su dieci sceglierebbero il “No”. A livello demografico, i giovani tra i 18 e i 34 anni si confermano il segmento più orientato verso il “No” (60-62% a seconda dell’affluenza).
Le intenzioni di voto dei partiti
Il sondaggio Youtrend ha analizzato anche le intenzioni di voto a livello nazionale, registrando alcune variazioni significative rispetto alla settimana precedente:
- Partito Democratico (PD): in crescita, raggiunge il 22,4% (+0,6).
- Movimento 5 Stelle (M5S): anch’esso in aumento, si attesta al 12,9% (+0,6).
- Fratelli d’Italia (FdI): si conferma primo partito con il 28,7%, pur registrando un leggero calo in altre rilevazioni recenti.
- Forza Italia (FI): si posiziona all’8,1%.
- Lega: al 6,4%, superata di poco da Alleanza Verdi-Sinistra (AVS) al 6,5%.
- Futuro Nazionale: la lista del generale Vannacci subisce una frenata, perdendo quasi un punto percentuale e attestandosi al 3,2%.
- Italia Viva (IV): registra una crescita dello 0,6%, raggiungendo il 2,2%.
Nel complesso, la coalizione di centrodestra mantiene un vantaggio significativo sulle opposizioni.
Il futuro di Giorgia Meloni: italiani divisi
Una delle domande più politicamente rilevanti poste dal sondaggio riguarda le conseguenze di una possibile vittoria del “No”. Cosa dovrebbe fare la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in caso di bocciatura della riforma bandiera del suo governo? Gli italiani appaiono spaccati:
- Il 42% degli intervistati ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe restare a Palazzo Chigi. Questa opinione è condivisa dall’86% degli elettori di centrodestra.
- Il 37% pensa invece che dovrebbe dimettersi. Questa visione è prevalente tra gli elettori del campo largo (69%).
- Un restante 21% non esprime un’opinione.
La questione delle dimissioni è sentita in modo diverso anche a seconda delle fasce d’età: gli over 55 sono più favorevoli alla continuità del governo (49% contro 36%), mentre tra i 35-54enni prevale la richiesta di dimissioni (44% contro 30%).
Nota metodologica del sondaggio
È importante sottolineare che il sondaggio è stato realizzato con metodologia CAWI tra il 3 e il 4 marzo 2026 su un campione di 817 persone, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia. Il margine di errore statistico è del +/- 3,4%, con un intervallo di confidenza del 95%.
