UDINE – Il Tribunale di Udine ha fissato per il 24 marzo la data della prossima udienza del processo che cerca di fare luce sulla tragica scomparsa di Patrizia Cormos, 20 anni, Bianca Doros, 23, e Cristian Molnar, 25, i tre giovani inghiottiti dalla furia del fiume Natisone il 31 maggio 2024. La decisione è giunta al termine di un’udienza tecnica dedicata principalmente all’ammissione delle prove e dei testimoni, circa una cinquantina, che sfileranno in aula nelle prossime settimane per ricostruire i drammatici momenti che hanno preceduto la tragedia.

L’ingresso di Ministero e Sanità come responsabili civili

Una delle novità più significative emerse dall’ultima udienza è l’ingresso formale nel processo del Ministero dell’Interno e dell’Agenzia Regionale di Coordinamento per la Salute (ARCS) del Friuli Venezia Giulia come responsabili civili. Questa citazione, richiesta e ottenuta dalle parti civili, implica che, in caso di una sentenza di condanna per gli imputati, i due enti potrebbero essere chiamati a rispondere solidalmente per il risarcimento dei danni alle famiglie delle vittime. Le richieste di risarcimento avanzate dai familiari ammontano a una cifra complessiva di circa 3,7 milioni di euro.

Le accuse e gli imputati

Sul banco degli imputati, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, siedono quattro persone: tre vigili del fuoco in servizio presso la sala operativa di Udine e un operatore della Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria (Sores). Secondo la Procura della Repubblica di Udine, guidata dal Procuratore Massimo Lia, gli imputati avrebbero agito con “imperizia, negligenza e imprudenza” nella gestione delle richieste di soccorso. L’inchiesta si concentra sulla catena di comunicazione e sulla presunta tardiva attivazione dei soccorsi adeguati, in particolare dell’elicottero dotato di verricello che, secondo l’accusa, avrebbe potuto salvare i tre ragazzi. Le indagini hanno evidenziato come dalla prima chiamata di aiuto di Patrizia Cormos, registrata alle 13:29, al momento in cui i giovani sono stati trascinati via dalla corrente, siano trascorsi circa 41 minuti, un lasso di tempo ritenuto potenzialmente sufficiente per un intervento risolutivo.

Nessuno degli imputati ha partecipato all’ultima udienza. A mostrare solidarietà nei loro confronti erano presenti in aula numerosi colleghi provenienti non solo dal Comando di Udine ma da tutta la regione. Nei mesi scorsi è stata anche promossa una raccolta fondi per sostenere le spese legali degli indagati, che ha già superato la cifra di 100mila euro.

In aula audio, video e le chiamate di Patrizia

Il Procuratore Massimo Lia ha confermato che nel corso del dibattimento verranno riprodotte in aula tutte le telefonate intercorse tra una delle vittime e la centrale operativa. Saranno inoltre proiettati video e fotografie che documentano l’evolversi della situazione. “Siamo persuasi di aver raccolto testimonianze molto importanti, supportate da indagini e verifiche tecniche, tese a verificare i tempi dei soccorsi che avrebbero potuto salvare la vita alle vittime”, ha dichiarato Lia ai giornalisti al termine dell’udienza. L’acquisizione di questo materiale probatorio è considerata cruciale per accertare con precisione la cronologia degli eventi e valutare la correttezza delle procedure adottate. La madre di Patrizia Cormos ha sottolineato l’importanza di ascoltare la voce della figlia mentre chiedeva aiuto, affinché tutti possano comprendere il terrore vissuto dai ragazzi.

Una comunità in attesa di verità

Il processo si preannuncia complesso e carico di tensione emotiva. La grande partecipazione di pubblico, amici e conoscenti delle vittime, ha reso necessaria la scelta di un’aula più capiente per le prossime udienze. La comunità locale e l’opinione pubblica nazionale seguono con apprensione l’evolversi del dibattimento, nella speranza che possa emergere una verità giudiziaria completa su una tragedia che ha spezzato tre giovani vite e sollevato interrogativi profondi sull’efficienza della macchina dei soccorsi in situazioni di emergenza.

Di veritas

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