Si è aperto presso il tribunale di Torino il processo che vede imputato Giovanni Zippo, guardia giurata di 41 anni, per la devastante esplosione avvenuta nella notte del 30 giugno 2025 in una palazzina situata in via Nizza 389, nel quartiere Lingotto. L’uomo, presente in aula e assistito dal suo legale, l’avvocato Basilio Foti, deve rispondere di accuse gravissime: omicidio volontario, disastro doloso e lesioni personali. La tragedia costò la vita a Jacopo Peretti, un giovane di 33 anni, e provocò il ferimento di altre cinque persone, tra cui adulti e bambini, oltre a lasciare quindici famiglie senza un’abitazione.
La ricostruzione dell’accusa: un gesto di vendetta
Secondo la Procura di Torino, rappresentata in aula dalla sostituta procuratrice Chiara Canepa e dal procuratore aggiunto Emilio Gatti, l’esplosione non fu un evento accidentale, ma un atto deliberato e premeditato. L’ipotesi degli inquirenti è che Zippo abbia agito per vendicarsi della sua ex compagna, che risiedeva nello stesso stabile. La donna, al momento dei fatti, si trovava fuori casa. Gli investigatori ritengono che la scelta del luogo e delle modalità sia stata dettata da motivi personali, con conseguenze tragiche per persone completamente estranee alla sua vicenda sentimentale. L’accusa sostiene che Zippo, accecato dalla rabbia per la fine della loro relazione, sarebbe entrato nell’appartamento della donna, al quinto piano, e avrebbe cosparso mobili e pavimenti di benzina, per poi aprire il gas, innescando così la catastrofica deflagrazione.
Una notte di terrore in Via Nizza
La notte tra il 29 e il 30 giugno 2025, intorno alle 3:15 del mattino, un boato terrificante svegliò i residenti del quartiere Lingotto. L’esplosione, partita da un appartamento al quinto piano, sventrò parte dell’edificio, causando il crollo di porzioni della struttura e un vasto incendio. Almeno tre appartamenti subirono danni gravissimi, e l’intera palazzina fu dichiarata inagibile, costringendo decine di famiglie all’evacuazione. Jacopo Peretti, che viveva in un appartamento adiacente a quello da cui si originò lo scoppio, fu travolto dal crollo del soffitto mentre dormiva. Il suo corpo fu ritrovato solo ore dopo dai vigili del fuoco, tra le macerie.
La prima udienza e le parti civili
La prima udienza del processo è stata dedicata principalmente alla calendarizzazione delle prossime sessioni, con la successiva fissata per il 10 marzo. In aula, oltre ai familiari della vittima, si sono costituite come parti civili anche i residenti degli appartamenti danneggiati e i rappresentanti dei condomini, che ancora oggi subiscono le conseguenze di quella notte. Durante l’udienza, è stata avanzata la richiesta di citare come responsabile civile la società di vigilanza per cui Zippo lavorava, la SecurItalia, al fine di garantire un eventuale risarcimento. Tuttavia, la richiesta è stata respinta dai giudici, che hanno accolto la tesi della Procura secondo cui il gesto dell’imputato sarebbe stato un’azione privata, slegata dalla sua attività lavorativa.
Il profilo della vittima e il dolore della comunità
Jacopo Peretti, la vittima innocente di questa tragedia, era un giovane di 33 anni originario di Mazzè, in provincia di Torino. Descritto come una persona molto legata alla sua comunità d’origine, dove ancora vivono i genitori, la sua morte ha suscitato un profondo cordoglio. Il sindaco di Mazzè ha espresso la vicinanza dell’intera amministrazione comunale alla famiglia, garantendo il massimo supporto. Numerosi sono stati i messaggi di affetto e ricordo lasciati sui social network da amici e conoscenti, a testimonianza di quanto Jacopo fosse amato e stimato.
