Da imprenditore agricolo a imputato per spaccio di droga. È la paradossale vicenda di Giampiero Semeraro, 39enne valdostano, la cui attività di coltivazione e vendita di cannabis light è stata bruscamente interrotta dall’entrata in vigore del Decreto Sicurezza. Questa mattina, presso il tribunale di Aosta, si è tenuta la prima udienza del processo che lo vede accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, un reato che prevede pene severe, dai 6 ai 20 anni di reclusione. Il giudice monocratico Marco Tornatore, tuttavia, ha accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Alessio Iannone, e ha disposto il rinvio del processo. Il motivo? Attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’articolo 18 del decreto stesso, la norma che ha di fatto messo al bando un intero settore economico.

Il Sequestro e l’Inizio dell’Incubo Giudiziario

La vicenda ha inizio nel giugno del 2025 quando la Guardia di Finanza di Aosta sequestra circa 200 chilogrammi di infiorescenze di canapa nel magazzino dell’azienda di Semeraro. Un prodotto che, fino a poche settimane prima, era perfettamente legale. L’imprenditore, infatti, aveva avviato la sua attività nel 2018, operando alla luce del sole con regolare partita IVA e codice Ateco, nel solco della legge 242 del 2016 che promuoveva la filiera agroindustriale della canapa. Ma il 4 aprile 2025, il governo Meloni approva il Decreto Sicurezza, che con l’articolo 18 vieta l’importazione, la lavorazione e la commercializzazione delle infiorescenze di canapa, indipendentemente dal contenuto di THC (il principio psicotropo), anche se inferiore ai limiti di legge. “Dalla sera alla mattina, con l’entrata in vigore del Decreto sicurezza, la commercializzazione è stata vietata”, ha spiegato l’avvocato Iannone. “Il mio cliente si è visto sequestrare tutta la cannabis che aveva ancora in magazzino e ora deve rispondere di gravi accuse”.

Una Legge Sotto la Lente della Corte Costituzionale

Il caso di Aosta non è isolato. In tutta Italia, numerosi imprenditori del settore si sono trovati nella stessa situazione, trasformati da un giorno all’altro in presunti criminali. Proprio per questo, la difesa di Semeraro ha fatto leva su un caso analogo discusso a Brindisi, dove un giudice ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma, rimettendo gli atti alla Consulta. La decisione del tribunale di Aosta di sospendere il processo si inserisce quindi in un quadro giuridico nazionale di grande incertezza, in attesa che i giudici costituzionali si esprimano.

I dubbi di costituzionalità sollevati dai legali sono molteplici e toccano principi fondamentali dell’ordinamento giuridico:

  • Mancanza di offensività: La cannabis light, per definizione, ha un contenuto di THC talmente basso (sotto lo 0,5%) da non avere alcun effetto psicotropo. Punire la sua detenzione e vendita equivarrebbe a sanzionare una condotta inoffensiva, in contrasto con i principi del diritto penale.
  • Contrasto con il diritto europeo: Le normative dell’Unione Europea e la Politica Agricola Comune (PAC) sostengono la coltivazione di canapa industriale, riconoscendola come una risorsa agricola. Il divieto italiano si porrebbe in netto contrasto con tali direttive, violando il principio della libera circolazione delle merci.
  • Violazione del principio di necessità e urgenza: L’articolo 18 è stato inserito in un decreto-legge “omnibus” sulla sicurezza, apparentemente senza i requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dalla Costituzione per tali provvedimenti.
  • Mancanza di disposizioni transitorie: Un aspetto sottolineato con forza dall’avvocato Iannone è che il decreto ha reso illegale la sostanza senza fornire alcuna indicazione su come smaltire le scorte esistenti, lasciando gli imprenditori in un limbo giuridico e pratico.

Un Settore in Crisi e il Futuro Appeso a un Filo

Il Decreto Sicurezza ha inferto un colpo durissimo a un comparto che, prima della stretta normativa, contava in Italia circa 3.000 aziende e dava lavoro a oltre 30.000 persone, con un fatturato significativo. La vicenda di Giampiero Semeraro è emblematica del dramma vissuto da un’intera filiera produttiva, che da un giorno all’altro si è ritrovata nell’illegalità, con investimenti andati in fumo e un futuro incerto. La Procura di Aosta non si è opposta alla richiesta di rinvio, segno che anche tra gli organi inquirenti vi è consapevolezza della complessità e delicatezza della questione. Ora, tutti gli occhi sono puntati su Roma: la decisione della Corte Costituzionale non determinerà solo il destino processuale di un imprenditore valdostano, ma traccerà il futuro di un intero settore economico e agricolo in Italia.

Di veritas

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