ROMA – In un clima di crescente tensione internazionale, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha lanciato un monito forte e chiaro al governo dall’Aula di Montecitorio. Durante le comunicazioni dei ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani, sulla crisi in Iran e nel Golfo, la leader del PD ha chiesto una posizione netta e preventiva: un “no” inequivocabile all’utilizzo delle basi militari presenti sul suolo italiano per sostenere operazioni belliche. “Noi diciamo no all’autorizzazione delle basi per appoggiare in nessun modo questa guerra che viola il diritto internazionale,” ha dichiarato Schlein. “Il punto non è che tornerete qui se ve le chiedono. Dovete dire di no già adesso, perché sarebbe contro l’articolo 11 della Costituzione”.
Il Richiamo all’Articolo 11 della Costituzione
Il fulcro dell’intervento di Elly Schlein è stato il richiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana. Questo articolo, uno dei principi fondamentali della Repubblica, sancisce che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La segretaria dem ha sottolineato come la concessione delle basi per un’azione militare offensiva rappresenterebbe una violazione diretta di questo principio cardine, nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale per segnare una rottura netta con il passato bellicista. Secondo questa interpretazione, consentire l’uso del territorio nazionale per lanciare attacchi equivarrebbe a rendersi complici di un atto di guerra, contravvenendo allo spirito e alla lettera della Carta Costituzionale.
Il Contesto del Dibattito Parlamentare
Le parole di Schlein si inseriscono in un acceso dibattito parlamentare, scaturito dalla recente escalation militare in Medio Oriente. Il governo, per voce del Ministro della Difesa Crosetto, ha affermato che al momento non è pervenuta alcuna richiesta formale da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi in chiave offensiva e ha assicurato che, in caso di tale eventualità, il Parlamento verrebbe pienamente coinvolto nel processo decisionale. Tuttavia, per la leader dell’opposizione, attendere una richiesta formale non è sufficiente. La posizione italiana, ha insistito, deve essere chiara fin da ora per non lasciare spazio ad ambiguità e per riaffermare la vocazione pacifista del Paese, come sancito dai padri costituenti. Schlein ha inoltre criticato l’assenza in aula della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un momento così delicato per la politica estera e la sicurezza nazionale.
La Posizione del Governo e delle Altre Forze Politiche
Il dibattito ha visto emergere posizioni diversificate. La maggioranza ha approvato una risoluzione che, pur confermando il rispetto degli accordi internazionali vigenti sull’uso delle installazioni militari, impegna il governo a sostenere gli alleati del Golfo e a partecipare a uno sforzo comune in ambito UE per la difesa da attacchi missilistici. Il Ministro Crosetto, in un secondo momento e dopo le pressioni delle opposizioni, ha definito gli attacchi statunitensi e israeliani in Iran come “fuori dalle regole internazionali”, una presa di posizione significativa da parte dell’esecutivo. Le altre forze di opposizione, come il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, hanno condiviso la linea del PD, presentando una risoluzione unitaria che chiede un cessate il fuoco immediato e il ritorno alla via diplomatica.
Basi Militari in Italia: un Quadro Complesso
La questione delle basi militari straniere in Italia è complessa e regolata da una serie di accordi bilaterali e trattati NATO risalenti agli anni ’50. Queste installazioni, pur essendo un pilastro della cooperazione atlantica, pongono interrogativi delicati in termini di sovranità nazionale, specialmente in contesti di crisi che non vedono un coinvolgimento diretto della NATO. Gli accordi prevedono che l’utilizzo delle basi per operazioni non NATO debba ricevere il consenso del governo italiano. L’intervento di Schlein ha riacceso i riflettori su questo delicato equilibrio, spingendo per una interpretazione restrittiva degli accordi, ancorata ai principi costituzionali, per evitare che l’Italia venga trascinata in conflitti che violano il diritto internazionale e il principio del ripudio della guerra.
