Un meccanismo opaco e potenzialmente dannoso per il diritto alla salute dei cittadini sta emergendo con forza nelle regioni Lazio e Campania. Si tratta del fenomeno delle “prenotazioni fantasma”, una pratica che, secondo le numerose segnalazioni, vedrebbe i pazienti perdere la priorità nelle liste d’attesa a causa di appuntamenti mai richiesti e, di conseguenza, mai rifiutati. Questa anomalia, che allunga a dismisura i tempi per ottenere visite ed esami specialistici, è stata portata all’attenzione delle istituzioni con forza, sollevando interrogativi sulla gestione dei Centri Unici di Prenotazione (CUP) e sulla trasparenza del sistema sanitario regionale.
Il caso emblematico nel Lazio e l’intervento di Alessio D’Amato
Nel Lazio, la questione è stata sollevata dal consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato, che ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione, Francesco Rocca. D’Amato ha raccolto la testimonianza di una madre che, munita di una ricetta medica con priorità di 30 giorni per una visita dermatologica per il figlio, si è sentita rispondere dal CUP che i primi appuntamenti disponibili erano a luglio o addirittura a gennaio 2027. La giustificazione fornita dall’operatore è stata sconcertante: alla donna è stato comunicato che risultava aver rifiutato un precedente appuntamento fissato per il 23 febbraio, perdendo così il diritto di priorità. Un appuntamento che, a detta della madre, non le era mai stato proposto. “È un meccanismo gravissimo che rischia di compromettere il diritto alle cure e ripulire le liste d’attesa”, ha tuonato D’Amato, chiedendo massima chiarezza e trasparenza a Rocca.
Secondo il consigliere, le segnalazioni di casi simili sono numerose e descrivono un sistema contorto che fa saltare la classe di urgenza e l’accesso stesso alle prestazioni, scaricando sui pazienti errori o anomalie che non dipendono da loro. Questo fenomeno si inserisce in un contesto già critico per la sanità laziale, dove i dati sulle liste d’attesa sono da tempo oggetto di dibattito e preoccupazione.
Un’eco preoccupante dalla Campania
Il Lazio non sembra essere un caso isolato. Una vicenda molto simile era stata denunciata alcune settimane prima in Campania, attraverso la trasmissione televisiva “Fuori dal coro”. In quell’occasione, era stata intervistata la madre di un diciannovenne affetto da una grave patologia oculare. Nonostante la richiesta di un esame urgente effettuata a maggio 2025 presso l’Asl di Ischia, la prima data disponibile proposta era stata il 7 gennaio 2027. Anche in questo caso, la motivazione addotta per un’attesa così lunga è stata una presunta rinuncia a un appuntamento precedente, circostanza fermamente negata dalla donna. La trasmissione ha sottolineato come questo non fosse un episodio isolato, ma che i casi segnalati fossero decine, delineando un quadro allarmante anche per la sanità campana.
Le possibili cause e le conseguenze per i cittadini
Le cause di questo fenomeno sono ancora da accertare e potrebbero essere molteplici: da errori informatici dei sistemi di prenotazione a, nell’ipotesi più grave, una manipolazione deliberata per “abbellire” artificialmente le statistiche sulle liste d’attesa. Indipendentemente dall’origine, le conseguenze per i cittadini sono estremamente gravi. La perdita della priorità significa attendere mesi, se non anni, per prestazioni sanitarie che spesso hanno carattere di urgenza, con evidenti rischi per la salute.
Inoltre, questo meccanismo mina profondamente la fiducia dei cittadini nel servizio sanitario pubblico, spingendo chi può permetterselo a rivolgersi al settore privato, con un conseguente aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure. La denuncia di D’Amato nel Lazio solleva anche il tema del cosiddetto “pass di garanzia”, uno strumento di tutela che dovrebbe scattare quando la ASL non è in grado di fornire una prestazione nei tempi previsti dalla legge. Le “prenotazioni fantasma” sembrano erodere anche questa ultima ancora di salvezza per i pazienti in attesa.
La necessità di risposte e trasparenza
Di fronte a queste denunce, la richiesta unanime che si leva da parte di cittadini e rappresentanti politici è quella di fare piena luce sulla vicenda. È fondamentale che le amministrazioni regionali di Lazio e Campania avviino indagini interne approfondite per verificare il funzionamento dei sistemi CUP e individuare eventuali responsabilità. La trasparenza nella gestione delle liste d’attesa non è solo un dovere amministrativo, ma un presupposto essenziale per garantire il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione.
Mentre si attendono le risposte ufficiali dalle Regioni, il problema delle liste d’attesa rimane una delle criticità più sentite del sistema sanitario nazionale, come sottolineato anche dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha richiamato le Regioni a un’applicazione più efficace delle leggi esistenti. Le “prenotazioni fantasma” sono solo l’ultima, inquietante manifestazione di un problema strutturale che richiede interventi urgenti e risolutivi per non lasciare indietro i pazienti più fragili.
