L’inizio del 2026 offre un panorama economico a tinte contrastanti per le due maggiori economie manifatturiere dell’Eurozona, Italia e Germania. Secondo i dati di febbraio, il settore terziario, motore cruciale per la crescita di entrambi i Paesi, viaggia a velocità differenti. Mentre l’Italia mostra un lieve rallentamento pur confermando una solida espansione, la Germania innesta una marcia più alta, registrando l’accelerazione più significativa degli ultimi quattro mesi. Un quadro complesso che merita un’analisi approfondita per comprendere le dinamiche in atto e le prospettive future.

Italia: una crescita che modera il passo ma resta solida

Nel mese di febbraio, l’indice HCOB PMI (Purchasing Managers’ Index) per il settore dei servizi in Italia si è attestato a 52,3 punti, in calo rispetto al 52,9 di gennaio. Sebbene questo valore indichi un rallentamento, è fondamentale sottolineare che si tratta del quindicesimo mese consecutivo in cui l’indice si mantiene al di sopra della soglia dei 50 punti, linea di demarcazione tra contrazione ed espansione dell’attività economica. La crescita, dunque, prosegue, seppur con un ritmo più moderato rispetto all’inizio dell’anno, ma rimanendo su livelli considerati elevati in una prospettiva storica.

A sostenere l’espansione del terziario italiano contribuiscono diversi fattori. Le aziende intervistate hanno citato un aumento della domanda di servizi e l’acquisizione di nuovi clienti. Un dato particolarmente incoraggiante arriva dai nuovi ordini dall’estero, che a febbraio sono tornati a crescere per la prima volta dopo quattro mesi, con un indice a 50,4, trainati da mercati come Regno Unito, Stati Uniti e Medio Oriente. Anche il mercato del lavoro nel settore mostra segnali positivi: l’indicatore sull’occupazione ha raggiunto il livello più alto da luglio dello scorso anno (51,9).

Tuttavia, non mancano le sfide. Le imprese segnalano un aumento dei costi degli input, ai massimi da tre mesi, principalmente a causa delle pressioni salariali e dei rincari nei trasporti, nell’energia e nel carburante. Nonostante ciò, la combinazione di un settore dei servizi in salute e di un comparto manifatturiero che a febbraio è tornato in zona di espansione ha spinto l’Indice PMI Composito italiano a 52,1, in salita dal 51,4 di gennaio, suggerendo un avvio d’anno solido per l’intero settore privato.

Germania: il settore servizi accelera con vigore

Diverso lo scenario in Germania, dove l’attività economica nel settore dei servizi ha registrato una decisa accelerazione. L’indice HCOB PMI dei servizi è salito a 53,5 punti a febbraio, dai 52,4 di gennaio, raggiungendo il valore più alto degli ultimi quattro mesi. Questo risultato, superiore alla media di lungo periodo, è stato alimentato da una domanda più solida, con i nuovi ordini in crescita per il quinto mese consecutivo.

Un elemento di particolare rilievo è il forte incremento dei nuovi ordini provenienti dall’estero, che hanno toccato il picco più robusto da maggio 2023. Questo dinamismo ha portato anche l’Indice PMI Composito tedesco a salire a 53,2 da 52,1, segnalando una crescita più forte e generalizzata nel settore privato.

Nonostante questi dati positivi sull’attività, il mercato del lavoro tedesco nel settore terziario presenta delle ombre. A febbraio si è registrato un calo dell’occupazione per il secondo mese consecutivo, e il ritmo della diminuzione è stato il più veloce da giugno 2020. Le aziende hanno motivato questa tendenza con licenziamenti, la mancata sostituzione del personale uscente e l’aumento dei costi del personale. Le pressioni sui costi operativi, infatti, rimangono forti, spinte al rialzo da salari, energia e trasporti.

Un’Eurozona in crescita, ma con equilibri da monitorare

Allargando lo sguardo all’intera Eurozona, i dati di febbraio indicano un’accelerazione della crescita economica. L’indice HCOB PMI Composito dell’area euro è salito a 51,9 da 51,3 di gennaio, segnando il livello più alto degli ultimi tre mesi e il quattordicesimo mese consecutivo di espansione. La crescita è stata trainata sia dal settore dei servizi, il cui indice PMI è salito a 51,9, sia da una produzione manifatturiera più forte.

La Germania si è distinta come locomotiva della ripresa, ma anche Irlanda e Italia hanno mostrato guadagni solidi, mentre la Spagna ha rallentato e la Francia è rimasta stagnante. Le imprese dell’Eurozona guardano al futuro con un ottimismo crescente, con aspettative che hanno raggiunto il livello più alto da maggio 2024. Tuttavia, le pressioni inflazionistiche sui costi di input si sono accelerate, raggiungendo il picco degli ultimi 34 mesi, un fattore che la Banca Centrale Europea terrà sicuramente in grande considerazione nelle sue prossime decisioni di politica monetaria.

Di atlante

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