Il Medio Oriente è nuovamente sull’orlo di una crisi di vasta portata. Nella giornata di oggi, i media iraniani hanno riportato la notizia di un attacco aereo, attribuito a una operazione congiunta di Israele e Stati Uniti, che ha centrato e, secondo alcune fonti, “raso al suolo” l’edificio dell’Assemblea degli Esperti nella città santa di Qom. Questo evento si inserisce in un contesto di altissima tensione, seguito all’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio in un precedente attacco.
L’attacco nel cuore del potere teocratico
L’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 giuristi islamici (mujtahid) eletti dal popolo, detiene il compito cruciale di nominare, supervisionare e, potenzialmente, destituire la Guida Suprema, la massima autorità politica e religiosa della Repubblica Islamica dell’Iran. L’attacco sarebbe avvenuto proprio mentre l’Assemblea era riunita, o si apprestava a riunirsi, per deliberare sulla successione di Khamenei, un processo già di per sé complesso e delicato.
Le notizie riguardo alle circostanze precise dell’attacco e alle sue conseguenze sono ancora frammentarie e talvolta contraddittorie. Fonti israeliane, citate da media internazionali, sostengono che il raid sia avvenuto “durante una votazione del consiglio”, con l’obiettivo esplicito di “impedire loro di eleggere un nuovo leader supremo”. Altre fonti, vicine al governo di Teheran, hanno inizialmente definito la notizia “completamente infondata”, parlando di “un’operazione psicologica” volta a destabilizzare il Paese. Tuttavia, immagini satellitari e testimonianze successive sembrano confermare la distruzione dell’edificio, con colonne di fumo che si levano dall’area colpita. Incerto anche il bilancio delle vittime: canali Telegram parlano di morti e feriti tra i membri dell’assemblea, ma non vi sono conferme ufficiali. Alcune agenzie di stampa governative iraniane hanno invece affermato che la struttura era stata evacuata poco prima del bombardamento.
La successione di Khamenei e l’elezione del figlio Mojtaba
Nonostante il caos generato dall’attacco, nel corso della serata è emersa la notizia che l’Assemblea degli Esperti, riunitasi in modalità online, avrebbe eletto il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba Khamenei, come nuova Guida Suprema. Questa nomina sarebbe avvenuta su forte indicazione delle Guardie Rivoluzionarie (i Pasdaran), il potente corpo militare che esercita una profonda influenza sulla politica e l’economia iraniana.
Mojtaba Khamenei, 56 anni, è una figura controversa e potente. Pur non avendo mai ricoperto incarichi governativi ufficiali, è noto per la sua influenza dietro le quinte e per i suoi stretti legami con i Pasdaran e con la milizia Basij. La sua ascesa rappresenta una rottura con la tradizione rivoluzionaria iraniana, che si è sempre opposta a una successione dinastica, un principio che lo stesso Ayatollah Khamenei aveva in passato sostenuto. La sua figura è anche associata a presunti arricchimenti illeciti e al controllo di una vasta rete finanziaria costruita dal padre.
Un’escalation di violenza in tutto il Medio Oriente
L’attacco a Qom non è un evento isolato, ma si inserisce in una campagna militare su vasta scala condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Negli ultimi giorni sono stati colpiti numerosi obiettivi strategici in tutto il Paese, tra cui basi militari, centri di ricerca missilistica e il quartier generale dei Basij a Teheran. Il bilancio delle vittime degli attacchi israelo-americani, secondo il Ministero della Salute iraniano, sarebbe salito a 867.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. L’Iran ha lanciato attacchi missilistici e con droni contro le sedi diplomatiche statunitensi nella regione, colpendo l’ambasciata a Riad e il consolato a Dubai. I Pasdaran hanno minacciato di colpire “tutti i centri economici” del Medio Oriente e di chiudere lo Stretto di Hormuz, un punto di passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio. Questa escalation di violenza sta coinvolgendo l’intera regione, con attacchi israeliani anche in Libano contro postazioni di Hezbollah e operazioni iraniane nel Kurdistan iracheno.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. Mentre il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l’Iran “ora vuole parlare, ma è troppo tardi”, l’Unione Europea è stata accusata da Teheran di schierarsi “dalla parte sbagliata della Storia”. L’ONU ha chiesto un’indagine approfondita sugli attacchi che hanno coinvolto civili, sottolineando che potrebbero configurarsi come crimini di guerra.
Il futuro dell’Iran e la stabilità dell’intero Medio Oriente sono appesi a un filo. L’elezione di Mojtaba Khamenei, in un contesto di guerra aperta e di profonda crisi istituzionale, apre scenari imprevedibili. La sua leadership sarà in grado di navigare questa tempesta o condurrà il Paese verso un conflitto ancora più devastante?
