Guadalajara, Messico – Una calma apparente, carica di tensione, regna su Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco, una settimana dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho”, il potentissimo e sanguinario leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). La città è il teatro di un funerale ad altissimo rischio, quello del narcotrafficante più ricercato del Messico e degli Stati Uniti, la cui salma è vegliata in un’impresa di pompe funebri locale sotto lo sguardo vigile di centinaia di militari.

UN’OPERAZIONE DI SICUREZZA SENZA PRECEDENTI

L’impresa di pompe funebri ‘Funerales La Paz’, situata nel quartiere di San Andrés, è stata letteralmente blindata. Decine di veicoli dell’Esercito e della Guardia Nazionale presidiano le strade circostanti, mentre un elicottero militare sorvola incessantemente l’area. L’obiettivo dichiarato dalle fonti federali è chiaro: scoraggiare qualsiasi potenziale azione violenta da parte di gang rivali o faide interne al cartello durante le esequie. La consegna del corpo alla famiglia è avvenuta solo dopo che le autorità hanno eseguito i test genetici per confermare l’identità e completato tutte le procedure legali.

Il feretro è stato scortato da un gruppo speciale delle forze federali dalla Città del Messico fino a Guadalajara, un viaggio non privo di tensioni, durante il quale si è tentato di depistare le autorità con un cambio di carro funebre, manovra che però non è riuscita.

LA MORTE DEL “NEMICO NUMERO UNO”

“El Mencho” è stato ucciso domenica 22 febbraio durante un’operazione militare ad alta intensità nel comune di Tapalpa, Jalisco. Le forze speciali dell’esercito messicano, supportate dall’intelligence statunitense, hanno localizzato il boss in una delle sue roccaforti tra le montagne. L’operazione non è stata un semplice arresto, ma un vero e proprio scontro a fuoco. Gli uomini di “El Mencho” hanno risposto con armi pesanti, inclusi lanciarazzi, ma alla fine il leader del CJNG è stato ferito mortalmente. Il certificato di morte indica come causa del decesso ferite multiple da arma da fuoco. Sulla sua testa pendeva una taglia di 15 milioni di dollari offerta dal governo statunitense.

L’ONDATA DI VIOLENZA E IL CAOS NEL PAESE

La notizia della morte di “El Mencho” ha scatenato una reazione violenta e coordinata da parte del CJNG in almeno una ventina di stati messicani. Per giorni, il Messico è sprofondato nel caos:

  • Blocchi stradali: Veicoli dati alle fiamme sono stati usati per bloccare le principali arterie stradali, paralizzando intere regioni.
  • Attacchi a infrastrutture: Negozi, banche e uffici pubblici sono stati incendiati e attaccati.
  • Scontri armati: Si sono registrati numerosi scontri tra i membri del cartello e le forze dell’ordine, con un bilancio di decine di morti, tra cui agenti e civili.
  • Panico e paralisi: L’aeroporto di Guadalajara è stato preso d’assalto, costringendo alla fuga i passeggeri. Scuole, uffici e attività commerciali sono rimasti chiusi per giorni in diversi stati per timore di nuove rappresaglie.

Questa dimostrazione di forza aveva un duplice obiettivo: riaffermare il controllo territoriale e inviare un messaggio chiaro sia allo Stato che ai cartelli rivali, primo fra tutti il Cartello di Sinaloa, che l’organizzazione non è crollata con la morte del suo leader.

CHI ERA “EL MENCHO” E LA NASCITA DEL CJNG

Nato nel 1966 in un contesto rurale e povero nel Michoacán, Nemesio Oseguera Cervantes ha avuto una giovinezza segnata dall’emigrazione illegale negli Stati Uniti e da precedenti penali per traffico di droga. Dopo essere stato deportato in Messico, ha lavorato per un breve periodo come agente di polizia, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere le debolezze e la corruttibilità del sistema. Successivamente, si è unito al Cartello del Milenio, iniziando la sua ascesa nel mondo del narcotraffico.

Il Cartello Jalisco Nueva Generación è emerso tra il 2007 e il 2011, distinguendosi fin da subito per la sua strategia aggressiva di espansione e una violenza inaudita. Sotto la guida di “El Mencho”, il CJNG è diventato una delle organizzazioni criminali più potenti e temute al mondo, con una rete globale per il traffico di droghe sintetiche, estorsioni e sequestri.

IL FUTURO INCERTO: LA GUERRA PER LA SUCCESSIONE

La morte di “El Mencho” apre ora uno scenario di grande incertezza e il rischio concreto di una sanguinosa guerra per la successione. A differenza di altre organizzazioni criminali, non esiste un successore designato chiaramente identificato. Gli analisti indicano diversi possibili scenari:

  1. Una successione familiare: Il nome più accreditato è quello di Juan Carlos Valencia, figliastro di “El Mencho”, ma il suo potere potrebbe essere contestato. Anche il genero, Julio Alberto Castillo Rodríguez, è considerato una figura di spicco.
  2. Una frammentazione del cartello: I potenti capi locali, come “El Sapo” o “El Jardinero”, potrebbero decidere di rendersi autonomi, scatenando una faida interna per il controllo delle piazze di spaccio e delle rotte del narcotraffico.
  3. L’offensiva dei rivali: Il Cartello di Sinaloa e altre organizzazioni rivali potrebbero approfittare di questo momento di debolezza per cercare di conquistare i territori del CJNG.

Le autorità federali hanno già identificato almeno quattro possibili successori e mantengono alta l’allerta, soprattutto negli stati di Jalisco e Michoacán. Il futuro del narcotraffico in Messico è appeso a un filo, e le conseguenze della morte di “El Mencho” si faranno sentire per molto tempo.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *