Teheran – L’Iran è avvolto da un silenzio digitale quasi impenetrabile. Da oltre 72 ore, il paese sta vivendo un blackout di internet quasi totale, una delle interruzioni più drastiche e prolungate della sua storia recente. Secondo i dati forniti dall’osservatorio globale sulla sicurezza informatica NetBlocks, la connettività nazionale è crollata a circa l’1-4% dei livelli ordinari, lasciando la vasta popolazione di quasi 90 milioni di persone disconnessa, incapace di comunicare con l’esterno e priva di accesso a informazioni vitali.

L’interruzione, iniziata sabato mattina, non riguarda solo la rete ma si estende anche alle linee telefoniche, rendendo estremamente difficile per i cittadini contattare i propri cari all’estero e per il mondo comprendere la reale portata degli eventi sul campo. Questo blocco informativo è una tattica ricorrente per il governo di Teheran, spesso utilizzata per sopprimere il dissenso interno e nascondere gravi violazioni dei diritti umani.

Un’arma di repressione nel contesto di proteste e tensioni

Questo blackout si inserisce in un contesto di fortissime tensioni interne ed esterne. Il paese è stato scosso da un’ondata di proteste popolari iniziate a fine dicembre 2025, scatenate da una grave crisi economica, inflazione elevata e restrizioni delle libertà civili. Queste manifestazioni si sono evolute in una delle più grandi rivolte dalla Rivoluzione Islamica del 1979, incontrando una repressione brutale da parte delle forze di sicurezza.

Le organizzazioni per i diritti umani descrivono il blackout come un tentativo deliberato del regime di occultare la repressione violenta delle proteste, che secondo alcune stime ha già causato migliaia di vittime. L’assenza di connessione impedisce ai manifestanti di organizzarsi e, soprattutto, di documentare e diffondere video e testimonianze delle violenze, creando un vuoto che, come sottolinea NetBlocks, viene rapidamente riempito dalla disinformazione e dalla narrativa pro-regime.

Il blocco attuale è stato descritto come particolarmente severo. A differenza delle interruzioni passate, dove alcuni strumenti come le VPN potevano aggirare i blocchi, questa volta anche la rete nazionale iraniana (National Information Network) sembra essere stata disconnessa internamente in alcune aree, isolando completamente i cittadini. Anche i servizi di internet satellitare come Starlink, che in passato hanno rappresentato un’ancora di salvezza, sono ora bersaglio di tentativi di blocco e disturbo da parte delle autorità.

Le conseguenze economiche e sociali

Oltre all’impatto devastante sulla libertà di espressione e sui diritti umani, il blackout ha conseguenze economiche disastrose. Precedenti interruzioni hanno dimostrato di costare all’economia iraniana decine di milioni di dollari al giorno. Le vendite online crollano, le transazioni finanziarie si riducono drasticamente e l’indice della Borsa di Teheran subisce perdite significative, aggravando una situazione economica già precaria per la maggior parte della popolazione.

Dal punto di vista sociale, l’isolamento forzato genera ansia e paura. L’impossibilità di accedere a notizie indipendenti e di comunicare liberamente lascia i cittadini in balia della propaganda statale e aumenta il senso di vulnerabilità in un momento di crisi acuta.

Un copione già visto: la storia dei blackout in Iran

L’utilizzo del blackout di internet come strumento di controllo non è una novità per l’Iran. Il regime ha adottato questa strategia in diverse occasioni cruciali, come durante le proteste del 2019, del 2022 legate alla morte di Mahsa Amini e più recentemente nel gennaio 2026. In ogni occasione, l’obiettivo è stato quello di impedire il flusso di informazioni e di condurre operazioni di repressione lontano dagli occhi del mondo. Solo al ripristino della connettività, in passato, è emersa la reale e tragica portata delle violenze perpetrate dalle forze di sicurezza.

Questa strategia di isolamento digitale, definita da alcuni esperti come una forma di “autoritarismo digitale”, rappresenta una grave minaccia per i diritti fondamentali e segnala un’ulteriore stretta repressiva da parte di un governo che vede la rete globale non come una risorsa, ma come un nemico da controllare e sopprimere.

Di atlante

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