Ascoli Piceno – Una città intera si stringe nel dolore e nell’incredulità per la tragica fine di Alejandra Nigrotti, 29 anni, e Evandro Maravalli, 32 anni. La giovane coppia è stata trovata senza vita la mattina del 21 febbraio in una tenda da campeggio allestita sul greto del fiume Tronto, a Borgo Solestà, a pochi passi dal cimitero civico. Una tragedia resa ancora più straziante dal fatto che Alejandra fosse all’ottavo mese di gravidanza.

L’ultimo saluto e le parole di conforto

Nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio, si sono svolti i funerali di Alejandra nella cappella del cimitero di Ascoli Piceno, in un’atmosfera di profonda commozione. A presiedere la cerimonia è stato don Giansante Lenti, che nelle sue parole ha voluto ricordare la giovane donna e il suo gesto d’amore: “Ascoltando in questi giorni le notizie mi viene in mente che Alejandra è andata là per amore, per dare sicurezza al bambino che portava in grembo”. Un amore che, nella fragilità di una tenda, cercava di costruire un nido per la vita che stava per nascere. Don Lenti ha poi lanciato un appello alla comunità: “La tristezza che ci avvolge sia un monito per la società a tenere alta l’attenzione verso chi è in difficoltà. Ricordiamola come un’amica che si è sacrificata per svegliare il nostro egoismo, perché il suo cuore diventi amore”.

Il giorno seguente, venerdì 27 febbraio, la città ha dato l’ultimo saluto a Evandro Maravalli. Le esequie, celebrate dal vescovo di Ascoli Gianpiero Palmieri nella chiesa dei Ss Simone e Giuda a Monticelli, hanno visto la partecipazione di circa 400 persone. Monsignor Palmieri, nel suo discorso, ha sottolineato la necessità di una maggiore carità e sostegno collettivo: “Se vediamo un sacco a pelo, non pensiamo al decoro urbano, ma a chi vi trova riparo”, ha ammonito, invitando tutti a riflettere. La famiglia di Evandro ha chiesto di non ricevere fiori, ma di devolvere eventuali offerte al PAS (Polo Accoglienza e Solidarietà) di Ascoli Piceno, una realtà che aveva sostenuto il giovane negli ultimi anni.

Le indagini e i risultati dell’autopsia

La Procura di Ascoli Piceno ha immediatamente aperto un fascicolo sulla tragedia per fare luce sulle cause del decesso. L’esame autoptico, eseguito presso l’obitorio dell’ospedale Mazzoni, ha confermato l’ipotesi investigativa iniziale. A uccidere Alejandra, Evandro e il bambino che portavano in grembo sono state le esalazioni di monossido di carbonio. Il gas letale, inodore e incolore, si sarebbe sprigionato da una stufetta a legna che la coppia aveva acceso all’interno della tenda per proteggersi dal freddo della notte. La mancanza di un’adeguata ventilazione in uno spazio così ristretto si è rivelata fatale. Gli esami tossicologici, i cui risultati sono attesi nei prossimi giorni, forniranno la conferma definitiva.

Sul corpo dei due giovani non è stato trovato alcun segno di violenza, escludendo così l’ipotesi di un’aggressione da parte di terzi.

Una storia di fragilità e speranza

Alejandra Nigrotti, di origine colombiana, ed Evandro Maravalli, di origine brasiliana, erano cresciuti ad Ascoli dopo essere stati adottati da due famiglie della città. La loro storia è quella di due giovani che, nonostante le difficoltà, cercavano di costruire un futuro insieme. Secondo quanto emerso, la coppia era seguita dai servizi sociali del Comune, che aveva offerto loro una sistemazione temporanea in un B&B, accettata a novembre. Tuttavia, per ragioni ancora da chiarire, quella tragica notte si trovavano nella tenda lungo il fiume. A dare l’allarme è stata un’amica della coppia, preoccupata per non riuscire a contattarli. È stata lei a trovare i corpi e a scoprire il loro fedele cane, Pelù, che vegliava su di loro e che è stato poi affidato a una clinica veterinaria.

La morte di Alejandra ed Evandro ha scosso profondamente la comunità ascolana, sollevando interrogativi sul disagio sociale e sulla capacità della società di prendersi cura dei suoi membri più vulnerabili. Una tragedia che, come ha sottolineato il vescovo, interpella tutti: istituzioni, associazioni e singoli cittadini, chiamati a non rimanere indifferenti di fronte al dolore altrui.

Di veritas

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